sabato, Settembre 25

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BangkokL’attuale configurazione della crisi economica e finanziaria in Asia, all’ombra del collasso della Cina i cui esiti sono alquanto difficili da decifrare al momento, costituiscono un mix particolarmente tossico sia per lo sviluppo dell’economia dell’area asiatica ma – innegabilmente – anche per i contorni più vasti della crisi globale, quindi anche a livello planetario e non solo circoscritto al solo contesto asiatico e ad aree limitrofi.

La crisi che oggi attanaglia la Cina, infatti, data la complessa e fitta inter-relazione con svariate Nazioni asiatiche e con i mercati borsistici per i quali i confini contano ancor meno che per quelli strettamente mercantilizi, sta via via manifestando aspetti e volti in parte prevedibili ed in parte al di fuori del controllo delle Autorità finanziarie d’area. Bisogna anche considerare che ‘Cina’ non è solo la Madrepatria cinese, il cosiddetto ‘Impero di Mezzo’ ma anche Macao, Hong Kong, Shanghai e paradossalmente anche Taiwan. Tutte queste aree, infatti, anche se con diverso peso e spessore, come è ben noto, hanno un cordone ombelicale spesso con la Cina e che affonda le proprie radici lontano nel Tempo.

Dal punto di vista degli investitori internazionali, sempre a caccia di aree ‘emergenti’ o dove i limiti dei rischi lasciano comunque immaginare potenzialità di sviluppo e lucro, oggi il dubbio riguardante la Cina (un dubbio particolarmente complesso data la situazione attuale cinese) si espande alle aree collegate con la Grande Madre Cina e via via va declinandosi sempre più estesamente anche ad aree attigue come il Sud Est Asia, tanto per citarne una e senza dimenticare la Corea o il Giappone, per fare altri esempi.

Ebbene, a contorno degli aspetti economici, finanziari e borsistici o commerciali vi sono pure aspetti sociali e politici collegati con l’attuale stallo economico e finanziario d’area che non vanno assolutamente sottodimensionati o sottovalutati. Se così si può dire, potremmo parlare di una specie di “effetto alone” che si espande dal nucleo della crisi d’area (la Cina) e si diffonde in un’area più vasta (il quadrante estremo-orientale ed il Sud Est Asia).

La crisi, infatti, s’è manifestata prepotente anche a Singapore e in Malaysia, il che – hanno affermato alcuni esperti della Banca d’America Merrill Lynch – potrebbe essere uno strumento esterno a supporto del Partito d’Azione Popolare People’s Action Party PAP nelle prossime elezioni. Gli esperti della Merrill Lynch fanno notare – infatti – in un recente report emesso alla fine della scorsa settimana, che il PAP trae maggior vantaggio in termini di voti proprio durante periodi di crisi come quello attuale. Nel novembre 2001, quando Singapore era in recessione nelle spire del crack dot.com degli Stati Uniti, si tennero elezioni nel corso delle quali il PAP raccolse il 75.3 per cento dei voti mentre l’intero scenario politico locale era in un crollo quasi totale. Il che vuol dire più di 10 punti percentuali più in alto rispetto ai sondaggi del 2006. E nel gennaio 1997, nelle fasi iniziali della crisi finanziaria asiatica, il PAP vinse con il 65 per cento dei voti con un incremento del 6.6 per cento rispetto alle elezioni del 1991.

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