martedì, Novembre 30

Singapore e la censura Film sugli esiliati politici proibito per ragioni di sicurezza nazionale

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Mercoledì 10 settembre l’Autorità per lo Sviluppo dei Media (ASM) di Singapore ha proibito la proiezione pubblica e la distribuzione del film ´A Singapore, Con Amore´ (´To Singapore With Love´), della regista singaporiana Tan Pin Pin. «Non permesso secondo tutte le valutazioni», è stato il verdetto dell’organo di stato che supervisiona i media della Repubblica del sudest asiatico. Ma qual è il motivo di questa decisione?

´A Singapore, Con Amore´ è un documentario in cui si narrano le vicende di alcuni esiliati politici di Singapore che fra gli anni ’60 e gli anni ’80 lasciarono la città-stato a causa di ciò che, dal loro punto di vista, era una vera e propria persecuzione politica. La regista ha visitato gli esiliati, che adesso vivono nel Regno Unito, in Malesia e in Vietnam, per scoprire come hanno vissuto dopo aver lasciato il loro Paese. Essi parlano delle loro esperienze, dei loro sogni, e del loro amore verso il luogo natio nel quale non possono ritornare, a meno che non accettino di farsi arrestare di nuovo per crimini che, a loro giudizio, non hanno commesso. Con questo film Tan Pin Pin ha voluto narrare di una Singapore diversa, di una Singapore che avrebbe potuto essere e non è mai stata. Con questa «lettera d’amore dall’estero» la regista ha voluto condividere con i suoi concittadini un pezzo di Storia di cui a Singapore, fino ad oggi, non si è parlato e non si può parlare pubblicamente, dando un volto ed una voce a uomini che, benché vivano lontano dal loro Paese, continuano a sentirsi singaporiani e a considerare la città come la propria madrepatria.

Ma il Governo di Singapore la pensa diversamente. Per esso, quei personaggi sono dei criminali sfuggiti alla legge. Secondo l’ASM, «il contenuto del film compromette la sicurezza nazionale perché le azioni legittime delle agenzie di sicurezza per proteggere la sicurezza e la stabilità di Singapore vengono rappresentate in maniera distorta, come atti di persecuzione contro persone innocenti». Le testimonianze degli intervistati sarebbero, dunque, «false», in quanto contraddicono i documenti ufficiali del Governo e delle agenzie di sicurezza. «Le persone apparse nel film», continua la dichiarazione dell’ASM, «hanno fatto intendere che a loro sia stato ingiustamente negato il diritto di ritornare a Singapore. Nessuno li ha obbligati ad abbandonare Singapore e nessuno gli impedisce di tornare. Il Governo ha detto chiaramente che permetterebbe [loro]di ritornare se essi fossero disposti a farsi interrogare dalle autorità sulle loro attività passate in modo da risolvere i loro casi. Essi dovranno rendere conto dei crimini da loro commessi secondo quanto previsto dalla legge».

Una delle persone che compaiono nel film di Tan Pin Pin è Said Zahari, l’ex editore di ´Utusan Melayu´, un giornale di lingua malese. Said nacque a Singapore e, nonostante viva da decenni in Malesia, ha voluto mantenere la sua cittadinanza d’origine. Zahari è considerato un criminale dal PPA (Partito Popolare d’Azione), che governa Singapore dal 1959. Nel febbraio del 1963 il governo del PPA lanciò l’´Operazione Coldstore´, durante la quale circa 150 giornalisti, attivisti, leader studenteschi e politici dell’opposizione furono arrestati senza nessun capo d’accusa e furono tenuti in prigione per mesi o anni senza essere processati. Fra di loro vi era anche Zahari, detenuto per ´attività sovversive´ e ´simpatie comuniste´ sulla base della Legge sulla Sicurezza Interna (´Internal Security Act´). Egli rimase in prigione per 17 anni, senza mai subire un processo. Nel libro ´Il Lungo Incubo´ Zahari ha narrato le vicende della sua prigionia. Il regista singaporiano Martyn See ne ha dratto il film ´I 17 anni di Zahari´. Anche questo documentario, però, fu proibito a Singapore nel 2007. In una dichiarazione ufficiale il Governo spiegò che non avrebbe permesso «a persone che nel passato costituirono una minaccia per il Paese di sfruttare l’utilizzo di film per diffondere un’immagine falsa e distorta delle loro azioni passate e della loro detenzione da parte del Governo», in quanto ciò potrebbe «compromettere la fiducia dei cittadini nel Governo».

