mercoledì, Luglio 28

Sinodo: un'innocua partita amichevole La Chiesa perde contatto con l’uomo e si ubriaca di incenso, scrive norme, moltiplica codicilli inutili

0
1 2


Che sarebbe stata quasi una partita amichevole lo si era già capito, ma che si potesse sfiorare il niente sembrava difficile prevederlo, persino per il più incallito dei pessimisti, invece, lo si è rischiato per davvero. Il tempo, giudice unico, dirà.

Perché passassero gli oltre novanta paragrafi della relazione finale era necessaria, per ciascuno di essi (che si votavano singolarmente) la maggioranza qualificata, due terzi dei 250 padri sinodali. I laici presenti erano uditori. Ascoltavano, loro sposati, le posizioni di individui che non sanno nemmeno dove stia di casa la quotidianità di chi vive all’interno di una famiglia. Un prete saggio diceva di non sopportare i laici che si comportano da preti. Si riferiva proprio a quelli della prima cerchia (che stanno appiccicati a sacerdoti e vescovi). Anche a causa della loro assenza di spirito critico, la Chiesa perde contatto con l’uomo e si ubriaca di incenso. Laici obbedienti, più zelanti dei consacrati che li tengono al guinzaglio, ma se eccepissero verrebbero cacciati dall’angusto paradiso in cui credono di vivere. I preti, che nella quasi totalità dei casi nascondono persone insicure e spesso maldestre nei rapporti umani, sono incredibilmente permalosi e non sopportano critiche. Così si apparecchia un rapporto unidirezionale e senza contagio, dove nessuno cresce. Inutile cercare di contrastare questi limiti di base con la cultura degli ‘eventi’, inventata dal grande comunicatore Giovanni Paolo II. Adunate e appuntamenti mediatici, kermesse che perderanno significato con la consuetudine, poi bisognerà inventare dell’altro, magari tornare alla persona e ai suoi veri bisogni.

Quindi l’evento-Sinodo pare abbia funzionato, ma nella sostanza le cose non sono andate altrettanto bene. Il vero punto qualificante, la revoca del divieto assoluto di comunione per i divorziati risposati, è stato approvato con un solo voto in più rispetto a quelli che servivano, mentre gli omosessuali sono addirittura rimasti nei cassetti. Essi, come avrebbero detto in un comunicato congiunto il generale Armando Diaz e l’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra, «risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza». Ossia, tornano ad essere umanità minore per la Chiesa. Probabilmente sono stati sacrificati per evitare che anche quel misero voto di scarto, che sottrae il Sinodo alla totale inutilità, potesse andare a ramengo.

Altro che coppie gay, dunque, c’erano da sistemare faccende molto più terra terra. Così, tra un compromesso e l’altro, si è deciso che l’affettività degli omosessuali, e dunque i loro legami, non fanno parte del disegno di Dio, dando per scontato che la Chiesa cattolica conosca la natura di tale disegno, perché sarebbe stato il Creatore medesimo a rivelarglielo. Quindi sarebbe Lui il responsabile della condanna di Giordano Bruno, un genio trattato come un criminale ed arso vivo. Per continuità logica, è stato ancora Lui a volere umiliazione di Galileo Galilei, per tutti l’iniziatore della scienza moderna. L’uno e l’altro violavano il disegno di Dio, che probabilmente ci avrebbe creati solo per godere dalla nostra perenne adorazione, ore pasti comprese. In quest’ottica è perfettamente inutile perdere tempo a cercare di capire come funziona l’universo, tanto ci pensa il Padreterno.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->