lunedì, ottobre 22

Siria, caccia alle fake news Ieri, il quotidiano libanese 'Al Alkhbar' ha parlato di un misterioso incontro avvenuto a giugno a Damasco tra rappresentanti americani e siriani. Ma cosa succede a est?

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Report unilaterali, fughe di notizie, ‘fake news’ diffuse su scala mondiale e presto dimenticate: nella guerra siriana non si contano solo centinaia di migliaia di morti, ma anche un buon numero di dichiarazioni non verificabili e tante, troppe bugie.

L’ultimo duello mediatico è di questi giorni. Ieri il quotidiano libanese ‘Al Akhbar’, considerato vicino ad Hezbollah, il movimento sciita sostenuto dall’Iran, ha parlato di un misterioso incontro avvenuto a Damasco nel mese di giugno. Protagonisti sarebbero stati rappresentanti del Dipartimento della Difesa statunitense e il capo della sicurezza siriana, Ali Mamlouk. Tema dell’incontro, un accordo tra Stati Uniti e Siria: la promessa del ritiro delle truppe americane dalle zone orientali del paese, intorno al fiume Eufrate e alla base di Al Tanf, in cambio dell’allontanamento delle milizie sciite e dei loro consiglieri iraniani dal sud della Siria. Mamlouk avrebbe scortesemente rifiutato.

La notizia per ora ha avuto scarsa eco sulla stampa americana. E poca fortuna ha avuto un altro report, apparso su un giornale israeliano. Il quotidiano ‘The Times of Israel’ tre giorni fa, citando fonti dell’opposizione siriana, ha parlato di scontri tra le milizie sciite filo-iraniane e l’esercito siriano. Fino a oggi Damasco e Teheran sono state alleate di ferro. Gli scontri sarebbero avvenuti nelle ultime due settimane nei pressi di Al Bukamal. In gioco ci sarebbe il controllo della zona di confine tra Siria e Iraq: la frontiera di Al Qa’im. Un punto nevralgico di passaggio che domina una delle arterie più importanti del Medio Oriente, quella che dal cuore dell’Asia porta al Mediterraneo. Gli scontri, nei quali avrebbe trovato la morte un alto ufficiale di origine iraniana, avrebbero avuto un picco negli ultimi giorni, poche ore prima che il ministro della Difesa iraniano Amir Hatami si recasse a Damasco per incontrarsi con il presidente siriano Bashar Al Assad.

Vero o falso, il report del quotidiano israeliano non è arrivato per caso. Ma è il filo degli eventi, con i dettagli di quanto sta avvenendo in Siria, a fornire un quadro più chiaro della situazione.

Tutti gli occhi adesso sono puntati sulla provincia siriana di Idlib, l’ultima roccaforte ribelle nel nord del paese, al confine con la Turchia. Eppure, per capire la ragione di alcune notizie di difficile valutazione è al confine tra Siria e Iraq che bisogna guardare, verso quel punto nevralgico che è il valico di Al Qa’im.

È lì che questa mattina un attentatore suicida si è fatto esplodere dilaniando un posto di blocco delle milizie filo-iraniane all’ingresso della città di Al Qa’im: sarebbero 21 i morti accertati. L’attacco poco dopo è stato rivendicato dall’Isis.

Il valico fino al novembre del 2017 era nelle mani dello Stato Islamico: alla sua liberazione hanno partecipato la coalizione internazionale a guida statunitense e le milizie sciite sostenute dall’Iran. Adesso intorno ad Al Qa’im le truppe americane si muovono a pochi passi dalle forze filo-iraniane in un momento in cui la tensione tra Washington e Teheran è destinata a salire. In novembre entrerà in vigore l’ultima ondata di sanzioni decisa dall’amministrazione Trump dopo l’uscita dall’accordo sul nucleare iraniano.  

Intorno al valico di confine gli americani si stanno dando parecchio da fare in questi ultimi giorni. Le immagini satellitari della zona rivelano che a nord della città siriana di Al Bukamal gli Stati Uniti stanno ampliando una base militare.  Al di là del confine, secondo fonti della sicurezza irachena, le truppe statunitensi avrebbero lasciato la base di Ein Al Asad per spostarsi nei deserti tra Siria e Iraq. Nuovi radar di difesa aerea sono stati installati lungo l’Eufrate a protezione delle postazioni americane: gli Stati Uniti non si preparano a lasciare il paese.

Lo scontro ad Al Qa’im è già cominciato il 18 giugno, quando a pochi passi dal valico, in territorio siriano, è stata bombardata una base delle milizie sciite filo-iraniane. Nessuno ha mai rivendicato l’operazione. Ma quando all’epoca le milizie sciite minacciarono vendetta, un ufficiale statunitense si affrettò a rivelare alla ‘Cnn’ che dietro l’attacco c’era la mano di Israele.

Ed è un’altra fonte israeliana, la società ‘Imagesat International’, specializzata in rivelazioni satellitari, a rivelare i dettagli sui difficili equilibri intorno ad Al Qa’im. Il valico per ora rimane chiuso, evidentemente nemmeno Damasco ha interesse ad aprirlo. Le immagini satellitari rivelano che è ancora in costruzione e inattivo, ma le foto suggeriscono che le milizie sciite hanno già trovato un altro passaggio, dal quale scorrerebbe indisturbato il transito di armi e uomini in arrivo da Teheran.

Una conferma indiretta a queste informazioni arriva dall’Iraq: alla fine di giugno il governo di Baghdad ha cominciato a costruire una massiccia barriera di protezione proprio nei pressi del valico di Al Qa’im. Segno che qualcuno vuole che il passaggio non resti incustodito per nessuna ragione. Il progetto da 3,4 milioni di dollari, secondo fonti locali, è stato deciso dal ministero della Difesa iracheno e rappresentanti della coalizione statunitense: ufficialmente servirà a tenere alla larga gli ultimi uomini dell’Isis arroccati nell’est della Siria. Ma quando e se sarà completato, con i suoi chilometri di fili elettrificati, le torrette e le telecamere a infrarossi che correranno lungo tutto il confine, servirà a controllare i movimenti di uomini e armi, compresi quelli delle milizie iraniane.

Intanto, anche il generale iraniano Qassem Suleimani sta facendo passi avanti in direzione di Al Qa’im. In questi giorni le forze speciali Quds sotto il suo comando stanno consolidando la loro presenza nella provincia sunnita di Anbar, quella che corre lungo il confine siriano. Le principali strade che da Baghdad portano ad Al Qa’im sono già nelle sue mani.

E così, mentre tutti gli occhi sono puntati su Idlib, qualcosa di importante sta per accadere a est. Ma di questo è molto più difficile parlare, si procede con piccole scaramucce mediatiche. Ogni piccolo errore potrebbe portare a un altro devastante scontro della guerra siriana, il più temibile: quello diretto tra Washington e Teheran.

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