domenica, Maggio 9

Siria, diritto di ingerenza umanitaria La comunità internazionale, in primis l’Occidente, ha lasciato ‘marcire’ la situazione, senza intervenire neanche per ragioni umanitarie

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bombardamenti-siria

 

Sono passati 3 anni dalla rivolta siriana del 18 aprile 2011, dal massacro perpetrato dall’Esercito di Bashar al-Assad contro un gruppo di giovani riuniti nella principale piazza della città di Homs. Colpevoli per aver violato il regime di coprifuoco in vigore da oltre 40 anni in quel Paese, che vieta ogni assembramento pubblico. Anche se i ragazzi volevano esprimere pacificamente la loro  solidarietà con le vittime cadute in altre città siriane e, in particolare, con le famiglie dei giovani uccisi  il giorno prima nel quartiere di Bab Al Siba’a, nella zona antica di Homs.

Da allora sono state uccise più di 150 mila persone. Solo in questi ultimi due giorni sono state uccise 136 persone -donne, bambini e anziani- la città maggiormente colpita è la città di Aleppo, che ormai è diventata un cimitero a cielo aperto. Nessuna associzione umanitaria -perfino la Croce Rossa Internazionale- riesce intervenire per aiutare la popolazione e per tirare fuori intere famiglie da sotto le macerie dei palazzi bombardati con i cacciabombardieri del regime.

Dopo quattro anni di guerra civile, il 3 giugno si svolgeranno le presidenziali in Siria, con la più che probabile rielezione di Bashar al-Assad. Le elezioni, criticate da ONU e UE, rispecchiano la volontà di Assad di non lasciare il potere in Siria, malgrado l’apertura a candidature concorrenti prevista da una recente legge approvata dal Parlamento siriano.

Durante la guerra in Libia siamo stati bombardati dai media sul fatto che bisognava intervenire per salvare la popolazione civile dal massacro da parte del regime di Muammar Gheddafi, è accaduto la stessa cosa se non più grave in Siria e i media sono in silenzio. Come sempre, due pesi e due misure. Ricordiamo che gli esseri umani sono essere umani ovunque.

Ora, la crisi siriana è diventata esplosiva da tutti i punti di vista. La comunità internazionale, in primis l’Occidente, ha lasciatomarcirela situazione, senza intervenire neanche per ragioni umanitarie. Il diritto di ingerenza umanitaria indica azioni, anche a carattere militare, condotte all’interno di uno Stato sovrano, con l’esclusiva finalità di proteggere popolazioni civili, vittime di gravi e prolungate violazioni dei loro diritti umani, cosa che non è stato fatto in nome della realpolitik.

Come se non bastasse la violenza e la repressione esercitata da parte del regime di Assad, ci sono le organizzazioni terroristiche e fondamentaliste legate ad Al Qaeda che hanno ucciso in due mesi più 1.000 esponenti dell’opposizione. Questi gruppi jihadisti, in primis Jabhat al Nusra (Fronte della Vittoria) e  Dawla Islamiya fi Iraq wa Sham (Stato Islamico nell’Iraq e nel Levante), vorrebbero creare un emirato dell’Islam in Iraq e in Siria.

Con quattro milioni di rifugiati all’interno della Siria, con un milione e 300 mila rifugiati che attualmente si trovano in Turchia, in Kurdistan dell’Iraq, in Giordania e in Libano, in un Paese distrutto al 65%, la comunità internazionale ed europea non può più esimersi dal trovare urgenti e concrete soluzioni per la salvaguardia dei diritti umani. Ma soprattutto occorre convincere la Russia di Putin e la Cina a non appogiare più il regime dittattoriale di Assad, responsabile del massacro della popolazione siriana.

 

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