giovedì, Maggio 13

Siria, Damasco ha commesso crimini di guerra field_506ffbaa4a8d4

0
1 2


La situazione politica libica non si sblocca. Oggi, il premier designato, Fayez al-Serraj, ha chiesto un’altra settimana di tempo per formare un governo di unità nazionale. «Il Consiglio presidenziale ha bisogno di più tempo per valutare e decidere sui candidati» ha detto una fonte. Stando a quanto riferito dai siti libici, il rinvio è stato chiesto a causa delle persistenti divergenze sul nome del ministro della Difesa. Il vicepremier designato libico, Ali Gatrani, ritenuto vicino al generale Khalifa Haftar, avrebbe chiesto di lasciare vacante la Difesa per almeno due mesi, a fronte del rifiuto opposto dalle province occidentali del Paese a un nome vicino ad Haftar.  Gatrani si era già dimesso il mese scorso proprio per il mancato riconoscimento del ruolo svolto da Haftar e aveva accettato di ritirare le dimissioni dopo l’approvazione dell’accordo Onu da parte del parlamento di Tobruk, senza la clausola 8 dell’intesa sottoscritta lo scorso dicembre. La clausola prevede il trasferimento di tutti i poteri militari al Consiglio presidenziale, revocando di fatto ogni potere ad Haftar. La cancellazione di tale clausola ha però subito sollevato le proteste dei parlamentari di Tripoli, che escludono qualsiasi incarico per Haftar. Nel corso delle consultazioni, in corso in Marocco, un altro membro del Consiglio presidenziale, Fathi Al-Mijbri, di Bengasi, ha chiesto, invece, di confermare alla Difesa al-Mahdi Ibrahim Al-Barghathi, già indicato nella prima squadra di governo presentata dal Consiglio e bocciata dal parlamento di Tobruk. Al-Mihdi Al-Baragthi non vanta buoni rapporti con Haftar ma è tuttora impegnato nell’Operazione Dignità lanciata dal generale nel maggio 2014 contro gli islamisti. La richiesta di Al-Mijbri è stata però respinta. Il nuovo governo doveva essere annunciato tra oggi e domani e questo nuovo slittamento ha messo in agitazione anche i leader europei. Preoccupato anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, consapevole che temporeggiare non può far altro che favorire il consolidamento del potere dell’Isis in Libia. «Rinunciare alla stabilizzazione della Libia per limitarsi ad azioni militari non richieste dal nuovo governo sarebbe un grave errore. Un governo unitario libico è indispensabile anche per collaborare nella gestione dei flussi migratori e per promuovere lo sviluppo del Paese» ha detto il capo della Farnesina.

Paolo Gentiloni è intervenuto oggi anche sul caso di Giulio Regeni, il 28 ricercatore universitario ucciso in circostanza ancora non chiare al Cairo. «Non ci accontenteremo di verità presunte, vogliamo che i reali responsabili siano individuati e puniti in base alla legge» ha detto il ministro degli Esteri. «L’Egitto è un nostro partner strategico, con un ruolo fondamentale per la stabilizzazione della regione, ma l’Italia ha il dovere di difendere i suoi cittadini». Per il momento non ci sono altre novità sul caso e gli investigatori italiani non sono riusciti ad ottenere una reale collaborazione dalla polizia egiziana. Quello che sembra prendere piede, però, è la versione secondo cui Regeni è stato ucciso perché considerato una spia dagli egiziani e sarebbe stato sorvegliato per i suoi legami con alcuni membri del sindacato. Intanto, la triste vicenda di Giulio è arrivata anche oltre oceano e infatti, secondo quanto riporta il New York Times, il caso Regeni potrebbe essere sollevato in incontri tra esponenti Usa e egiziani, in occasione della visita del ministro degli Esteri egiziano Shoukry a Washington. «É probabile che si parli del caso visto da molti come un altro segnale allarmante di abusi da parte della forze di sicurezza in un Paese dove detenzioni arbitrarie e torture stanno diventando sempre più comuni» scrive il Nyt.

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha incontrato oggi pomeriggio alle 17,15 (ora italiana ndr) il presidente Usa Barack Obama. Durante l’incontro, avvenuto nello studio ovale della Casa Bianca, si è discusso dei temi di cui si stanno occupando sia l’America che l’Europa. Prima di tutto la questione libica. Gli Usa hanno chiesto esplicitamente all’Italia di prendere in mano le redini della situazione, ‘data l’esperienza in quell’area’, ma Mattarella ha specificato che l’Italia assumerà certamente il ruolo di guida quando lo richiederà ufficialmente il governo di unità nazionale. Dunque, solo nell’ambito di una missione Onu. Il presidente della Repubblica, però, ha sottolineato che l’obiettivo comune resta quello di sconfiggere l’Isis e tutti gli altri gruppi terroristici, ma che è necessario trovare un accordo e avere una strategia condivisa che possa venire incontro alle esigenze di tutti. I due leader hanno parlato, poi, anche del problema delle migrazioni globali e dell’esigenza di avere delle politiche per la crescita in Europa. A questo proposito, è stato approfondito anche il TTIP, Transatlantic Trade and Investment Partnership, il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti che sta generando non poche polemiche.   La visita di Mattarella proseguirà poi a New York dove mercoledì  e giovedì sarà al palazzo di vetro dell’Onu, mentre venerdì sarà a Houston, in Texas.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->