sabato, Maggio 8

Siria, atteso incontro tra Obama e Putin Tensione a Gerusalemme per l'anniversario dell'Intifada. In Catalogna vince il sì all'indipendenza

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L’autunno è arrivato e il mutare del colore delle foglie scandisce il tempo della lunga marcia dei migranti. Non li ha fermati il sole cocente di luglio e agosto, così come non potrà il mare grosso, o la pioggia o il freddo. Solo ieri in Ungheria sono entrati 6.627 migranti e profughi, dei quali solo 199 attraverso il confine con la Serbia, il resto dalla Croazia. Nel darne notizia, la polizia, citata dai media serbi, ha aggiunto che dall’inizio dell’anno in Ungheria si sono registrati complessivamente 275.407 arrivi di profughi in marcia lungo la rotta balcanica e diretti in Europa occidentale, in larga parte Germania e Paesi scandinavi. In Croazia, invece, dal 16 settembre sono giunti 76.650 migranti. Lo ha reso noto stamane il ministero degli Interni croato. Solo nella giornata di ieri nel grande centro di accoglienza di Opatovac, villaggio sul Danubio, sono stati registrati cinquemila nuovi arrivi. Dopo un soggiorno di due o tre giorni i migranti vengono trasportati con treni e pullman offerti dal governo verso i valichi con l’Ungheria. Quella balcanica è diventata la nuova rotta più battuta dopo quella del Mediterraneo. Sono circa 200 mila, infatti, i migranti che hanno attraversato i Paesi dell’area nel loro viaggio verso Germania e altri Paesi del nord Europa. Lo ha detto il direttore del Centro per i richiedenti asilo Rados Djurovic secondo il quale il flusso da sud continua, anche se con una entità leggermente minore rispetto alle scorse settimane. Intanto, si sono registrate le prime tensioni nei campi profughi in Germnia. Almeno 14 persone, tra cui 3 agenti, sono rimasti feriti ieri in scontri scoppiati nel campo di Kassel, 300 km a sud ovest di Berlino, che ospita circa 1.500 migranti da 20 differenti Paesi.

I partiti indipendentisti hanno vinto le elezioni in Catalogna. L’esito delle elezioni potrebbe essere di quelli di portata storica, perché se davvero Barcellona diventerà indipendente, gli assetti geopolitici dell’Europa cambieranno per sempre. Dai risultati definitivi emerge che la coalizione Junts pel Sì che sosteneva Mas ha ottenuto 62 seggi su 135 mentre gli anti-capitalisti del Cup ne hanno presi 10, arrivando a 72 deputati con piu’ del 47% dei voti. Il partito dovrà allearsi con la lista di sinistra Cup per governare, ma al momento si festeggia l’affluenza  del 77% dei cinque milioni e mezzo di aventi diritto, un record storico superiore del 9% rispetto alle elezioni del 2012. «Oggi ha vinto il sì e ha vinto la democrazia» ha esultato Mas. «Non cederemo: abbiamo vinto con quasi tutto contro e questo ci dà una forza enorme e una grande legittimità per portare avanti questo progetto. Stiamo scrivendo la pagina più gloriosa della storia della Catalogna» Junts pel sì e Cup avevano fatto sapere che in caso di vittoria avrebbero avviato una “disconnessione” da Madrid con l’obiettivo di proclamare l’indipendenza entro il 2017, nonostante il governo spagnolo guidato da Rajoy consideri questo passo incostituzionale.

Intanto il capolista della piattaforma di Podemos e dei verdi Catalunya si que es pot, Lluis Rabell (11 seggi) ha chiesto che i suoi voti non siano contabilizzati ne con il campo del ‘si’ ma‚ con quello del ‘no’ all’indipendenza. L’esito delle elezioni ha avviato un dibattito molto importante in Spagna e ora i leader politici dovranno prendere posizione. Il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha promesso di convocare un referendum in Catalogna sull’indipendenza se il suo partito arriverà al potere dopo le politiche spagnole di dicembre, cosa mai permessa, invece, dal premier Mariano Rajoy supportato anche dalla corte costituzionale di Madrid. Alla luce del risultato, però, stamani il primo ministro ha detto di essere disposto ad ascoltare e a parlare con il presidente secessionista Artur Mas, ma solo dentro la legge. Anche gli altri Paesi europei hanno guardato con attenzione alle elezioni in catalogna e all’indomani della chiusura dei seggi, la Germania ha affermato che deve essere rispettata la Costituzione spagnola. Il portavoce del governo tedesco, Steffen Seibert, ha fatto riferimento alle parole della cancelliera Angela Merkel che aveva sottolineato l’importanza di osservare i trattati dell’Unione europea per assicurare l’integrità statale e la sovranità di ogni Paese. Interessata alla questione anche la Gran Bretagna, sempre preoccupata per le spinte indipendentiste scozzesi, così come il Belgio, che fa i conti con la voglia delle Fiandre di staccarsi. Per il governo di Madrid si prospettano tempi duri, dunque, caratterizzata dalla lotta per l’unità. Perché la Spagna non ha alcuna intenzione di lasciar andare Barcellona, capoluogo di una regione che vale il 20% del pil nazionale.

Si è concluso a Philadelphia il tour del Papa tra Cuba e Stati Uniti. Nel suo ultimo giorno, il Pontefice ha parlato della pedofilia nella Chiesa e lo ha fatto rivolgendosi ai vescovi ospiti dell’Incontro mondiale delle famiglie. «Dagli abusati sessualmente ho ascoltato un lamento profondo» ha detto Francesco. «Questi crimini non possono essere mantenuti in segreto per tanto tempo: siano chiarite tutte le responsabilità» ha poi chiesto ai vescovi. In un passaggio del suo discorso ha ricordato anche che il cristiano non è immune dai cambiamenti del suo tempo. «Questo mondo concreto, con le sue molteplici problematiche e possibilità, è il luogo in cui dobbiamo vivere, credere e annunciare» ha sottolineato. Dopo la messa, trasmessa anche sulla Rai, il Papa si è imbarcato e dopo otto ore di volo ha ringraziato il popolo americano con un messaggio su Facebook. «Vi ringrazio di cuore. L’amore di Gesù guidi il popolo americano sempre».

 

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