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Sindaci ridotti a “liquidatori fallimentari” Intervista al sindaco di Cerveteri, Alessio Pascucci: Città metropolitana? “C’è poca chiarezza”

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conferenza stampa kylix 8 maggio 2014 - 8.5.14

Un futuro che punta tutto sul passato. Perché un territorio come Cerveteri, sito Unesco per la necropoli etrusca della Banditaccia, non può che fondare la propria economia su un patrimonio unico al mondo. Il giovane sindaco Alessio Pascucci, classe 1982, ci crede e qualche risultato lo sta incassando se da qualche giorno a Cerveteri ha fatto il suo ritorno la famosa kylix (coppa) attica opera del ceramista e ceramografo greco Euphronios. Realizzata da uno dei più prestigiosi maestri greci del Gruppo dei Pionieri, Euphronios, che firma l’opera in qualità di vasaio, la kylix – datata circa al 500-490 a.C. e in mostra al Museo Museo Nazionale Cerite fino al 20 luglio – è stata restituita all’Italia nel 1998 dal Getty Museum di Malibù. Un risultato importante che segna un punto alla legalità specie in una terra dove pullulano i tombaroli pronti a cedere pezzi di storia al miglior offerente. Pascucci governa l’antica città etrusca dopo aver vinto con la  coalizione Esserci le ultime amministrative. Un ingegnere informatico che si dà alla storia, che lavora al ricongiungimento con Ladispoli. Tutto mentre in città all’ombra del grande consenso per Matteo Renzi alle recentissime elezioni europee, cresce il vento del M5S.

Sindaco Pascucci, oggi i sindaci sembrano essere diventati improvvisamente di ‘moda’, è un ruolo che sta assumendo una connotazione particolarmente positiva nell’opinione pubblica nazionale. Nella sua realtà è così? Cosa significa fare il sindaco per lei?

Non è facile fare il sindaco in questo momento storico. La crisi sta mettendo in ginocchio le famiglie e lo Stato impedisce ai Comuni di spendere i soldi che ci sono in cassa. Siamo sempre di più dei liquidatori fallimentari che cercano di risolvere i problemi che ci vengono sottoposti giorno dopo giorno. È una missione quotidiana. Ogni mattina so che busseranno alla mia porta decine di persone, cittadini e cittadine che domandano la collaborazione del Comune per risolvere una problema, intervenire su un’emergenza o per realizzare un progetto. Siamo istituzioni di frontiera. E ci sentiamo sulle spalle una grossa responsabilità. Ci piacerebbe sentire il Governo più vicino.

Nei Comuni spesso la battaglia amministrativa vede scendere in campo liste civiche. Quale resta il ruolo dei partiti tradizionali per il governo dei Comuni? E il civismo quali i limiti e quali le potenzialità nell’amministrazione locale?

Ho cominciato il mio impegno politico 12 anni fa costruendo insieme a pochi amici un movimento civico. Oggi quel piccolo movimento è di fatto la prima forza politica di Cerveteri, con ben cinque consiglieri comunali eletti (due donne e tre uomini). Ho sempre creduto con convinzione che il civismo fosse un’alternativa reale, specialmente in ambito locale, ai partiti tradizionali. Forse perché, per antonomasia, i movimenti civici provengono “dal basso” e hanno una percezione più prossima delle realtà territoriali. I cittadini vogliono votare persone che conoscono, di cui possono fidarsi. Il civismo ha dato questa risposta. Quando dico questa cosa, mi creda, alcuni pensano che io sto scherzando, ma credo che i partiti abbiano un ruolo chiave nella vita democratica. Ma quali partiti esistono ancora oggi? Forse questa è la domanda. E forse la risposta è il motivo per il quale sempre più persone stanno perdendo fiducia nella politica.

Destra, Sinistra. Sono categorie che hanno ancora senso? E quanto senso hanno nell’amministrazione locale?

