lunedì, Aprile 12

Siria, 130mila in fuga dalla guerra Matteo Renzi in Sud America. Ancora tensione in Palestina

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Prima erano le bombe di Assad, poi quelle di Shabat al Nusra. Poi ancora sono arrivate le violenze dell’Isis e ora i radi russi e americani. Quella siriana è una terra sempre più impregnata di sangue, per lo più innocente, dove i poteri forti continuano a fronteggiarsi senza che si scorga all’orizzonte una soluzione. E mentre la politica interna discute con quella internazionale, quelle città una volta belle e vive si polverizzano sotto i colpi dei raid aerei. Alla popolazione che fin’ora ha resistito non resta che scappare e così, secondo il Forum delle Ong internazionali, sono circa 130mila i siriani che hanno deciso di abbandonare la propria terra in cerca di salvezza. La maggior parte è fuggita dalle province siriane di Aleppo, Hama e Idlib, proprio in seguito all’intensificazione dei bombardamenti dell’aviazione russa. Il Forum, che riunisce 47 organizzazioni non governative, ha denunciato che negli ultimi giorni c’è stato un aumento significativo della frequenza e dell’intensità dei bombardamenti di Mosca e molti civili sono rimasti intrappolati ad Aleppo e Homs. «I raid continuano a prender di mira aree dove c’è un’altra concentrazione di civili. Scuole, ospedali e mercati sono a rischio» hanno scritto i membri della associazioni. «Nei giorni scorsi sono stati colpiti centri sanitari che lavorano grazie al sostegno delle Ong locali e i combattimenti sul terreno hanno causato nuovi rischi per i civili, destabilizzando zone che erano state relativamente stabili e sicure».

L’aumento delle violenze sui civili in Siria è stata denunciata anche dal gruppo Human Rights Watch che ha definito gli attacchi russi Russia in Siria vere e proprie violazioni del diritto bellico. In un recente rapporto, infatti, il gruppo ha dichiarato che i raid di Mosca hanno causato la morte di almeno 59 civili, di cui 33 bambini. «I civili imparentanti con i combattenti non sono obiettivi militari legittimi» ha detto il gruppo in una dichiarazione. Ma Vladimir Putin, che finora fa orecchie da mercante, ha deciso di rilasciare un commento e ha respinto ogni accusa. Dmirty Peskov, portavoce del Cremlino, ha dichiarato che di recente sono state tante le bufale mediatiche riguardanti la campagna russa in Siria. «Conosciamo la natura di tutte queste notizie che sono intenzionalmente fatte trapelare per distorcere la realtà, ma sono tutte montature». Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, però, da quando la Russia è intervenuta al fianco di Assad, sono stati uccisi almeno 127 civili. Tutto falso e intanto Mosca continua la sua operazione militare: nelle ultime 24 ore sono stati lanciati 50 nuovi raid su 94 obiettivi dei terroristi in sei province della Siria, Hama, Idlib, Latakia, Aleppo, Damasco ed Deir ez-Zor, e sono stati colpiti in tutto 285 obiettivi dell’Isis.

Non è stato un fine settimana tranquillo in Palestina, come tutti già sapevano d’altronde. La tensione è ancora alle stelle e non si placano ne’ le aggressioni palestinesi ne’ le ritorsioni israeliane. Stamattina a Beit Einun, a nord di Hebron, un ragazzo ha pugnalato un uomo ferendolo gravemente ed è stato ucciso sul posto. Sempre nella stessa zona, i soldati hanno freddato con un paio di colpi una diciassettenne che cercava di passare a check Point vicino alla Moschea al-Ibrahimi. Accusata dalle forze militari di aver un coltello tra le mani, la ragazza è stata circondata in un secondo e colpita prima ancora di verificare se avesse davvero con sé l’arma. La rabbia dei palestinesi non accenna a diminuire, così come anche l’aggressività dei coloni che continuano a rendere difficile la vita di chi cerca di andare avanti e si tiene lontano dagli scontri. Un colono residente a Gush Etzion ha sparato in testa ad un ventenne che stava raccogliendo le olive nel suo villaggio di Wadi Sair. All’arrivo della polizia israeliana, la scusa dell’omicidio è stata di tentata aggressione, versione accreditata immediatamente e usata come scusa per fare fuoco su altre sette uomini che erano presenti in quel momento. Nonostante gli appelli del Segretario di stato americano Kerry e di Ban Ki Moon, Netanyahu non sembra voler cambiare rotta e ha già annunciato di voler istallare telecamere di sorveglianza tutt’intorno all’area della Spianata delle Moschee. A far discutere è anche l’altro provvedimento che si sta per approvare che prevede di privare del permesso di residenza israeliana a parte dei palestinesi di Gerusalemme Est.

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