giovedì, Ottobre 28

Silvano Casini: “Uno Spazio da cambiare” I governi di Germania, Inghilterra e Francia seguono da vicino l’evoluzione dell’interesse delle grandi potenze per la colonizzazione del sistema solare. E l’Italia?

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Il crescente interesse delle grandi potenze alla colonizzazione del sistema solare per motivi scientifici, ma anche e soprattutto, per interessi militari e commerciali hanno contribuito a creare una Space Economy di dimensioni ragguardevoli e in rapida ascesa. I governi di Germania, Inghilterra e Francia seguono da vicino l’evoluzione di tale fenomeno, chi per motivi militari e chi per gli aspetti tecnologici ed economici. E l’Italia? Chiediamo ancora di come può essere il futuro delle attività spaziali nazionali a Silvano Casini, veterano del settore spaziale europeo e americano.

 

Ing. Casini. In Italia c’è un’agenzia spaziale che riveste un ruolo importante sia in Europa che nelle collaborazioni internazionali, prime tra tutte quelle con NASA. Lei nel 1995-96 sotto il governo di Lamberto Dini, ha risolto brillantemente una situazione critica di ASI. La sua conoscenza del contesto le permette di emettere un giudizio sulla situazione attuale.

Francamente mi sento di poter esprimere solo una personale opinione. Che la nostra agenzia spaziale sia importante per l’Europa è un fatto ineluttabile. Il nostro contributo finanziario a ESA è così importante che se decidessimo di ridurlo, anche solo di una ragionevole quota, alcuni dei Paesi membri di ESA avrebbero considerevoli problemi a perseguire i loro sogni di gloria. Quanto all’importanza del ruolo è doveroso dire che è completamente inadeguata sia rispetto al contributo finanziario come anche alle nostre capacità scientifiche, tecniche e industriali e all’importanza geopolitica dell’Italia e lo sarà sempre più a causa della mancanza di una politica spaziale nazionale. Quando penso che l’Italia ha addirittura sponsorizzato il passaggio a mani straniere del controllo delle maggiori aziende spaziali nazionali mi vengono dei brutti pensieri.

Ritiene quindi che in Italia sia scarsa l’attenzione politica per lo Spazio?

La politica, quella che si preoccupa dell’economia nazionale e dell’importante ruolo geopolitico del nostro Paese è sempre stata assente. Quella che si occupa solo di interessi minori ed essenzialmente locali è stata sin troppo presente. È comunque possibile porre rimedio a tale situazione purché si studi con attenzione cosa la provocò.

In che modo?

Lo spazio italiano nacque e si affermò per merito di Luigi Broglio, scienziato e professore, membro del CNR e generale dell’Aeronautica Militare Italiana. Grazie a lui l’Italia fu il terzo Paese a livello mondiale a mettere in orbita propri satelliti. Riuscì anche, con l’aiuto dell’Aeronautica Militare e degli americani, a dotare il nostro Paese di una valida base di lancio equatoriale. E da ultimo, gli accordi di collaborazione con gli americani, che ancora oggi ci consentirebbero una importante e crescente partecipazione alla space exploration, sono il frutto della amichevole cooperazione stabilita da Broglio. Quando il Parlamento si occupò di Spazio il CNR ottenne che l’Agenzia Spaziale Italiana nascesse quale sua costola. ASI fu quindi costituita e organizzata secondo i canoni tipici del ministero in questione, ora MUR. I ruoli di alto livello furono generalmente riservati a professori universitari o membri del CNR e regole e procedure di gestione furono -e lo sono largamente tuttora- quelle del CNR. Il dato di fatto è che un’agenzia spaziale non è un centro studi né un istituto scientifico né una università. È una struttura che richiede competenze tecniche e tecnologiche ed elevate capacità amministrative e manageriali per attuare presto e bene ciò che viene approvato dal Parlamento e richiesto dal governo. Purtroppo, tra il governo e ASI stavano e stanno ancora MUR e CNR. Non avendone il diretto comando e controllo, il governo si disinteressò dell’Agenzia. Sì creò così un clima di alta osmosi tra i ranghi di ASI e industrie o istituzioni. Ne conseguì una crescente perdita di controllo dell’agenzia che nel 1995 si trovò in situazione di bancarotta. Fortunatamente il Parlamento se ne occupò tempestivamente e nel luglio 1995 la commissariò.

E fu indicato lei come amministratore straordinario

Il compito fu immane. Ebbi poco più di cinque settimane per preparare la partecipazione italiana al Ministerial Council di Tolosa (4 ottobre). Council epocale perché decisivo per ottenere che il progetto francese Ariane5 diventasse un programma di ESA malgrado l’opposizione dichiarata della delegazione tedesca. Naturalmente una posizione italiana non esisteva essendo tutta la struttura ASI in totale confusione. Una sola cosa era chiara: tra debiti in essere e impegni in atto con le industrie italiane e quelli allegramente presi con ESA, l’Agenzia aveva un buco di cassa superiore a 1.600 miliardi di lire. A Tolosa si riuscì a eliminare o ridimensionare molti degli impegni con ESA, nell’ambito di durissime trattative giocate sull’antagonismo franco-tedesco. Durante il Council si riuscì pure a far decollare Ariane5. Il side effect di tali trattative fu che, per la gestione politica di ESA il dominante duopolio franco-tedesco divenne una triade grazie all’ingresso dell’Italia. Fu così possibile ad ASI, nel giugno 1996, presentare al Ministero del Tesoro un piano strategico decennale, cosa mai fatta prima e purtroppo, mai più fatta dall’Agenzia. Grazie all’attento e rapido giudizio dell’attuale Primo Ministro, che era direttore generale al Tesoro, il piano fu approvato in pochi giorni. Oltre a ben selezionati programmi minori e a una rafforzata collaborazione con gli Stati Uniti, si diede così avvio ai programmi COSMO SkyMed e Vega (allora con altro nome) che assieme ai programmi con NASA sono tuttora i pilastri dell’industria spaziale nazionale.

