giovedì, Aprile 15

Siria, 50 militari USA al fianco dei ribelli Colpito il Camp Hurriya. La Turchia si prepara al voto di domenica

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Uno spostamento, non un cambiamento di strategia. Con queste parole, quasi a giustificarsi, gli Stati Uniti hanno annunciato che invieranno un gruppo di 50 militari in Siria con il compito di consigliare e assistere i ribelli che combattono i jihadisti dello Stato islamico. Un alto responsabile dell’Amministrazione Usa ha precisato che Obama ha già autorizzato il dispiegamento delle forze speciali nel nord, nord/est del Paese di Assad e ha deciso anche di intensificare l’assistenza militare e di intelligence a Giordania e Libano. La notizia è stata diffusa dalla Cnn ed è arrivata all’improvviso, in un  momento in cui sembrava che gli Usa stessero lasciando campo alla Russia e alla sua campagna militare. Con questa decisione, di fatti, Obama ha voluto rimarcare la sua presenza in Siria e far valere il suo peso specifico. E’ la prima volta che le truppe Usa si trovano sul terreno in siriano dove coordineranno la loro azione con le forze che finora hanno saputo combattere contro l’Isis. Secondo le fonti, si tratterebbe di militari curdi e gruppi sotto l’ombrello delle «Forze Democratiche siriane». Inoltre, Barack Obama ha annunciato che nei prossimi giorni avvierà i colloqui con il governo iracheno per creare una task force che pianifichi operazioni speciali, mentre un’alta fonte del Congresso ha aggiunto che gli Usa invieranno altri aerei, inclusi gli A-10S,  nella base turca di Incirlik, per intensificare gli attacchi aerei.

Nessun accenno al presidente Bashar al Assad che secondo l’Ue e la Nato deve lasciare il potere, poiché corresponsabile della guerra che da quattro anni ha devastato l’area. Proprio di questo si sta discutendo durante i  negoziati internazionali in corso a Vienna, che vedono protagonisti diciassette Paesi. L’obiettivo dell’incontro è risolvere la questione siriana e soprattutto, definire il ruolo di Assad sia per ora che per il post conflitto. Ieri si sono incontrati i ministri degli esteri di Stati Uniti, Russia, Turchia e Arabia Saudita, mentre oggi è toccato ai Paesi dell’UE e di parte delle Nazioni Unite, quelle coinvolte in qualche modo nella situazione. Il ministro tedesco, Frank-Walter Steinmeier, si è detto fiducioso che si possano fare progressi se tutti sono pronti a contribuire alla de-escalation del conflitto siriano. Al vertice è stato presente anche il ministro degli esteri iraniano Mohammad Javad Zarif che  per la prima volta si è seduto a un tavolo con l’arci-nemica Arabia Saudita, ma soprattutto ha partecipato ad un incontro in cui si discute del futuro del dittatore siriano. L’Iran è sempre stato un alleato del regime alauita della famiglia Assad, ma ora la crisi è diventata grossa e ha cambiato gli assetti geopolitici. In questa fase, proprio l’Iran non vuol perdere l’occasione di diventare il nuovo snodo fondamentale per tutto il Medio Oriente. La Russia, intanto, ha avvertito che il futuro di Assad non è in discussione. «Solo il popolo siriano può decidere sul futuro politico di Assad» ha precisato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov. Mosca ha anche fatto sapere che alla riunione del Quartetto (Russia, Usa, Turchia e Arabia saudita) sulla crisi siriana, svoltasi giovedì sempre a Vienna, ha consegnato ai partner la lista dei nomi di praticamente tutti i gruppi di opposizione con i quali parla, con i quali è pronta a comunicare, e che porterebbero essere invitati a incontri tra le forze siriane. Il prossimo incontro sulla Siria, che si terrà a Vienna la prossima settimana, in ogni caso,  vedrà anche la partecipazione di rappresentanti del governo siriano e dei gruppi dell’opposizione.

Intanto tra Damasco, Aleppo e le altre città devastate si continua a morire. Secondo quanto riferito dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, si sono registrati quaranta morti e un centinaio di feriti dopo un attacco missilistico delle forze governative in un mercato di Duma, pochi chilometri a nordest della capitale. Le vittime sono sempre i civili, ma oggi è stata annunciata la morte di un reclutatore dell’Isis. Si tratta del rapper tedesco Denis Cuspert, inserito dagli Stati Uniti nella lista nera dei terroristi come jihadista. Le fonti hanno confermato che l’uomo è stato ucciso in un raid aereo nei pressi di Raqqa, roccaforte dell’Is in Siria. Cuspert si era convertito all’Islam nel 2007 e secondo gli Usa si è unito all’Is nel 2012 comparendo anche in vari video, compreso uno che risale allo scorso novembre in cui tiene in mano una testa mozzata.

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