Per me hanno un valore immenso. La prima volta che mi sono presentato (parliamo delle elezioni nel mio liceo) la mia lista aveva come slogan “sì all’autonomia, no alle ideologie”. Erano i primi germi del mio civismo giovanile ed era un modo per dire che la mia generazione non voleva le battaglie per partito preso, ma avevamo bisogno di risposte concrete. Con gli anni si cambia. Oggi sono orgoglioso della mia visione del mondo. So che vedere la realtà da sinistra significa una cosa precisa. In termini di Stato sociale, di sanità, di cultura, di politica economica. Non a caso, in questi due primi anni, abbiamo voluto affiancare alle scelte amministrative classiche la nascita del registro delle unioni civili, il conferimento della cittadinanza onoraria ai bambini stranieri nati in Italia, la creazione di un gruppo di volontari per la spesa sociale. Senza considerare che abbiamo aumentato del 56 per cento le risorse destinate ai servizi sociali.

Qual è il suo giudizio sulla trasformazione delle Province e l’istituzione delle città metropolitane?

Se si tratta di una trovata pubblicitaria, non mi trova d’accordo. Si tratterà di un processo serio? Ridurremo i costi di questi enti? Chi si occuperà delle materie di competenza delle province? Con quali risorse? Come al solito, i sindaci vengono coinvolti poco e nulla sulle scelte importanti che poi ricadono sul territorio. Ritengo che ancora ci sia poca chiarezza su come funzionerà la Città Metropolitana. Ma c’è un’altra proposta su cui però vorrei accendere i riflettori. Da tempo i Comuni di Cerveteri e di Ladispoli lavorano in piena sintonia, portando avanti insieme alcune importanti battaglie a favore del territorio su temi come il sociale, il mare, la gestione dei rifiuti, il trasporto pubblico locale. Un’idea che mi vede favorevolmente schierato è quella di unire le città di Cerveteri e di Ladispoli sotto un unico Comune, che significherebbe nuove opportunità di crescita del nostro territorio.

In discussione c’è anche la riforma del titolo V della Costituzione una diversa redistribuzione delle competenze Stato-Regioni. Le chiedo: quale la sua proposta in materia?

Ritengo che in tutta Italia, al di là del Comune in cui si nasce, si dovrebbero avere gli stessi diritti e le stesse opportunità. Le regioni dovrebbero ricordare che non sono amministrazioni locali, ma parlamenti con la competenza di legiferare. Ma non basta. In questo momento storico che richiederebbe maggiori dinamismo e modernità, il sistema burocratico è estremamente farraginoso, lento e inefficacie. Serve una riforma che sia nel segno di una maggiore efficienza dell’azione amministrativa e di maggiori diritti e garanzie per il cittadino.

Quale dovrebbe essere dal suo punto di vista il rapporto tra Comuni e Stato centrale?

Come sindaco non percepisco la presenza dello Stato centrale se non quando arrivano nuove tasse da imporre ai cittadini o quando subisco nel mio Comune tagli lineari che mi costringono a ridurre i servizi. Percepisco la presenza dello Stato quando mi dice che non posso spendere i soldi che ho in cassa. Forse dovrebbe esserci un rapporto, un qualche tipo di scambio. Oggi non c’è. Almeno non a Cerveteri.

I Comuni e l’Europa. Questa istituzione, vista da un sindaco, quale futuro è destinata ad avere e di quali riforme ha bisogno?

Spesso si sottovaluta, o non si percepisce appieno, l’importanza delle istituzioni europee. Mia nonna mi spiegava che l’unione fa la forza e se sono un convinto sostenitore dell’unione fra Cerveteri e Ladispoli, lei capisce che non posso che avere fiducia nell’Europa. Spero in un Europa più presente. Più forte. Più incisiva. Spesso la nostra nazione recepisce le direttive della Comunità Europea dopo anni. È che i nostri politici hanno pensato per troppi anni che l’Europa fosse un posto dove mandare i politici da pensionare. E ne abbiamo pagato le conseguenze.

Quali sono le difficoltà dei Comuni a redigere progetti in grado di attrarre fondi europei sul territorio?

