giovedì, Giugno 24

Sinergie tra le piante e l’uomo, per un futuro sicuro

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Lattività del network in cosa consiste?

Ci sono partner europei, ma anche Israele, Turchia e Stati Uniti. Il problema è stato affrontato a livello globale e lo scopo è stato quello di sviluppare tecniche diagnostiche rapide e metodi di prevenzione e di contenimento nel caso che un parassita sfugga ai controlli e sia necessario bloccarlo. E’ stata fatta molta formazione perché questa è una rete di eccellenza e la formazione ne è la base. Questo l’ho imparato nella mia vita perché ho vissuto e lavorato in tanti Paesi, ma sono poi le persone che fanno le reti e quindi scambiare contatti tra laboratori crea dei legami in continua evoluzione. E poi molta comunicazione: questo è un aspetto che curiamo molto come Agroinnova, il centro di competenza per l’innovazione in campo agro-ambientale dell’Università di Torino, che non fa solo ricerca di base e applicata, ma anche molto trasferimento tecnologico, comunicazione e formazione. E’ quindi molto importante far sapere quello che si fa nella ricerca, perché purtroppo come ricercatori spesso siamo visti come persone fuori dal mondo.

 

Qual è il sistema che mettete in atto per evitare il pericolo di patogeni dannosi?

Il nostro approccio è multidisciplinare. Questa è una rete virtuale e abbiamo la possibilità di collegare i laboratori molto velocemente tra loro: oggi è possibile che un vetrino messo in un microscopio di un laboratorio negli Stati Uniti si possa leggere qui da noi in Europa e viceversa, come si fa in campo medico. Questa tecnica l’abbiamo acquisita con un finanziamento precedente della NATO. Quindi abbiamo competenze diverse collegate, capaci di farci lavorare velocemente e intervenire quando c’è un nuovo problema che emerga. Si lavora in modo molto sincronizzato, nessun problema sarà più un problema locale.

 

Pare uno scenario ideale. Ma a volte qualcosa non ha funzionato come nel caso della Xylella fastidiosa.

Di questo argomento preferisco non parlare perché c’è un’inchiesta della magistratura in corso e spetta alla magistratura far luce. Posso solo dire che quello della Xylella non è un problema locale, ma di interesse europeo, anzi mondiale. Che quindi va affrontato da esperti in un’ottica globale.

 

Il centro PlantFoodSec è un progetto virtuale ma c’è anche il progetto di creare un centro effettivo?

C’è già nel senso che Agroinnova è un centro di competenza reale con bellissime strutture a Grugliasco legate all’università di Torino e quindi il progetto di estendere le competenze di Agroinnova anche alla biosicurezza in campo europeo è molto concreto. La biosicurezza non ha bisogno di muri, c’è già un centro di competenza molto ben avviato, si tratta ora di mantenere le rete che si è costruita con PlantFoodSec, ma anche con eventuali nuovi partner perché il nostro lavoro ci porta sempre a sviluppare nuove partnership.

 

Questo riguarda anche gli animali o soltanto le piante?

In questo momento sugli animali stanno lavorando altri centri. Il mio sogno sarebbe di affrontare a livello europeo quello che si chiama ‘one health concept’ piante-uomo-animali. Noi abbiamo dei modelli di lavoro che accomunano molto piante, animali e uomini. Oggi quando si parla di ‘one health’ si pensa a uomo e animali, mentre invece sarebbe estremamente importante includere anche le piante.

A me piacerebbe molto prima finire la mia carriera universitaria – così come per l’Europa abbiamo affrontato per primi il tema dell’agroterrorismo – avviare anche il discorso sulla one health perché lo trovo molto concreto e adatto in tempi attuali.

Noi oggi abbiamo dei modelli che avvicinano molto pianta-uomo-animale e capire meglio questi meccanismi potrebbe portarci a grossi risultati per il futuro.

Ma questo per il momento è ancora un progetto.

 

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