martedì, Aprile 20

Siria: esame tattico di Hezbollah

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L’intervento e l’intensificarsi delle operazioni militari russe in Siria hanno causato scompiglio e distruzione tra le file dei ribelli siriani: attorno ai loro ranghi, i bombardamenti russi, uniti alle operazioni di terra dell’Esercito arabo siriano, hanno creato ‘terra bruciata’. Alla luce di questo, le Forze Armate Siriane possono recuperare le energie necessarie per continuare a difendere il regime di Assad e contrattaccare i ribelli, ricacciandoli presso le loro roccaforti, già bombardate e devastate dall’alleato moscovita.

Il governo siriano, dunque, vede scongiurato il pericolo di essere rovesciato; la disperata resistenza dei mesi passati si è trasformata in una nuova avanzata grazie alla Russia di Putin. I protagonisti dell’opposizione alle milizie ribelli della prima ora sono stati, oltre ai soldati del regime, i combattenti sciiti. Costoro, appoggiati dal potente Iran, non sono solo siriani, ma provenienti dalle regioni sciite del vicino e del medio Oriente: tra questi sono anche i Libanesi di Hezbollah.

Hezbollah non è soltanto una organizzazione militare, sebbene partecipi attivamente alle vicende belliche attuali, e non è una fazione che si occupa esclusivamente di politica; il suo stesso nome, trascrivibile in caratteri latini come ‘Hizb Allah’, significa letteralmente ‘partito di Dio’. Questo partito, nato nel 1982, ha finalizzato le sue azioni al combattere le ingerenze straniere sul suolo libanese, punire le fazioni rivali interne e instaurare in Libano un tipo di governo scelto dal popolo, ma soggetto scrupolosamente alla fede musulmana sciita.

Predicando l’amore per la Patria, la sua indipendenza, la lotta contro l’Occidente e contro Israele e la grande vocazione islamica ad unificarsi sotto un’unica bandiera, attualmente Hezbollah, che gode di alcuni seggi nel parlamento libanese, lotta politicamente e militarmente contro i ribelli della guerra siriana, tutti sunniti, alcuni dei quali militanti sotto le insegne dello Stato Islamico ‘Daesh’ e dei ‘Partigiani del soccorso al popolo della Grande Siria’, conosciuti come i miliziani di ‘Jabhat al-Nusra’.

Questi nemici del ‘Partito di Dio’ hanno più volte tentato di estendere la loro guerra al di là del confine siriano, in territorio libanese, respinti indietro dalle Forze Armate locali e dalle milizie della ‘Resistenza Islamica’, ala armata di Hezbollah. Quest’ultime, in particolare, si sono distinte per aver respinto più volte gli attacchi jihadisti nel Nord della Valle della Bekaa; inoltre esse hanno intrapreso numerose azioni militari in territorio siriano, sconfinando in quella terra sconvolta dalla guerra civile.

Hezbollah, dunque, da forza antisionista, capace di compiere audaci e rapide azioni di fanteria leggera contro le forze regolari israeliane nel Sud del Libano e sulle alture del Golan, si è rapidamente mutata in una macchina anti-guerriglia, che ha raccolto grandi consensi nella popolazione sciita siriana e libanese. Hezbollah, le cui azioni sono state condannate come atti di terrorismo da numerosi Paesi occidentali, si è evoluto, sfruttando le tattiche e l’addestramento ottenuto attraverso decenni di attacchi rapidi, brevi e cruenti contro i ‘nemici’ del Libano, per sconfiggere la minaccia salafita di Daesh e al-Nusra.

Dal punto di vista tattico, i jihadisti sunniti utilizzano procedure simili sotto molti aspetti a quelle che le milizie sciite avevano per la prima volta utilizzato durante le numerose offensive israeliane sul suolo libanese: si tratta di un larghissimo uso dell’arma psicologica del terrorismo, condotto attraverso l’impiego di veicoli-bomba utilizzati come arieti contro basi o in quartieri presidiati dalle forze avversarie. A questo tipo di attacco seguono talvolta veri assalti condotti con armi leggere o ulteriori esplosioni causate da attentatori suicidi appiedati, al fine di eliminare o danneggiare anche le forze sopraggiunte per prestare soccorso.

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