martedì, Giugno 22

Siria: gli USA e le difficoltà di adattamento alla situazione field_506ffbaa4a8d4

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di Abdallah Ahmad (studioso della strategia siriana) – L’imbarazzo degli USA e dei loro alleati circa l’ingresso forzato della Russia nel conflitto in Siria in maniera decisiva e del tutto inaspettata non è un segreto tra gli esperti di questioni geopolitiche e relazioni internazionali. Si tratta di una fase cruciale di cambiamento che implica una modifica nella natura delle trattative internazionali e riassestamenti a livello locale: la fitta nebbia che aleggiava a livello mondiale ha cominciato a diradarsi e la porta d’accesso del nuovo mondo è giunta al suo ultimo stadio. Alla luce di questioni geopolitiche contraddittorie, si tratta del momento più importante per gli affari mondiali dalla fine della Guerra Fredda. La novità è che si tratta di un preludio alla riorganizzazione geostrategica della regione e del mondo stesso che potrebbe portare alla costruzione di nuovi equilibri geopolitici e nuove soluzioni. Ciò potrebbe anche imporre agli Stati Uniti, anche se in maniera riluttante, il raggiungimento di nuovi accordi con la Russia attraverso un’azione di cooperazione per fare di necessità virtù ed evitare uno scontro che comporterebbe disastrose conseguenze per la regione e per il mondo. Le informazioni trasmesse dai media statunitensi e dai loro alleati raramente lasciano trasparire le motivazioni reali ma costituiscono parte integrante di una strategia politica che mira, in certi casi, a creare divisione o a manovrare l’opinione pubblica scambiando i ruoli in un’escalation di guerra mediatica contro Siria, Russia e i loro alleati.

Gli USA stanno monitorando da vicino le operazioni aeree russe insieme ai progressi dell’esercito siriano e l’idea che la Russia possa occupare la Siria è l’unica idea certa che riecheggia al momento nei media americani mentre le voci più importanti denunciano che ciò che sta accadendo è un disastro per la politica estera statunitense. I dettagli sono cambiati ma lo schema non è nuovo per l’Occidente! Vladimir Putin ha realizzato che non può dare agli Stati Uniti tempo a sufficienza per mettere in stallo il gioco di forze della Siria e dei suoi alleati attraverso l’azione di gruppi terroristici al fine di raggiungere risultati geopolitici, fino al ritorno alla strategia statunitense e cioè ‘il rinvio delle crisi fino alle elezioni americane’. Bisogna cambiare le regole del gioco in Medio Oriente e riempire la falla che segue alla diminuzione del potere militare americano nell’area, se si tiene in considerazione che si tratta di un momento propizio per la Russia per difendere i propri interessi, modificare gli equilibri di potere e mostrare la sua forza e abilità nello sfidare gli Stati Uniti in diverse zone. Tuttavia gli USA e i loro alleati non staranno a guardare impassibili, la guerra mediatica contro la Federazione Russa e la Siria è continua e sempre più accanita e così pure i tentativi di insabbiamento e ostruzionismo, cui si aggiunge un aumento nella fornitura di armi ai ‘moderati’ e a gruppi terroristici che dipendono da al-Fatah e Jubhat al-Nusra.

Intanto le azioni congiunte Siria-Russia e la potenza dell’esercito siriano via terra, associato al supporto aereo russo, mostrano un cambiamento di strategia, le cui caratteristiche hanno cominciato a mostrarsi sul campo di battaglia dall’area rurale a nord di Hama, verso la zona della giungla di Sahl, Aleppo, fino all’area rurale di Latakia per giungere fino a Gotha orientale e la regione meridionale. Il proseguimento del progresso decisivo si è basato sulla creazione di una composizione territoriale tale da favorire un riassestamento regionale e la creazione di un nuovo equilibrio di potere che si estenda da Damasco a Mosca. Sembra che Washington abbia difficoltà nell’adattarsi a questa nuova situazione, tuttavia questo è il prezzo che deve pagare per i nuovi cambiamenti, per adattarsi ad essi e limitare le perdite di fronte all’irritazione degli alleati (Turchia e Arabia Saudita) per le mancanze degli Stati Uniti. Dalle dichiarazioni l’indecisione appare chiara: la Turchia si domanda cosa ciò significhi per il futuro. Nonostante il messaggio generale, il piano prevede la centralizzazione delle zone sottosviluppate per arginare il pericolo aereo, obiettivo perseguito da Turchia e Arabia Saudita fin dal passato, di fronte alle azioni e alle dichiarazioni contraddittorie da parte della NATO circa la difesa della Turchia, cui si aggiunge l’insoddisfacente rapporto da parte del ministro degli esteri saudita Adil Jubayr che riferisce di una situazione di tensione e confusione.

I vertici di Vienna sarebbero ad un punto di svolta se non fosse che gli Stati Uniti, che sanno come giocare in bilico e sulle contraddizioni, trovano difficile adattarsi alla nuova situazione, per cui accettare le regole della Russia e dei suoi alleati per mantenere la loro posizione nella regione potenziando l’occupazione in un futuro prossimo, comporta delle ripercussioni in altre aree geopolitiche. Continuare a giocare sull’orlo dell’abisso supportando “l’opposizione moderata” per modificare la nuova realtà non assicura dei risultati e comporta pericoli imprevisti. Tuttavia, la mancanza di fiducia tra USA e Russia da un lato, e la riluttanza da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati nel porre fine alla guerra in Siria dall’altro, spinge gli USA a tentare di annullare gli sforzi da parte di Russia e Siria, al fine di promuovere un cambio di strategia basato su riassestamenti futuri.

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