giovedì, Settembre 23

Siria e Stoccolma, un venerdì ad alta tensione

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Venti di guerra soffiano in Occidente. Donald Trump lo aveva promesso, ma è passato subito ai fatti. Nella notte 59 missili Tomahawk partiti da navi Usa nel Mediterraneo hanno colpito la base militare di Shayrat, in Siria, da dove sarebbero partiti i raid con armi chimiche del 4 aprile scorso sulla zona di Idlib. Oltre a sei militari della base, sono morti anche 9 civili, tra cui 4 bambini.

Contrastanti le reazioni all’attacco. Il presidente siriano Bashar al Assad parla di comportamento «spericolato e irresponsabile»: «La Siria e i suoi alleati risponderanno in maniera appropriata a quest’aggressione». Il presidente russo Vladimir Putin ha accusato gli Usa di aver compiuto «un’aggressione contro uno Stato sovrano», che comprometterà le relazioni tra Usa e Russia. Intanto Mosca ha già sospeso l’intesa con Washington che garantisce la sicurezza dei voli durante le operazioni in Siria. Inoltre la Russia, che conferma di essere stata avvisata prima del raid, ritiene che l’attacco chimico sia stato solo ‘un pretesto’ per l’operazione americana decisa in precedenza, e chiede una riunione urgente del Consiglio di Sicurezza dell’Onu. E parla anche di attacchi contro le truppe siriane dei miliziani antigovernativi subito dopo il raid missilistico degli Usa. Desta preoccupazione il movimento di una nave da guerra russa nel Mediterraneo che sembra diretto verso le due navi Usa che hanno portato l’attacco. Si segnalano anche movimenti di aerei. Il tutto viene definito dagli analisti come ‘movimentazioni diplomaticamente dovute’ dopo l’attacco Usa. Inoltre alcune fonti siriane e filo-russe parlando di un gran numero di missili americani intercettati durante l’attacco dalla contraerea governativa. Ad unirsi alle proteste l’Iran, che parla di ‘un’azione unilaterale pericolosa‘.

Prima dell’attacco comunque gli Usa hanno avvistato anche Nato e Ue. E proprio il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, conferma il suo appoggio a Trump, affermando che l’uso delle armi chimiche «doveva avere una risposta». In un comunicato congiunto, François Hollande e Angela Merkel sottolineano come «l’intera responsabilità pesi su Assad» e auspicano «sanzioni appropriate dell’Onu» per l’uso delle armi chimiche. Sulla stessa linea anche il premier italiano Paolo Gentiloni: «Chi fa uso di armi chimiche non può contare su attenuanti» e auspica che l’Europa «contribuisca alla ripresa dei negoziati». A sostegno di Trump tanti nemici di Assad,  come Israele, Arabia Saudita e Turchia. Ankara auspica la rimozione di Assad «il prima possibile».

Ma il terrorismo è tornato a far paura in Europa. A Stoccolma, un camion si è lanciato tra la folla prima di schiantarsi contro un centro commerciale. Secondo la polizia, almeno tre persone sono rimaste uccise, otto i feriti. Il premier svedese Stefan Lofven aveva inizialmente parlato dell’arresto di una persona, ma la polizia svedese ha dichiarato che nessuno è stato arrestato per l’attentato. Secondo i testimoni, l’autista del camion indossava un passamontagna. Si parla anche di colpi d’arma da fuoco sul luogo dell’attentato.

Il mezzo, secondo le prime informazioni, appartiene alla ‘Spendrups’, popolare marca di birra svedese, ed è stato rubato durante il giro di consegne nei ristoranti della città. Nella stessa zona, l’11 dicembre 2010, si verificò un duplice attentato con autobomba. La polizia ha confermato che si è trattato di un atto terroristico, ma la conferma arriva anche dalla modalità, uguale a quella di Nizza il 14 luglio scorso e di Berlino a Natale.

Nel frattempo durante il suo incontro con Trump, il presidente cinese Xi Jinping si è detto pronto a lavorare con il presidente americano per portare i legami tra Cina e Usa a un nuovo punto di partenza: «Ci sono mille motivi perché le relazioni funzionino e nessuna ragione perché si interrompano». E Trump inoltre ha accettato l’invito fatto a Mar-a-Lago da Xi a recarsi in Cina nel 2017.

E proprio oggi erano partiti i controlli sistematici alle frontiere esterne dell’Unione, su tutti i cittadini, compresi quelli Ue, in entrata ed in uscita. Si tratta di una delle misure adottate dall’Ue per la lotta al terrorismo, ed in particolare per far fronte al fenomeno dei ‘foreign fighters’.

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