domenica, Aprile 11

Sinodo: turbolenze da coming-out

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Per il grande neurologo francese Jean-Martin Charcot le teorie erano una bella cosa ma non impedivano alla realtà di esistere. Amo quelle parole e, con evidente monotonia, le ricordo spesso. Nella famiglia dello scienziato parigino il concetto era sacro, infatti, il figlio Jean-Baptiste, oltre a essere medico, divenne esploratore e navigatore, uno che le cose andava a vederle prima di parlarne. Dare credito alla realtà, osservandola con pazienza e sagacia. Non a caso i presocratici affermavano che l’osservazione è già scienza. Certo, ci vuole un criterio interpretativo, a patto, però, che questo non soffochi l’evidenza sostituendosi ad essa.

Questa premessa ci aiuta a capire in che pasticci si è messo il teologo Krzysztof Charamsa, raccontando al mondo di essere omosessuale e, soprattutto, di avere un compagno, egli si troverà di fronte obiezioni portate da individui che, invece di ragionare, di provare a capire, preferiranno partire dal pregiudizio, dalla personale omofobia, sentimento diffuso nella Chiesa in proporzioni talmente elevate (almeno quanto la stessa omosessualità) che se fosse materia radioattiva ci ridurrebbe come i sopravvissuti di Hiroshima e Nagasaki.

Il documento, sofista e omofobo, varato dieci anni fa dal Vaticano, sui ‘criteri di discernimento vocazionale riguardo alle persone con tendenze omosessuali’, afferma che tali inclinazioni sonooggettivamente disordinate’, cioè non utili al bene dell’uomo. Un giudizio di valore indegno di un’istituzione religiosa.

Chissà come vi sentireste sapendo di essere una tossina per i vostri simili. «Tali persone», prosegue il testo, «devono essere accolte con rispetto e delicatezza; a loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione. Esse sono chiamate a realizzare la volontà di Dio nella loro vita e a unire al sacrificio della croce del Signore le difficoltà che possono incontrare». Che visione avvilente dell’esistenza e delle persone omosessuali. Poi il colpo di grazia, «la Chiesa, pur rispettando profondamente le persone in questione, non può ammettere al Seminario e agli Ordini sacri coloro che praticano l’omosessualità, presentano tendenze omosessuali profondamente radicate o sostengono la cosiddetta cultura gay».

Detto ciò, la presa di posizione di Charamsa, piuttosto spettacolare, forse troppo, potrebbe indebolire le posizioni del Papa all’interno del Sinodo. Un effetto collaterale indesiderato ma prevedibile. Francesco cerca di procedere con raziocinio e cautela, sebbene non censuri la sua parte istintivo-latina, che a volte lo spinge a gettare qualche scompiglio, esemplare la frecciata ai Neocatecumeni, sulla necessità di non fare ‘figli come conigli’.

In questo momento il focus sembra spostato sui divorziati risposati, fenomeno di cui il Pontefice è uno dei pochi a cogliere la portata. Egli sa che da qui a pochi anni i matrimoni che arriveranno a destinazione si conteranno sulla punta delle dita, mentre le seconde e le terze nozze prolifereranno. A quel punto, oltre che dai sacrestani, le chiese sarebbero frequentate dai turisti, sempre che si tratti di edifici di pregio artistico. La torta messa sul tavolo da monsignore potrebbe distrarre i commensali, ma non credo accadrà. Forse egli pensava di utilizzare la cassa di risonanza del Sinodo per veicolare un’istanza legittima, ma potrebbe avere finito per rendere più ringhiosi i custodi dell’ortodossia. Spesso individui malinconici che fanno venire alla mente il celebre dipinto di Grant Wood, ‘American Ghotic’, rigorosamente da non mostrare ad una persona depressa, come è sconsigliato mostrare loro il primo piano del cardinale Carlo Caffarra, che considera il preservativo un omicidio, l’omosessualità una deplorevole aberrazione, un errore della Natura. Soltanto le civiltà che condannarono l’omosessualità, sono sopravvissute ai sussulti della storia, asserisce questo singolare individuo. Naturalmente la fonte è il famigerato ‘maschio e femmina li creò’, quindi tutti in due barattoli, belli stretti.

