venerdì, Maggio 7

Siria, ancora sangue in attesa del cessate il fuoco field_506ffbaa4a8d4

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In queste ore Stati Uniti e Russia sono in costante contatto telefonico per cercare una soluzione diplomatica e riprendere i colloqui di pace per la Siria. Ieri, il Segretario di Stato americano John Kerry e il Ministro degli Esteri Serghiei Lavrov hanno raggiunto un’intesa di principio su un cessate il fuoco, ma i dettagli dell’accordo non ci sono ancora. Lo ha confermato anche il Ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif, portavoce di una linea decisamente non interventista. «La Repubblica Islamica iraniana ha continuamente creduto che la crisi in Siria non abbia una soluzione militare e che l’unica via è il dialogo tra le diversi parti siriane e l’autodeterminazione dello stesso popolo siriano» ha detto il capo della diplomazia del Governo di Teheran. «Occorre impedire i preparativi sul terreno per l’arrivo di aiuti ai gruppi terroristici e delle altre organizzazioni armate durante la fase del Cessate-il-Fuoco» ha precisato Zarif  «oltre ad impedire l’invio e il reclutamento di nuovi elementi, nel senso che occorre sovraintendere in modo completo le frontiere».

Il riferimento, nemmeno tanto celato, è alla Turchia che, già nei giorni scorsi, preparava l’invio di beni di prima necessità ai ribelli anti Assad assediati dalle forze governative e russe nella città di Aleppo. Ankara, sempre più inferocita dal protagonismo russo in Siria, sta portando avanti una politica molto aggressiva e anche oggi, durante l’incontro con il Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, ha espresso la sua volontà di attaccare. «Solo i raid aerei contro il Daesh in Siria non bastano. Ci vuole una strategia, ci vuole uno sforzo di terra» ha detto il Ministro degli Esteri turco Mevlut Cavusoglu. «La Turchia da sola non agirà, ma neanche da sola con l’Arabia Saudita. Ci vuole una decisione tutti insieme» ha, però, precisato Cavusoglu chiarendo di non avere un programma segreto. A sigillare la posizione turca ci ha pensato, poi, lo stesso Gentiloni che ha voluto ancora una volta ribadire che Turchia e Arabia non sono intenzionate a fare interventi in Siria, se non nel quadro di eventuali decisioni della coalizione.

«La situazione in Siria è gravissima sul piano umanitario, molto difficile sul piano strategico» ha detto il capo della Farnesina. «Tuttavia, per l’Italia è necessario unire le forze contro Daesh e credere nelle prospettive che il gruppo internazionale ha aperto. Le premesse di intese che ci ha comunicato Kerry sono incoraggianti e da sostenere». La discussione internazionale è, dunque, in stand-by, in attesa di capire quali siano i termini per un cessate il fuoco. «Non abbiamo ancora concluso l’accordo» ha detto ieri Kerry «e prevedo che il presidente Obama e il presidente Putin dovranno parlare nei prossimi giorni per cercare di metterlo a punto». Da voci di corridoio, però, pare che la data entro cui si deciderà è quella di giovedì 26 febbraio.

Dalle stanze del potere alle strade della morte. Mentre i leader del mondo si accordano, sul campo di battaglia siriano le violenze hanno raggiunto livelli inimmaginabili. E ieri la ferocia è esplosa in diverse zone del Paese. L’Isis non ci sta a farsi bloccare dai russi e ieri ha lanciato una controffensiva su Aleppo prendendo il controllo di una strada chave a sud della città. Si tratta di un’arteria importante, perché consente alle forze del regime e ai civili di accedere in città da altre province. L’asse di Khanasser, a sud est della città, infatti, è la sola via che collega i quartieri controllati dal regime con le altre regioni sotto il controllo di Damasco, consentendo anche il rifornimento di carburante e alimenti. «Islamisti caucasici e turchmeni e combattenti del gruppo islamista Jound al-Aqsa hanno tagliato la strada con un attacco a sorpresa a sud dell’asse» ha detto il direttore dell’Osservatorio Siriano per i diritti umani Rami Abdel Rahmane. «Simultaneamente, le milizie dell’Isis hanno tagliato la strada dal lato Nord». Sempre ieri un altro attentato è stato messo a segno a Homs, nel centro della Siria, costato la vita ad almeno 59 persone, tra cui 39 civili, mentre a sud di Damasco è stato fatto saltare in aria un santuario sciita». In totale, secondo l’Osservatorio, sono almeno 120 le persone rimaste uccise. Di queste, almeno 90 sono civili.

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