lunedì, ottobre 15

Siria, è scontro Opac-Russia Usa, Comey: 'Trump ricattabile da Mosca'. Austria, stretta sul diritto d'asilo. Cuba, mercoledì il nuovo presidente

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Agli ispettori dell’Opac, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche, non è stato ancora consentito di entrare a Duma, in Siria, dove è in programma la missione di indagine sul presunto attacco chimico degli scorsi giorni. Il ritardo, sostiene il viceministro degli Esteri di Mosca, «è dovuto agli effetti dell’attacco condotto dagli Usa e dai loro alleati». Russia e Siria ritengono che a Duma non ci siano le condizioni di sicurezza per l’ingresso degli ispettori, ha confermato il capo dell’Opac.

Nel frattempo il ministro degli Esteri di Mosca, Serghei Lavrov, ha sottolineato che la Russia «non ha manomesso» in alcun modo il sito del presunto attacco chimico di Duma e non intende creare alcun ostacolo alle indagini dell’Opac. Lavrov insiste inoltre a denunciare come una messinscena l’asserito attacco.

Polemiche in Gran Bretagna per l’attacco compiuto da Londra con Washington e Parigi. «E’ stata la cosa giusta da fare, per il Regno Unito e per il mondo», ha detto il ministro degli Esteri Boris Johnson, mentre dall’opposizione un rapporto di Tom Watson conferma che è stato illegale sul piano del diritto internazionale.

Il presidente Donald Trump intanto ha confermato il disimpegno degli Usa dalla Siria, ma il ministro degli Esteri italiano Angelino Alfano ha ribadito: «Non possiamo esimerci dal ricordare che non esiste una via militare alla soluzione della crisi e che dobbiamo avere una strategia politica. È di fondamentale importanza tenere Washington agganciata al processo negoziale a guida Onu e in questa prospettiva dobbiamo anche continuare a tenere aperto un dialogo con i principali attori della crisi, in primis Mosca». «L’Italia ha considerato le operazioni di sabato mattina una risposta mirata, motivata e circoscritta all’attacco chimico di Duma», ha affermato Alfano, «Abbiamo offerto ai nostri alleati il nostro sostegno politico, ribadendo che non vogliamo considerare ciò che si è verificato come l’avvio di una escalation».

Sulla stessa linea l’Alto rappresentante della Ue Federica Mogherini: «Sulla Siria è necessaria una spinta per rilanciare il processo politico a guida Onu».  Una prima occasione per il rilancio potrà essere la conferenza dei donatori per la Siria in programma a Bruxelles la prossima settimana, il 24-25 aprile.

Nel frattempo la situazione sul campo rischia di aggravarsi. La nave militare da sbarco russa Orsk ha attraversato infatti nelle scorse ore lo stretto del Bosforo per dirigersi alla base di Mosca nel porto siriano di Tartus. Il mezzo trasporterebbe mezzi corazzati BTR-80, veicoli da combattimento GAZ Tigr e autocarri dell’esercito. Non risultano al momento conferme ufficiali dalla Difesa di Mosca di questo ulteriore rafforzamento delle forniture militari in Siria.

Negli Usa intanto torna a parlare in tv l’ex numero uno dell’Fbi, James Comey. E accusa: «Donald Trump non è moralmente idoneo a fare il presidente degli Stati Uniti e potrebbe essere vulnerabile a un ricatto della Russia. Il nostro presidente deve aderire e incarnare e avere rispetto per i valori che sono sono alla base di questo Paese. Il più importante è la verità. E questo presidente non è capace di farlo. E’ moralmente inadatto per essere presidente».

In Austria, un pacchetto di misure restrittive del diritto di asilo verrà portato al consiglio dei ministri di mercoledì prossimo, per essere varato in parlamento entro l’estate. Lo ha spiegato il ministro dell’Interno Herbert Kickl. Le nuove regole prevedono la possibilità per gli enti addetti alla migrazione e all’ordine pubblico di prendere visione dei cellulari dei richiedenti asilo. Questi ultimi inoltre dovranno affrontare spese fino a 840 euro, motivate come necessarie per la procedura di richiesta di accoglienza.

A Gaza, la polizia di Hamas sta presidiando gli ingressi delle banche, per contenere le espressioni di protesta di dipendenti pubblici che lamentano di non aver ricevuto dall’Anp gli stipendi di questo mese. Già lo scorso anno il presidente Abu Mazen aveva ridotto i loro stipendi del 30 per cento nel contesto di una controversia con Hamas.

Passiamo alla Catalogna, perché il leader del fronte indipendentista Carles Puigdemont ha detto di volere evitare un ritorno alle urne dopo quattro tentativi senza successo, per il veto di Madrid, di eleggere un nuovo presidente. Puigdemont non ha escluso la presentazione di un nuovo candidato: «Dobbiamo trovare formule perché non ci siano nuove elezioni» ha affermato.

A Cuba, la sessione del Parlamento durante la quale sarà eletto il successore dell’attuale presidente, Raul Castro, è stata anticipata a mercoledì. Secondo gli analisti, il suo probabile successore alla presidenza è Miguel Diaz-Canel, che diventerebbe così il primo leader cubano che non appartiene alla famiglia Castro in quasi 60 anni.

Il nuovo ministro dell’Interno slovacco Tomas Druckner si è dimesso, perché fermamente contrario alla revoca del presidente della polizia Tibor Gaspar, che dirige le indagini sull’omicidio del giornalista investigativo Jan Kuciak e della sua fidanzata. A volere il passo indietro del capo delle forze di sicurezza i migliaia di manifestanti che da settimane chiedono sia fatta luce sull’omicidio. Anche il presidente Andrej Kiska è favorevole a queste dimissioni.

In Turchia si è aperto il processo al pastore evangelico americano Andrew Brunson, che rischia una condanna a 35 anni di carcere con accuse di terrorismo e spionaggio per sospetti legami con la presunta rete golpista di Fethullah Gulen e con il Pkk curdo. L’uomo è in carcerazione preventiva dal dicembre 2016 e si è sempre dichiarato innocente. Nel frattempo nuova ondata di arresti riguardo il fallito golpe del 2016. Nell’ultima settimana, sono 947 le persone finite in manette in operazioni in tutto il Paese. Lo rende noto il ministero degli Interni.

Chiudiamo con la Gran Bretagna, dove il principe Harry è stato nominato ‘ambasciatore speciale’ per la promozione fra i giovani dei valori e dei progetti di cooperazione interni al Commonwealth, l’organizzazione che raduna numerosi Paesi dell’ex impero britannico. L’annuncio è stato dato dalla premier del Regno Unito, Theresa May.

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