Al nostro arrivo il Comune di Cerveteri non aveva un Ufficio Europa e la partecipazione ai bandi europei rimaneva marginale e subordinata alla ricerca di partner che si accollassero gli oneri progettuali. Oggi nella nostra città è stato istituito un ufficio apposito. Abbiamo grosse aspettative dal prossimo settennato.

Si parlava un tempo di autonomia impositiva dei Comuni. Ma dall’Ici all’Imu o alla Tasi odierna il passaggio non è stato indolore. I Comuni sono oggi costretti a fare cassa vessando i propri cittadini per garantire i servizi essenziali. Perché, a suo avviso, è fallito il federalismo fiscale e cosa propone per una fiscalità più a misura dei Comuni?

I sindaci sono stufi di fare gli esattori delle imposte e i liquidatori fallimentari per conto dello Stato. Nel 2013 tra i drastici tagli ai trasferimenti e il prelievo fiscale forzoso dalle casse comunali, lo Stato ha tolto al Comune circa 6,1 milioni di euro in più di quello che i cittadini di Cerveteri hanno versato, con grande fatica, attraverso le tasse. Inoltre la ricchezza pagata dai cittadini non resta sul territorio ma va altrove, anche a causa di leggi ingiuste e inique come il Fondo di Solidarietà dei Comuni, che toglie a chi è stato bravo per dare, nella maggior parte dei casi, a chi bravo non è stato. Il risultato del federalismo fiscale, ad oggi, è stato il triplicare delle tasse a fronte di servizi per i cittadini molto ridotti.

Il Federalismo demaniale sta portando alcuni risultati. Alcuni beni immobili statali oggi inutilizzato stanno per essere trasferiti ai patrimoni dei Comuni che ne hanno fatto richiesta. Cosa accade nel suo Comune?

Abbiamo richiesto, congiuntamente ai Comuni di Ladispoli e Santa Marinella, al Ministero della Difesa di mettere a disposizione un terreno di proprietà statale per la realizzazione di impianti per la gestione virtuosa dei rifiuti sul territorio. Siamo in attesa di una risposta. Sicuramente, la possibilità del trasferimento di beni e proprietà demaniali agli Enti locali può essere un espediente per mettere a disposizione delle comunità beni di cui i Comuni, dato il Patto di Stabilità, difficilmente potrebbero disporre contando unicamente sulle proprie forze.

L’Italia si fa sempre più povera, i sindaci sono in prima linea. Come agire per tamponare i problemi dell’emergenza sociale in atto?

Nel 2013 il Comune di Cerveteri, in totale controtendenza rispetto al dato nazionale, ha aumentato del 56 per cento le risorse destinate alle Politiche Sociali. Abbiamo facilitato la nascita di un gruppo di volontari che ogni settimana raccoglie alimenti davanti i supermercati e che ridistribuisce tra circa 100 famiglie. Nel mio ufficio ricevo, ogni 10 persone, almeno 6 o 7 che chiedono un posto di lavoro, un aiuto per pagare l’affitto o una somma, anche piccola, per affrontare un’emergenza in atto. Le famiglie sono allo stremo, e i sindaci non possono fare nulla. Anche le imprese arrancano e in questo clima aumenta anche la frustrazione sociale. Abbiamo lanciato una campagna: “Non lasciamo indietro nessuno”. E’ fatta di piccole iniziative di solidarietà per rimanere uniti come comunità e darci man forte l’uno l’altro.

Quale capacità politica e quale forza operativa ha un Comune per intervenire sull’economia del proprio territorio?

A livello diretto, il margine di manovra è limitatissimo, quasi nullo. Possiamo fare affidamento su qualche amico che, a propria discrezione, può chiederci se abbiamo contatti di persone alla ricerca di un posto di lavoro. Noi generalmente, ma è successo davvero poche volte, diamo i contatti dell’Ufficio dei Servizi Sociali affinché vengano eventualmente segnalate delle persone da noi assistite. A livello indiretto, invece, le Amministrazioni possono fare qualcosa in relazione alle scelte che fanno. Noi, per esempio, intendiamo valorizzare l’economia dei nostri centri portando nuovi flussi turistici. Per questo stiamo puntando così tanto sul potenziamento dei servizi dati al turista e sulla valorizzazione del nostro patrimonio archeologico e artistico.

