giovedì, Maggio 13

Siria, atteso incontro tra Obama e Putin Tensione a Gerusalemme per l'anniversario dell'Intifada. In Catalogna vince il sì all'indipendenza

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Non ha interessi diretti invece l’Unione Europea che, dopo autonome dichiarazione di apertura da parte di Angela Markel, oggi ha chiarito che esclude la presenza di Bashar al-Assad nel futuro governo siriano. La precisazione è arrivata dall’Alto rappresentante Ue per gli Affari esteri, Federica Mogherini. «É impossibile immaginare che Assad faccia parte della governance futura del Paese, visto il suo coinvolgimento nella guerra civile. Ma questo non vuol dire che rappresentanti del suo governo non possano essere al tavolo dei negoziati» ha detto lady Pesc. Decisamente dura, invece, la posizione della Turchia che ha detto di non poter tollerare la presenza in Siria del regime del presidente Bashar al Assad né dei jihadisti del sedicente Stato islamico. Lo ha sottolineato il primo ministro turco, Ahmet Davutoglu. «Non vogliamo nessuno dei due ai nostri confini» ha dichiarato Davutoglu. «L’unico modo per stabilire una zona di sicurezza è rinforzare l’Esercito siriano libero e gli elementi moderati» ha precisato Davutoglu ribadendo che la presenza di Assad acuisce la crisi in Siria ed espande il campo per Daesh. «Al momento c’è uno stallo» ha concluso Davutoglu. «Abbiamo la convinzione che con al-Assad in carica durante il periodo di transizione, questo periodo di transizione non sarebbe più transitorio. Noi crediamo che questa situazione si trasformerebbe in uno status quo permanente».

In quattro anni di guerra, in cui la popolazione è stata completamente ridotta allo stremo da bombardamenti, violenze e carestia, Assad ha attirato l’inimicizia di molti Paesi. Tolti i suoi alleati di sempre, restano molti i leader che hanno visto in lui un tiranno sanguinario. Ed è stato il premier inglese David Cameron, ieri, a usare parole dure verso di lui. «Il presidente siriano, Bashar al-Assad, dovrà essere processato per i crimini commessi contro il suo Paese anche nel caso in cui dovesse essere coinvolto in un governo di transizione imposto dalla comunità internazionale». Secondo quanto riportano i quotidiani del Regno Unito, una delle missioni del premier conservatore a New York è proprioquella di cercare di far passare la posizione britannica di assoluta intransigenza su Assad, proprio a fronte delle pressioni di Iran e Russia per mantenerlo al potere. Il titolare di Downing Street, tuttavia, non ha escluso un dialogo con Stati Uniti e Francia per inserire Assad in un eventuale piano di transizione per il Paese mediorientale.

Alta tensione a Gerusalemme nell’anniversario della seconda intifada, la rivolta palestinese scoppiata il 28 settembre del 2000. Ancora una volta la moschera Al-Aqsa è stato teatro di scontri tra polizia israeliana e palestinesi. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni e granate stordenti per disperdere un gruppo di giovani che, barricati all’interno della moschea, minacciavano di attaccare gli ebrei che dovessero accedere alla spianata. Secondo quanto riferito dalle autorità israeliane, i manifestanti hanno trascorso la notte nell’edificio e, all’arrivo degli agenti, hanno lanciato bombe molotov e pietre. Già ieri si erano registrati degli scontri, ma il clima si è ulteriormente scaldato oggi con l’inizio delle otto giornate di Sukkot, la festa di pellegrinaggio degli ebrei. Per l’occasione, la polizia israeliana ha bloccato l’accesso al luogo sacro ai palestinesi di età inferiore ai 50 anni, misura che ha provocato la reazione. Negli scontri sono rimasti feriti ventidue palestinesi e secondo le stime della Mezzaluna Rossa, almeno tre sono stati ricoverati in ospedale per ferite da proiettili rivestiti di gomma. Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu ha insistito che rispetterà lo status quo previsto dagli accordi internazionali che consente agli ebrei di visitare il Monte del Tempio ma non di pregarvi, per evitare tensioni. Fu proprio una visita di Ariel Sharon al Monte del Tempio, infatti, la scintilla che fece scoppiare la seconda intifada, dopo il fallimento del vertice di Camp David tra l’allora presidente Usa, Bill Clinton, il premier israeliano, Ehud Barak, e il presidente dell’Anp, Yasser Arafat.

È stato un attacco senza precedenti quello sferrato ieri notte dai talebani a Kunduz City, capoluogo della omonima provincia settentrionale afghana. Fonti del Consiglio provinciale della zona hanno fatto sapere che i guerriglieri hanno chiuso i quattro punti di accesso alla città comunicando il bilancio, provvisorio delle vittime: 34 persone cui 14 membri della polizia locale. Hamid Sherzai, giornalista di Tolo Tv, ha confermato che la città è isolata dai posti di blocco ed è stata interrotta anche la via di accesso all’aeroporto di Kunduz. che «Ci sono stati importanti scontri nei quartieri di Khanabad e Chardara, e ad Imam Saheb» ha riferito Sayed Sarwar Hussaini, portavoce della polizia provinciale, «ma abbiamo forze sufficienti e respingeremo presto l’offensiva». L’attacco è stato rivendicato ufficialmente dai talebani e il loro portavoce Zabihullah Mujahid ha riferito con che tutti i check-point, i commissariati, gli edifici pubblici e i quartieri generali del nemico sono stati colpiti, causando panico nel nemico. Secondo la tv afghana Tolo, nelle mani dei Talebani è finita anche la sede locale dell’Alto consiglio di pace, l’organo creato dall’ex presidente Hamid Karzai per facilitare il dialogo tra il governo di Kabul e il movimento fondato dal mullah Omar. Sarebbe inoltre bloccata la strada per l’aeroporto di Kunduz. Il governatore della provincia, Mohammad Omar Safi, si trova attualmente in Tagikistan, mentre il numero uno della sicurezza nella provincia è a Kabul, ma nel pomeriggio sono arrivati 120 uomini delle forze speciali afghane, di rinforzo alla polizia.

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