mercoledì, Giugno 23

Sinistra e Sud: Crocetta resiste, Vendola imputato field_506ffb1d3dbe2

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Inizia con un’ora di ritardo l’audizione del presidente della Sicilia Rosario Crocetta davanti all’Assemblea Regionale Siciliana (Ars). «Non posso dimettermi, tutti sanno che quell’intercettazione non c’è», esordisce il Governatore riferendosi alla presunta telefonata pubblicata dall’Espresso in cui il suo medico personale Matteo Tutino parlava di far fuori Lucia Borsellino, ex assessore alla Sanità, come successe  con il padre Paolo – conversazione la cui esistenza è stata smentita dalla procura di Palermo. «La richiesta di andare al voto è irricevibile, i falsi scoop non possono decidere le sorti dei governi, poteri occulti minacciano la democrazia». Si va avanti allora, pur in un clima teso, perché «non sono un irresponsabile, non voglio lasciare decine di migliaia di lavoratori senza occupazione né salario». Alle accuse di aver ricreato un sistema mafioso, quello che diceva di combattere, Crocetta replica «non sono un figlio di potenti famiglie che hanno governato e questo mi rende ostile al solo vero cerchio magico che continua a esistere in Sicilia, quello degli affari che collude con le massonerie deviate, degli affari mafiosi, di una Cosa Nostra che non è più prevalentemente stragista ma intarsiata negli affari della Regione e che sa orchestrare i giochi che contano».
In parallelo si terrà a Roma una riunione del Partito Democratico, con il Primo Ministro Matteo Renzi, il segretario regionale Fausto Raciti e il sottosegretario Davide Faraone, accolta la richiesta di separare la questione intercettazioni da valutazioni squisitamente politiche formulata da Crocetta, che non accetta nessun «diktat romano. Solo voi (i consiglieri regionali, ndr) potete decidere la fine di questa legislatura». Lascia invece l’assessore alle Attività Produttive Linda Vancheri. Pd che si divide, cercando di capire se ci sia ancora la possibilità di governare, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando invoca le dimissioni immediate. Più cauta Forza Italia, «eravamo pronti alla mozione di sfiducia e riteniamo che debba essere calendarizzata», afferma il capogruppo regionale Marco Falcone, «possiamo aspettare due o tre mesi, per risolvere le emergenze e attendere l’arrivo di 600 milioni oltre ai 300 che occorreranno per evitare il default». Niente sconti dal MoVimento 5 Stelle, «se ne deve andare per i due anni di assoluta inadeguatezza politica e amministrativa, la continuità con il passato, le menzogne e per il fatto che non è un presidente libero», dichiara Salvatore Siragusa.
Dopo 41 anni di indagini e processi, la Corte d’Assise ha stabilito che dietro la strage di piazza della Loggia a Brescia, dove il 28 maggio del 1974 morirono otto persone e ne rimasero ferite un centinaio radunate per una manifestazione antifascista, c’era la mano di Carlo Maria Maggi, medico veneziano all’epoca ispettore di Ordine Nuovo per il Triveneto. Sentenza che è «non un punto di arrivo, deve servire a far luce su molti altri angoli bui del periodo degli anni di piombo», per il Presidente della Camera Laura Boldrini, che «fa storia e giustizia» a giudizio del vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Giovanni Legnini e che «rende la nostra democrazia più forte» secondo il Ministro dell’Interno Angelino Alfano.
La Camera garantisce la fiducia al Governo sul decreto legge in materia di fallimenti, con 355 sì, 188 no e un solo astenuto. Previsti accesso al credito facilitato, ristrutturazione dei debiti, cautele nel sequestro giudiziario delle imprese, fra queste potrebbe beneficiare anche l’Ilva di Taranto. «Più che un decreto salva-aziende in crisi è un decreto salva-banche in crisi», critica la deputata leghista Barbara Saltamartini. «Di fallimentare c’è solo il Governo Renzi», aggiungono i membri della commissione Giustizia appartenenti al MoVimento 5 Stelle, per i quali il provvedimento è un troppo eterogeneo «mix di disposizioni, c’era bisogno di discussione e confronto».
In Senato via libera alla legge europea 2014 per l’adempimento degli obblighi italiani in ambito dell’Unione, 123 i sì, 43 i no (Lega e Forza Italia) e 41 le astensioni (Sel e M5S). Previsti un possibile stop alle coltivazioni ogm, disciplina delle autorizzazioni per i servizi di connettività e sulla cattura di uccelli a fini di richiamo. Sempre a palazzo Madama, slitta la discussione sul disegno di legge per la riforma della Rai, ma il termine finale del voto è ancora il 31 luglio.