Qualcuno, che pure non sopravvisse agli incidenti della storia, partendo da una simile base, pensò bene che gli errori si potevano cancellare, bastava tirare una riga, così mise gli omosessuali insieme ai disabili, agli zingari, agli ebrei e ne ridusse drasticamente il numero. A tale pretesa si opposero, pagando con la vita, cristiani come Dietrich Bonhoeffer, che sta all’arcivescovo di Bologna come Superman a Sbirulino.

La Chiesa ripete che l’uomo èunico e irripetibile’ ma, come accade a tutte le affermazioni che diventano semplici modi di dire, il suo significato si è perso nel vento, effetto favorito dall’ignoranza e da una malcelata diffidenza nei confronti della scienza. Il biologo e neuro-scienziato premio Nobel, Gerald Edelman, potrebbe spiegare, a chi vede gli omosessuali come parenti di cui vergognarsi, che le connessioni possibili nel nostro cervello sono pari al numero uno seguito da trentaseimila zeri, forse più numerose degli atomi presenti nell’universo. Tra queste infinite possibilità, ognuno sceglie una piccola quantità e modella il suo personale diagramma di cablaggio. Ciò rende impossibile che due cervelli si possano somigliare e dunque che due persone possano essere uguali. Se le cose stanno così, ridurre la variabilità umana a due poli significa disconoscerne tutta l’incredibile ricchezza, organizzata intorno a ciò che chiamiamo ‘stile di vita’, il Dna comportamentale specifico di ogni persona. Tutte le manifestazioni della personalità sono coerenti tra di loro, quindi non è dato scollegare la sessualità da questo meraviglioso meccanismo unitario, rendendola una repubblica marina indipendente. Significherebbe mutilare la persona e impedirsi di capirla a fondo. Infatti, la Chiesa, sessuofobica come pochi, perde vistosamente contatto dagli individui, sacerdoti inclusi.

È passato un quarto di secolo, era il 17 maggio 1990, dal giorno in cui l’Organizzazione Mondiale della Sanità cancellò l’omosessualità dalla lista delle malattie mentali. Da allora sono stati compiuti passi importanti nel contrasto dell’omofobia, ma la Chiesa si è persa nelle retrovie del mondo, divenendo responsabile di gravi sofferenze. Inutile ricordare che in ambito scientifico gli irriducibili che considerano l’omosessualità una malattia fanno l’effetto del fonografo a tromba, tanto buffi che sarebbero persino simpatici se non fossero pericolosi. Per loro se non sei malato sei un vizioso, per ciò se ti pestano inutile che ti arrabbi. Meglio malati, dunque, è più sicuro.

Detto questo, il teologo è stato rimosso con la rapidità della folgore, soprattutto per avere affermato di avere una relazione. Quando c’è di mezzo l’amore, quello che la Chiesa definisce un ‘dono’ ma che tratta come un pacco bomba, si imbocca la strada vittoriana. Si fa ma non si dice. Una finzione avvilente. Il solito cardinale Camillo Ruini, molto loquace in questi giorni, afferma di provare «più pena che sorpresa» per le parole di monsignor Charasma. Al suo posto tenderei a rivolgere la pena verso quei consacrati che vivono il loro ministero come efficienti macchine di potere. Ma forse è troppo autobiogafico per Sua Eminenza.

Se tanti prelati non avessero perso tempo a coltivare la propria volontà di potenza, avremmo avuto seminari vescovili più attenti alla persona, e dunque preti migliori. A proposito di seminari, solo un ingenuo può pensare che durante gli anni in cui frequentò il suo, nessuno si sia accorto delle tendenze del giovane Krzysztof Charamsa. Certe cose si vedono, tanto più che ogni ragazzo è costantemente monitorizzato, almeno così dovrebbe essere, da un direttore spirituale e da un certo numero di superiori. Dal momento che i sacerdoti omosessuali rappresentano una bella quota del totale, forse i mastini farebbero bene a porsi le domande giuste, invece perdersi nel vano tentativo di svuotare il mare con una cannuccia.

 

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