venerdì, Gennaio 28

Siria, alta tensione Russia – Turchia

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Tornando in Europa, ancora strage di migranti nel Mediterraneo. Domenica quasi 100 le vittime al largo delle coste libiche. A rivelarlo l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, che fa riferimento a notizie non confermate raccolte dalla Mezzaluna Rossa libica, secondo cui 85 corpi sono stati recuperati vicino a Tripoli e altri dieci vicino a Sabartha. Dall’inizio dell’anno, secondo i dati dell’Oim, dal Mediterraneo sono arrivati in Europa 557.899 migranti e profughi, con quasi 3mila vittime.

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha annunciato «un memorandum sulla cooperazione» elaborato con le autorità di Ankara: «Abbiamo bisogno della Turchia per difendere le nostre frontiere esterne, faremo di tutto per aiutare quel Paese. Anche se alcuni Paesi hanno detto di no, la Turchia deve stare nella lista dei Paesi sicuri. Se la Turchia non sarà nella lista dei Paesi sicuri, dovremmo immediatamente bloccare i negoziati per far entrare Ankara nell’Unione». Il piano prevede l’apertura di sei centri d’accoglienza per rifugiati in Turchia, tutti cofinanziati dall’Ue. In totale sarà stanziato un miliardo di euro per sostenere Ankara nella gestione dell’emergenza migranti e aprirà a una maggiore liberalizzazione dei visti visto che in cambio Ankara si impegna ad aprire altri sei centri. Allo stesso tempo «la Turchia adotterà misure che permetteranno ai profughi di avere accesso, durante la loro permanenza nel Paese, al mercato del lavoro e ai pubblici servizi, inclusi scuole e sanità». Il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk invece ha ricordato: «Non illudiamoci, contiamo solo su di noi, nessuno ci aiuterà. Ci sono vicini che sono contenti dei nostri problemi. Agli italiani, greci, ungheresi, vorrei dire che nessuno deve pensare di usare le ondate migratorie come merce di scambio tra vicini. Serve solidarietà ma anche responsabilità. E’ obbligo comune assistere rifugiati come proteggere le frontiere esterne: abbiamo il dovere di rispettare regole comuni. Quando qualcuno dice che non ha intenzione di osservare il diritto europeo, per esempio Dublino o le quote, minaccia l’essenza della solidarietà e della nostra comunità. Rispettare le regole significherà sempre sacrificare parte dei nostri interessi. Dobbiamo smettere di darci colpe a vicenda: abbiamo tutti la responsabilità comune di difendere le frontiere esterne dell’Europa. Insisto sul fatto che dobbiamo costruire gli hot spot, i punti di registrazione dei migranti, sia all’interno dell’Ue, sia all’esterno dove è necessario».

In Francia è polemica per le proteste dei dipendenti di Air France, che hanno sfiorato il linciaggio nei confronti dei manager della compagnia aerea che stavano annunciando l’intenzione di tagliare 2.900 posti di lavoro. Il presidente Francois Hollande ha definito le violenze di ieri inaccettabili: «Conta il dialogo sociale e quando viene interrotto dalla violenza, da contestazioni che prendono forme inaccettabili, si capisce che peso possono avere sull’immagine e l’attratività della Francia. Serve un dialogo responsabile con l’azienda che prende le decisioni attese e i responsabili sindacali che giocano l’unica carta possibile, quella del compromesso e del negoziato». Più duro il premier Manuel Valls: «Nulla può giustificare queste azioni, sono l’opera di canaglie, la giustizia dovrà identificare chi si è macchiato di queste violenze inammissibili, inqualificabili». Intanto, i principali sindacati rappresentati nel gruppo Air France-Klm chiedono al governo francese di intervenire e scongiurare i licenziamenti: «Solo un progetto industriale fondato su uno sviluppo ambizioso potrà suscitare l’adesione dell’insieme dei dipendenti Air France», si legge in un comunicato.

Altro tema caldo rimane quello del Dieselgate della Volkswagen, che ha annunciato che effettuerà ‘risparmi massicci’ per i costi legati allo scandalo delle emissioni. Il Ceo Matthias Mueller ha detto di aspettarsi ‘multe significative’, lasciando intendere che il gruppo potrebbe essere costretto a tagliare diversi posti di lavoro ma non solo, visto che i 6,5 miliardi di euro messi da parte dall’azienda non saranno sufficienti a coprire le spese. Il capo del consiglio di fabbrica, Bernd Osterloh, però prova a tranquillizzare: «C’è la ferma intenzione di fare di tutto per salvaguardare l’occupazione». Confermati anche i numeri delle auto coinvolte, ben 11 milioni, di cui 8 nell’UE e 650mila in Italia.

Infine giornata complicata anche negli Usa. La candidata dei democratici alla corsa alla Casa Bianca 2016 Hillary Clinton, ha attaccato la commissione parlamentare speciale che indaga sull’uccisione di 4 cittadini americani a Bengasi nel 2012, quando lei era segretario di Stato: «E’ un esercizio politico di parte e sfrutta la morte di quattro cittadini degli Stati Uniti». Il tutto dopo che il leader repubblicano alla Camera, Kevin McCarthy, in una intervista televisiva aveva ammesso che proprio la commissione parlamentare creata per fare chiarezza sull’attacco al consolato americano ha contribuito a erodere i consensi verso l’ex segretario di Stato.

Ma non è tutto: la Corte Ue ha dichiarato invalida la decisione della Commissione Ue secondo cui gli Stati Uniti garantiscono un adeguato livello di protezione dei dati personali. D’ora in poi si potrà vietare ai social media, vedi in primis Facebook, di ‘conservare’ tali dati negli Usa. Una denuncia nata da un cittadino austriaco, Maximilian Schrems, contro il trasferimento dei suoi dati personali utilizzati dal social di Mark Zuckerberg in server negli Usa, poi giunta alla Alta Corte di giustizia irlandese che si è rivolta all’organo di giustizia europeo. «Spero possa rappresentare una pietra miliare per quello che riguarda la privacy online. La sentenza chiarisce che la sorveglianza di massa viola i nostri diritti fondamentali. La decisione della Corte sottolinea anche che i governi e le imprese non possono semplicemente ignorare il nostro diritto alla privacy ma devono attenersi alla legge e applicarla», il commento in una nota di Schrems. «È imperativo che i governi dell’Unione europea e quello americano garantiscano che continueranno a fornire metodi affidabili per il trasferimento legale di dati e di risolvere qualsiasi questione relativa alla sicurezza nazionale», la replica di un portavoce di Facebook, che ha negato che l’azienda abbia commesso illeciti. Il commissario europeo per la Giustizia Vera Jourova ha assicurato che l’Unione europea sta negoziando con gli Stati Uniti un nuovo accordo per la gestione e lo scambio dei dati personali online e che tutto avverrà in tempi brevi: «È importante che i flussi di dati transatlantici continuino, perché sono la spina dorsale delle nostra economia».

 

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