Un altro protagonista di ´A Singapore, Con Amore´ è Tan Wah Piow, un leader studentesco di sinistra che fu arrestato nel 1974 e condannato ad un anno di carcere per avere partecipato ad una ´cospirazione marxista´. Dopo essere uscito di prigione, egli si recò in Inghilterra, dove attualmente risiede. Nel 1976, a causa degli scontri fra il Governo e le associazioni studentesche, le autorità posero il Sindacato studentesco dell’Università di Singapore, di cui Tan era stato direttore, sotto la diretta supervisione del Ministero dell’Istruzione. Nel 1987, il Governo di Singapore revocò all’ex attivista la cittadinanza. Egli, però, ha sempre negato di aver partecipato ad attività insurrezionali di matrice marxista. «Ho detto in modo chiaro che non sono coinvolto in alcuna cospirazione atta a sovvertire il Governo», scrisse Tan nel libro ´Lasciate Che Giudichi Il Popolo´. «Ho sempre espresso la mia opposizione a qualunque tentativo da parte di chiunque di fondare a Singapore uno stato comunista.» Egli ha inoltre ribadito che le sue attività politiche erano basate sulla democrazia e sul verdetto popolare, non sulle cospirazioni.

In un recente articolo, Tan Wah Piow ha sostenuto che il vero motivo per cui il film di Tan Pin Pin è stato messo al bando è l’atteggiamento del PPA nei confronti della Storia. Benché Singapore abbia elezioni democratiche, di fatto il PPA controlla la società in modo semiautocratico, mettendo in grandissima difficoltà le opposizioni. Uno degli strumenti utilizzati dal PPA per promuovere la propria ideologia è la storiografia. Secondo Tan, il PPA non tollera una narrazione alternativa della Storia. Il documentario di Tan Pin Pin «parla di un aspetto meno conosciuto della fabbrica politica di Singapore», scrive Tan Wah Piow, «e in questo modo fornisce una versione alternativa della Storia».

Dopo aver vinto le elezioni nel 1959, il PPA, sotto la guida del suo leader carismatico Lee Kuan Yew, ha costruito lo Stato singaporiano postcoloniale e dato vita ad un boom economico spettacolare e duraturo. Con un reddito nazionale lordo pro capite di $54,040 nel 2013 (contro i $34,400 dell’Italia) Singapore è una delle economie più fiorenti ed uno dei Paesi più ricchi del mondo. Il modello economico singaporiano sviluppato dal Governo del PPA è alla base dei successi elettorali e del consenso che il partito è riuscito ad ottenere. Ma, dall’altro lato, l’equilibrio politico di Singapore è molto fragile, e il PPA cerca di mantenere le redini del potere attraverso un controllo quasi ossessivo della società civile. Esso si considera, infatti, l’unico ´partito nazionale´ in grado di guidare Singapore. Nelle parole di Raj Vasil, i membri del PPA sono convinti di essere «l’unica organizzazione politica che si dedica al benessere e alla prosperità di Singapore», mentre considerano l’opposizione e i dissidenti come «fazioni di gruppi etnici e rappresentanti di interessi particolaristici». La missione che il PPA ha dato a se stesso è dunque quella di salvare il Paese da una possibile rovina causata da conflitti interetnici, dai sindacati indipendenti, e da tutte quelle forze che potrebbero compromettere il perfetto funzionamento del meccanismo politico messo in piedi dal PPA stesso. Il controllo della società da parte del Governo si manifesta nell’economia, nell’istruzione, nelle politiche edilizie, nelle politiche sulla famiglia, e anche nell’igiene pubblica. Attraverso la fusione di elementi occidentali e di valori che esso considera tradizionalmente asiatici, il PPA ha cercato di creare un’ideologia nazionale che venga completamente identificata con lo Stato e che dia legittimità al PPA come unico partito degno di governare Singapore.

I mezzi di comunicazione di massa rappresentano, da questo punto di vista, uno degli strumenti attraverso i quali delegittimare il dissenso e ogni visione alternativa di Singapore. L’ASM, che sottostà al Ministero delle Comunicazioni e dell’Informazione, ricopre proprio una funzione di supervisione, controllo e selezione delle informazioni di cui la maggioranza dei cittadini di Singapore possono usufruire. Fra gli statuti e i codici che regolamentano l’ASM vi è la controversa Legge sulle Pubblicazioni Indesiderate. Secondo questa legge, il Ministro può, «a propria discrezione», proibire «l’importazione, la vendita o la circolazione di qualsiasi pubblicazione o serie di pubblicazioni pubblicate o stampate a Singapore o al di fuori di Singapore da parte di qualunque persona», se egli crede che esse «siano contrarie all’interesse pubblico». La definizione di interesse pubblico è, ovviamente, molto ambigua, ma il Governo del PPA considera la propria interpretazione come sufficientemente oggettiva.

