martedì, Ottobre 19

Sindacati e prelievi in busta paga

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Nicola Alberta, responsabile dell’ufficio sindacale e segretario nazionale della FIM-CISL tiene a precisare che, però, non si tratta di una detrazione. “E’ una richiesta di contributi che noi chiamiamo ‘quota contratto’, con cui chiediamo ai lavoratori non iscritti ai sindacati di contribuire una tantum alla spesa che i sindacati debbono sostenere per la stipula contrattuale e la conduzione della vertenza. Questo contributo una tantum, previsto nell’ultimo contratto nazionale del 2012, era di trenta euro. La modalità con cui questa richiesta avviene consiste in una delega che il lavoratore firma. Viene poi inserito in busta paga un avviso che il lavoratore deve restituire firmato all’azienda con cui acconsente alla contribuzione. Questo avviso viene poi inserito come documento sulla piattaforma del sindacato e fatta oggetto di informazione e discussione nelle assemblee che si svolgono, prima dell’approvazione sulla piattaforma. Inoltre, il lavoratore viene informato anche da una comunicazione messa in bacheca sindacale, dopo la pubblicazione e prima che avvenga l’inserimento in busta paga“. Quindi, almeno secondo le modalità descritte dalla Fit-Cisl, il lavoratore, con diverse modalità e in più passaggi, è informato di questa contribuzione.

Dalla FIOM-CGIL fanno sapere che “le quote di assistenza contrattuale sono un contributo richiesto anche ai non iscritti che usufruiscono comunque della stipula di contratti (che hanno valenza erga omnes) e  vanno alle organizzazioni che hanno firmato il contratto in questione. I lavoratori vengono informati del prelievo (per l’ultimo contratto nazionale che la Fiom ha firmato – 2008 – si trattava di 30 euro una tantum) e possono rifiutarsi di versarlo con comunicazione all’azienda che effettua il prelievo sulla busta paga. La Fiom non si finanzia con i soldi degli enti bilaterali. Quando ne fa parte, i fondi vengono destinati ad attività a favore dei lavoratori: ad esempio, pochi giorni fa è partita – in collaborazione con l’Università di Tor Vergata – un’iniziativa con cui l’ente bilaterale previsto dal contratto Confapi (che tra l’altro è l’unico ente bilaterale di cui la Fiom fa parte) finanzierà 160 borse di studio universitarie destinate ai lavoratori metalmeccanici e/o ai loro figli. Il tesseramento permette ai sindacati di svolgere il loro ruolo di rappresentanza sociale dei lavoratori. Per quanto riguarda la Fiom quantità e modalità sono esplicite e chiare, contabilizzate nei bilanci, i quali – insieme alle buste paga dei funzionari, dal segretario generale in poi – vengono pubblicati, appena disponibili, sul nostro sito. L’ultimo dato disponibile dei tesserrati Fiom è quello relativo al 2014: 343.443 iscritti”.

Controcorrente è la posizione dell’Unione Sindacale di Base.  Ne abbiamo parlato con Emilia Papi, componente dell’esecutivo nazionale USB.  “Queste sono ‘quote di servizio’ e noi non le prendiamo per nessuna attività in favore dei lavoratori. Essi pagano già una tessera annuale.  Non solo. Non siamo neppure d’accordo con questo tipo di pratica che molti sindacati mettono in atto anche nei confronti dei non tesserati, e che si basa sul silenzio-assenso. Abbiamo organizzato, in questi anni, azioni di contrasto con una lettera che i lavoratori hanno inoltrato ai datori di lavoro. Per quanto ci riguarda, concludere azioni nazionali e locali fa parte del rapporto associativo tra noi e il lavoratore e non chiediamo nessun altro contributo“. 

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