mercoledì, Ottobre 27

Siria, atteso incontro tra Obama e Putin Tensione a Gerusalemme per l'anniversario dell'Intifada. In Catalogna vince il sì all'indipendenza

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«La minaccia dell’Isis è il motivo principale che ci incoraggia e ci spinge a dare assistenza ad Assad, che deve rimanere al suo posto legittimo». Vladimir Putin non si smuove di un millimetro dalla sua posizione, ma trova davanti a sé il muro di Barack Obama. «Bashar Al Assad ha brutalizzato il suo popolo: una soluzione in Siria deve essere la transizione da Assad a un nuovo leader» ha detto nel pomeriggio il presidente americano nel suo discorso all’Assemblea generale Onu a New York. «Non si può tornare allo status quo» ha commentato il presidente americano. «All’inizio delle rivolte, Assad reagì con una escalation militare a manifestazioni pacifiche e ora con i suoi alleati non può pacificare una nazione bombardata con le armi chimiche» Obama usa parole dure e sottolinea che basta essere realisti per capire che è necessaria una transizione che porti da Assad a un nuovo leader. «D’altronde, catastrofi come quelle in Siria non succedono in Paesi dove c’è vera democrazia, anche se riconosco che la democrazia richiede diverse forme in diverse parti del mondo». Grande attenzione da parte dell’assise che, ascoltando le parole di Obama, non ha potuto non guardare in direzione dell’ami-nemico russo che ha parlato poco dopo. «È un errore enorme non cooperare con Assad, è l’unico che combatte l’Isis» ha tuonato dal podio dell’Onu Vladimir Putin. Per il capo russo va creata contro la minaccia del califfato una coalizione internazionale come quella che fu creata contro Hitler. E tocca al Consiglio di Sicurezza Onu adottare una risoluzione per coordinare le forze.

Si prospetta, dunque, un incontro ad alta tensione quello tra i due, previsto per le 17, (le 23 in Italia ndr). L’appuntamento è stato fissato già da alcuni giorni al margine dell’Assemblea generale Onu a New York e durerà circa un’ora. Tempo prezioso che i due leader dovranno utilizzare per chiarire la questione siriana, ma per discutere anche delle tensioni create dal conflitto in Ucraina. L’ultimo colloquio dei due leader risale al settembre 2013, dopo il summit G20 a San Pietroburgo, e anche allora il tema principale sul tavolo era stato la Siria. Dall’inizio del 2014, poi, le relazioni bilaterali sono entrate in una fase di declino, proprio a causa della crisi a Kiev. Ma ora non c’è più tempo per tatticismi e giochi di potere, perché la situazione nel Paese di Bashar al-Assad sta precipitando velocemente e il califfato islamico fa sempre più paura.

Forse è anche per questo che, dopo anni in cui il mondo ha chiuso gli occhi di fronte al disastro, ora l’intera assemblea dell’Onu ha deciso di porre rimedio. In un modo o nell’altro. Abbandonate le vie diplomatiche, anche l’Europa ha rispolverato le armi e infatti, da ieri la Francia ha condotto una serie di raid aerei su alcuni campi di addestramento dell’Isis. Per la Russia, però, si tratta di bombardamenti illegittimi, perché non autorizzati dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu e nemmeno dal governo siriano, come ha scritto su Facebook la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova. La mossa di Hollande non ha convinto nemmeno Inghilterra, Germania e Italia ed è stato Renzi, ieri, a sottolineare che va evitata una situazione simile alla Libia. «La posizione italiana è sempre la stessa, non facciamo blitz e strike ma collaboriamo con la coalizione internazionale» ha commentato il premier da New York. La Russia, dal canto suo, ha ribadito che non parteciperà a eventuali operazioni di truppe in Siria. «Invece stiamo considerando di intensificare il dialogo sia con Assad che con i nostri partner negli altri Paesi» ha ribadito ancora una volta l’entourage del capo del Cremlino.

E in queste ore, infatti, si sta consolidando ancora di più l’asse russo-sciita. Teheran resta allineata con Mosca nella difesa del presidente siriano ricordando che la priorità è combattere il terrorismo, a partire dalle formazioni jihadiste sunnite di Isis e dei quaedisti di al Nusra. Solo dopo, ha chiarito il presidente iraniano Hassan Rohani parlando stamani all’Assemblea Generale dell’Onu, si potrà parlare di riforme politiche e il popolo potrà pensare ad un nuovo governo. Rohani ha quindi rifilato una stoccata agli Stati Uniti bollando come inutile la campagna di raid aerei lanciati dal 23 settembre 2014 contro Isis in Siria e dall’8 agosto in Iraq. Nel suo intervento pomeridiano, Obama non ha voluto cogliere la provocazione e anzi, ha ripetuto che è a lavorare con tutti, anche con l’Iran, a patto che a Damasco non si torni alla situazione precedente la guerra. Muro contro muro, perché Iran e Russia sono saldamente unite nella causa, anche se per motivi diversi. Se per l’Iran, culla dello sciismo, la molla dell’alleanza con Assad è non creare una cesura nella mezzaluna sciita che arriva fino al Libano con Hezbollah, per Mosca, invece, la priorità è conservare ad ogni costo il porto di Tartus.

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