giovedì, Giugno 24

Sinergie tra le piante e l’uomo, per un futuro sicuro

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Su questo punto in particolare si sono soffermati alcuni degli esperti che hanno indicato come una delle sfide più importanti alla biosicurezza sia l’identificazione del tipo di contaminazione, se cioè si tratta di un caso accidentale o intenzionale. Diventa quindi possibile, in base agli studi condotti nell’ambito del progetto PlantFoodSecdeterminare leventuale origine dolosa dellepidemia” con l’elaborazione di ‘scenari tipo’ da utilizzare per la formazione degli esperti che dovranno occuparsi di casi del genere.

Per valutare eventuali casi di ‘agro-terrorismo‘ è stato usato il modello del cosiddetto ‘pest risk assessment’ (la valutazione del rischio di agenti biologici patogeni) e sono stati elaborati quasi 100 scenari riferiti ad una vasta gamma di potenziali motivazioni di azioni dolose. Uno strumento questo che ha consentito di valutare gli effetti di una efficace prevenzione e della messa in atto di misure per attutire gli effetti di una eventuale epidemia. Dai risultati ottenuti nell’ambito dello studio emerge la possibilità di ridurre la portata di potenziali minacce che dovessero essere messe in atto.

Il network scientifico ha quindi creato una piattaforma virtuale per raccogliere ricerche e informazioni e favorirne lo scambio tra gli esperti in modo che tutti i Paesi membri possano accedervi e cercare di far fronte ad eventuali casi di bioterrorismo alimentare.

Ma l’obiettivo finale è la creazione di un vero e proprio centro europeo di competenza per la sicurezza alimentare e vegetale perché i risultati del progetto diventino una realtà concreta a tutto vantaggio della salute del mondo vegetale e animale e anche dei bilanci nazionali. Si calcola infatti che in alcuni Paesi, specie quelli in via di sviluppo, “le perdite causate dalle malattie delle piante incidano per il 30-40% sul raccolto annuo. Negli Stati Uniti si calcola in 33 miliardi di dollari la perdita finanziaria per le coltivazioni causata da agenti patogeni vegetali, per non parlare dei danni ad animali ed esseri umani. “A livello mondiale le perdite economiche causate da tali agenti possono raggiungere centinaia di miliardi di dollari annui con una percentuale che può andare fino al 5% delleconomia mondiale”.

E se entro il 2050 sarà necessario aumentare la produzione di alimenti del 50% rispetto a quella attuale a causa dell’incremento della popolazione mondiale, l’incidenza delle perdite per malattie delle piante rischia di diventare un problema di dimensioni apocalittiche.

Ne è convinta Maria Lodovica Gullino che ha risposto alle nostre domande.

 

Biosicurezza, cosa significa? Come si lega al concetto di terrorismo alimentare?

Per terrorismo generalmente intendiamo attacchi che colpiscano l’uomo, ma in effetti potrebbero esserci anche attacchi che colpiscono le piante e tutto il mondo vegetale: piante, foreste e quindi derrate agroalimentari. Pensiamo ad esempio ad un caso estremo: immaginiamo ad esempio cosa potrebbe accadere in caso di contaminazione del ‘catering’ di un aeroporto internazionale. Qui non stiamo parlando di qualcosa di remoto, ma di un rischio di cui dobbiamo tener conto.

 

Cosa può dirmi del progetto ‘PlantFoodSec’?

Si tratta di una rete di eccellenza creata cinque anni fa che ha messo insieme 13 partner di 8 Paesi e tre continenti e che, sulla base di progetti precedenti e in vista di progetti futuri, ha raccolto le migliori competenze di livello internazionale per prevenire questo rischio di introduzione – deliberata o accidentale – di nuovi parassiti. La contaminazione accidentale già avviene purtroppo: semi contaminati e materiale contaminato viaggiano in tutto il mondo, la globalizzazione dei mercati ha portato anche a questo, noi li chiamiamo ‘patogeni con la valigia’ che si muovono da un Paese all’altro. Ma questa introduzione potrebbe anche essere deliberata, con tutta una serie di scenari che vanno dalle guerre tra Stati (che è quello che succedeva in passato quando affamare il nemico faceva parte delle strategie dei paesi in guerra) ad azioni criminose tra un’impresa e un’altra. E’ noto che sino agli anni ‘70 esistevano in alcuni Paesi laboratori che producevano parassiti da utilizzare per affamare il nemico.

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