Non c’è bilancio comunale che non preveda fondi per la riqualificazione e la messa in sicurezza delle scuole. Perché si richiede questo continuo stanziamento di risorse?

Il nostro è un territorio in continua espansione demografica e perciò ad aumentare è anche la richiesta di servizi scolastici di ogni grado, perciò alla richiesta di manutenzioni si affianca anche quella di nuove aule. In questi due anni abbiamo fatto uno sforzo gigantesco per mettere in sicurezza tutti i plessi scolastici e restituire ai nostri studenti degli ambienti accoglienti e salubri. Abbiamo anche realizzato e attivato un intero plesso scolastico (scuola materna e medie). Per la prima volta nella storia di Cerveteri abbiamo azzerato le liste d’attesa. Ma con il limite del Patto di Stabilità e senza finanziamenti da parte degli enti sovraordinati non riusciremo a governare questi processi con la dovuta efficienza anche in futuro. L’istruzione è e deve essere trattata come una priorità assoluta.

I Comuni sono spesso anche dei centri di cultura, sostengono l’associazionismo locale, organizzano manifestazioni ed eventi. Cosa significa continuare a fare cultura in presenza di continui tagli da parte degli enti sovraordinati?  Ma, soprattutto, di cosa avrebbero bisogno i Comuni su queste voci di spesa, sia in termini economici sia in termini normativi?

Abbiamo lavorato molto in questi anni per mettere su una rete di associazionismo locale. Abbiamo realizzato la Consulta della Cultura, un organismo all’interno del quale circolano le informazioni e le idee. Il Comune sostiene con forza le associazioni locali e non manca di coinvolgerle in tante iniziative. Ma siamo noi a dover ringraziare le associazioni. Senza il lavoro inestimabile di decine e decine di volontari, probabilmente l’offerta culturale del nostro territorio sarebbe assortamente inadeguata. In ciò la nostra Città è speciale, è come una grande comunità in cui tutti mettono a disposizione ciò che sanno fare meglio. Ecco come sopperiamo ai tagli dello Stato. Ma la sfida è la seguente: riusciremo a far capire loro che con la Cultura si può anche “mangiare”?

Quanti cittadini di origine straniera ci sono nel suo comune? Cosa pensa del dibattito attorno alla questione dello ius soli? E oltre la cittadinanza, quali le politiche funzionali a far sì che i ‘nuovi italiani’ crescano sentendosi effettivamente come nuovi italiani?

La scorsa settimana abbiamo conferito la cittadinanza onoraria a 600 minori nati da genitori stranieri residenti a Cerveteri. Un gesto simbolico, certo, ma che dice chiaramente che nel Comune di Cerveteri tutte le persone sono uguali, a prescindere dalla propria storia personale e provenienza. Sono un fautore della legge sullo ius soli. È una questione di diritti, che devono essere uguali per tutti, così come anche i doveri. Inoltre stiamo per costituire la Consulta dei Migranti e la figura del Consigliere comunale Aggiunto, perché tutti hanno bisogno di una rappresentanza all’interno delle istituzioni democratiche.

L’articolo 32 della Costituzione che garantisce il diritto alla salute ai cittadini in molte realtà territoriali è svilito dalla carenza di servizi. Quale dovrebbe essere secondo lei il modello di sanità da mettere in atto?

Nel nostro territorio la Sanità vive un momento di forte difficoltà. Non abbiamo un ospedale all’interno del nostro Comune, e le strutture più vicine si trovano a Roma e a Bracciano. Ma anche queste strutture, non di rado, vivono momenti di incertezza e difficoltà. Abbiamo recentemente scritto una lettera al Ministro della Sanità per richiedere di tutelare e salvare da una possibile chiusura l’ospedale di Bracciano, ma ciò non basta comunque. Tra Cerveteri e Ladispoli, nei tre mesi estivi, dimorano oltre 200.000 persone, come si pensa di poter far fronte a queste esigenze se non con un piano di valorizzazione dei servizi sanitari locali?

 

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