Caos invece in commissione Giustizia, dove si attendeva la relazione del ministero di Economia e Finanza sugli oneri che comporterebbe l’applicazione delle unioni civili, in discussione al Parlamento. Le cifre vengono pubblicate su twitter, si parla di 3,5 milioni per il 2016 e di 6 milioni per il 2017, ma il documento non è stato inoltrato e la seduta in programma è stata spostata. Il Presidente della commissione Maurizio Sacconi ironizza sull’incidente, «siamo alle coperture via tweet?», entrando nel merito Maurizio Lupi del Nuovo Centro Destra chiede di «prendere il tempo necessario», mentre dal Partito Democratico l’incidenza sulle casse viene definita bassa, ideale per procedere da subito con l’iter del disegno di legge.
Firmato infine a palazzo Chigi il protocollo di intesa fra presidenze del Consiglio dei Ministri, ministero dell’Istruzione e Banca Europea per gli Investimenti per il piano di finanziamento dell’edilizia scolastica, che coinvolte anche il ministero delle Infrastrutture. L’impegno è portare avanti gli interventi di ristrutturazione e di monitoraggio con disponibilità fino a 940 milioni, di cui 450 già pronti per essere sbloccati con la sigla di oggi.
Il Giudice per le Udienze Preliminari Wilma Gilli, del tribunale di Taranto, rinvia a giudizio 47 imputati fra amministratori pubblici e responsabili dell’impianto dell’Ilva. Tra questi spicca il nome dell’ex Governatore pugliese e leader di Sel Nichi Vendola. Si tratta di un «fatto importante per tutto il popolo inquinato», dichiara il coportavoce nazionale dei Verdi Angelo Bonelli, e «per Taranto, la città dei veleni, dove 30 persone ogni anno hanno perso la vita a causa dell’inquinamento, i bambini si ammalano di tumore del +54% rispetto alla media pugliese, la diossina ha contaminato la catena alimentare e gli operai muoiono in fabbrica per gravi incidenti sul lavoro». Vendola si appresta ad affrontare il processo «con la coscienza pulita ma sarei insincero se dicessi, come si usa fare, che sono sereno. Sento come insopportabile la ferita che mi viene inferta da un’accusa che cancella la verità storica dei fatti, scritta in migliaia di documenti. Io ho rappresentato la prima e unica classe dirigente che ha sfidato l’onnipotenza dell’Ilva e che ha prodotto leggi regionali all’avanguardia per il contrasto dell’inquinamento ambientale».
Per il MoVimento 5 Stelle la coincidenza con la «vergognosa fiducia al dl fallimentare che ancora una volta salva l’Ilva» rappresenta la «parabola di una classe politica e dirigenziale che pur di rimanere arroccata sulle poltrone si spalleggia con atti incostituzionali e decreti per auto-assolversi». Su Vendola, «dice che andrà a processo con la coscienza pulita, noi gli rispondiamo che nessuno di coloro che hanno detenuto il potere e non hanno contribuito realmente alla chiusura di un processo produttivo vetusto progettando e provvedendo alle reali alternative economiche, può avere la coscienza pulita».
Problemi giudiziari, ma di diversa natura, per Denis Verdini, senatore di Forza Italia e fautore del patto del Nazareno tra gli azzurri e il Pd, accusato di bancarotta fraudolenta per il fallimento di una ditta indebitata per 4 milioni con il Credito Cooperativo fiorentino, presieduto da Verdini. Il politico e imprenditore era stato oggi a pranzo a palazzo Grazioli per incontrare Silvio Berlusconi e riavvicinarsi al Cavaliere dopo le tensioni sulla linea del partito, ma l’incontro, pur cordiale, sembra essersi concluso con un nulla di fatto, secondo alcune fonti. Pare sia già pronta una lettera da inviare al Presidente del Senato Piero Grasso per comunicare la nascita di un nuovo gruppo composto da 11 senatori. Vicende giudiziarie a parte, l’addio di Verdini appare quindi ormai certo.
Da stasera, a Genova, parte la campagna di “Possibile” per condividere una serie di quesiti su temi fondamentali della politica italiana. L’obiettivo è «restituire ai cittadini la sovranità smarrita» con una sfida referendaria su quesiti come la legge elettorale, il Jobs Act, lo Sblocca Italia, il disegno di legge sulla scuola. Entro la prossima settimana dovranno essere depositati i moduli referendari nei comuni per facilitare le sottoscrizioni. La speranza è che «i referendum si votino lo stesso giorno delle elezioni amministrative del 2016», spiega Pippo Civati, l’appello è ai consiglieri comunali perché «rendano possibile la raccolta» e alle altre «forze politiche perché collaborino assumendosi oneri e condividendo eventuali onori».

 

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