Il 7 ottobre Yaacob Ibrahim, il Ministro delle Comunicazioni e dell’Informazione, ha difeso la decisione dell’ASM davanti al parlamento, sostenendo che il film di Tan Pin Pin «contiene falsità» sugli eventi storici e sulle vicende delle persone in essi coinvolte. «Permettere la proiezione pubblica di un film che offusca e sminuisce un’insurrezione armata da parte di un’organizzazione illegale, nonché atti violenti e sovversivi diretti contro i singaporiani, significherebbe di fatto condonare l’uso della violenza e della sovversione a Singapore, e quindi danneggerebbe la sicurezza nazionale», ha dichiarato. Il Ministro ha aggiunto che le persone intervistate nel documentario sono libere di tornare a Singapore se sono pronte a pagare per i loro crimini. Nei casi di Tan Wah Piow e Ho Juan Thai, il Ministro ha citato come crimini il fatto che essi abbiano lasciato il Paese con documenti falsificati e, per quanto riguarda Tan, anche il fatto che egli si sia illegalmente sottratto al servizio militare. Ibrahim ha poi accusato He Jin di non aver risposto a domande sull’uso della violenza da parte dei comunisti a Singapore, e di averne invece evidenziato il contributo nella resistenza antigiapponese durante la Seconda guerra mondiale. Altri due protagonisti del film, Tan Hee Kim e Yap Wan Ping, hanno, secondo il Ministro, mentito sulla data in cui sono entrati a far parte del Partito Comunista della Malesia. Il Ministro ha anche chiarito che il film può essere visto privatamente, e che le università del Paese possono richiederne la visione nelle aule per scopi didattici. Non si tratta, quindi, di una proibizione integrale, ma di restrizioni sulla proiezione e distribuzione.

Dopo aver appreso della decisione dell’ASM, Tan Pin Pin si è detta «molto delusa». In una dichiarazione sulla pagina Facebook del film, ha scritto di aver girato il documentario perché «io stessa volevo conoscere meglio Singapore. Volevo capire meglio come siamo diventati chi siamo … Speravo che il film avrebbe dato inizio ad un dialogo nel Paese che permettesse a noi stessi di comprenderci meglio in quanto nazione».

La comunità di registi e artisti di Singapore ha dato il proprio sostegno a Tan Pin Pin, rilasciando una dichiarazione collettiva di condanna contro il divieto. I firmatari hanno espresso la loro delusione e hanno chiesto all’ASM di rivedere la propria decisione, in quanto «la censura non aiuta a creare una società dinamica e informata». Gli artisti hanno consigliato al Governo di permettere una discussione libera sui contenuti del film e di pubblicare la propria versione dei fatti cosicché siano i cittadini a farsi un’opinione. Evidentemente, erano in molti a condividere questo punto di vista. Dopo che il film è stato proibito, centinaia di cittadini si sono recati a Johor Bahru, nella vicina Malesia, per assistere alla proiezione del documentario. Incoraggiata dal supporto pubblico, il 30 ottobre Tan Pin Pin ha fatto ricorso contro la decisone dell’ASM, riproponendo il film senza nessuna variazione. A due mesi dal 49° anniversario dell’indipendenza nazionale, la regista ha espresso la sua convinzione che il passato di Singapore non possa essere ignorato. «Credo che, come popolo, dovremmo essere in grado di conoscere e giudicare, attraverso proiezioni pubbliche del film a Singapore, opinioni diverse, anche quelle che il Governo non condivide», ha scritto.

Il caso di Tan Pin Pin è solo l’ultimo di una lunga serie di atti di censura contro scrittori, giornalisti e blogger. Questo è uno dei più grandi paradossi del modello singaporiano. Mentre Singapore è, secondo la Banca Mondiale, il quarto Paese più ricco del mondo dopo Macao, il Qatar e il Lussemburgo, Reporter senza frontiere l’ha relegata al 149° posto del suo Indice della libertà di stampa. Il modello economico e sociale creato dal PPA è, in effetti, un meccanismo molto delicato, che rischia di bloccarsi se le sue parti non funzionano perfettamente. Alle elezioni del 2011 il partito ha ottenuto ´solo´ il 60% dei voti, portando a sei il numero dei membri dell’opposizione in parlamento. Mentre nella maggior parte delle democrazie questa sarebbe stata considerata una vittoria, per il PPA è stata una sconfitta. «Molti [singaporiani]vogliono sentire più voci dell’opposizione in parlamento per supervisionare il PPA», aveva dichiarato Lee Hsien Loong, l’attuale primo ministro, dopo le elezioni, promettendo che il partito avrebbe condotto un esame di coscienza. Gli ultimi atti di censura, però, fano pensare che il PPA faccia molta fatica a cambiare il suo atteggiamento e ad accettare il pluralismo.

 

 

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