Ebbe del miracoloso

Che tutto ciò fosse fatto in meno di un anno ha del miracoloso se confrontato coi tempi necessari oggi ad ASI per partorire un piccolo contratto con una PMI. Ma non si trattò di miracoli. Semplicemente nulla fu indebitamente influenzato dai vincoli delle procedure ministeriali. Vi furono solo contatti diretti col Primo Ministro, il Ministero del Tesoro e il suo direttore generale che, come dicevo prima, era Mario Draghi. E poi con il Parlamento. Fu una situazione molto simile a quella usuale americana. L’Administrator di NASA esegue gli ordini che gli arrivano dal Vice-President e Chairman del National Space Council, che a sua volta li riceve dal presidente degli Stati Uniti: una brevissima catena del comando ben protetta da possibili interferenze.

Fu un successo

Come facilmente prevedibile, i risultati della Amministrazione Straordinaria non fecero scuola. Presentai le dimissioni in anticipo sulla scadenza in essere del mandato. Subito il MUR dell’epoca riprese le redini del comando, il nuovo presidente fu scelto in base a meriti politici e gli esperti tecnici e amministrativi che avevano lavorato con me persero ogni potere e in molti casi furono sostituiti secondo regole nepotistiche. La conseguenza di un tale ritorno agli antichi metodi fu il riaprirsi dopo non molti anni di un nuovo periodo di crisi. Fortunatamente non grave come quello del 1995 ma comunque tale da portare alla legge n.7 del 2018 e a COMINT. La legge fu accolta con piacere e simpatia perché parve aprire un’era brillante e dinamica per lo Spazio nazionale. Purtroppo il legislatore lasciò ASI di proprietà del MUR. Di conseguenza, la legge COMINT non ha fatto altro che aggiungere un altro strato burocratico e politico alla vecchia situazione, portando così ASI all’auto-blocco, in una realtà spaziale mondiale in piena espansione e continua veloce trasformazione. Risultato: dall’ultimo consiglio ministeriale (Siviglia) non abbiamo fatto altro che perdere sempre più il controllo del nostro destino spaziale.

Ma cosa possiamo ricavare dallo spazio?

Lo spazio è, seppure sotto forma di arcipelago, l’ultimo nostro continente. Rispetto a quelli terrestri la sola novità è che si tratta di un continente senza fine e come tale, pieno di sorprese. Ciò malgrado la colonizzazione dello spazio non sarà fatta in modo dissimile da quella delle due Americhe. Diversa sarà forse solo la sequenza degli eventi. Per le Americhe i re spagnoli in primis finanziarono da privati una spedizione commerciale e solo più tardi svilupparono interessi militari coi relativi costi per lo Stato. Inversa è la sequenza per lo spazio. Si è cominciato a esplorarlo per motivi militari e si continua a farlo, il tutto finanziato dagli Stati, ma in parallelo si sono sviluppati forti interessi commerciali, generatori di ricchezza. Questo doppio binario rimarrà in esercizio per parecchie generazioni.

Lo spazio, come potrà diventare un business remunerativo?

Oggi a livello mondiale c’è una enorme liquidità che non riesce a trovare sbocchi nell’ambito dell’attuale economia terrestre. Gli Stati potrebbero avere un ruolo importante in questa fase iniziale finanziando studi e sviluppi di nuove tecniche o tecnologie. Sarebbe un modo per accelerare la partecipazione del proprio Paese a un mercato illimitato.

Quindi è essenziale essere della partita.

L’Italia non può permettersi di continuare ad essere assente dai principali tavoli negoziali europei, atlantici, internazionali, civili e militari. Occorre che si riprendano le redini della politica spaziale industriale nazionale, nel momento in cui più forti soffiano i venti dirompenti della New Space sui mercati europei e mondiali. L’azione deve tendere a recuperare continuità ed efficienza nella gestione della politica e dei programmi spaziali nazionali o di interesse nazionale.

In conclusione, ing. Casini, può spiegarci il modo?

Il concetto di continuità richiede di salvaguardare l’azione di governance dalle soluzioni di continuità che abbiamo sperimentato nelle fasi di alternanza dei governi succedutisi negli ultimi anni. Esse nascono dalla scelta di aver attribuito la responsabilità delle attività di supporto, coordinamento e segreteria del Comitato previste dalla legge n.7-2018 di cui parlavo prima, a un ufficio politico della Presidenza del Consiglio che in quanto tale vede la decadenza dei suoi componenti ad ogni termine di mandato, lasciando così interrotta e senza guida anche per mesi l’attività di governo e indirizzo nel settore spaziale che essendo mondiale non ammette distrazioni, tanto più nel corrente periodo di rapide e profonde trasformazioni, riposizionamenti e riforme dovute a dinamiche di settore già in essere negli ultimi anni. Purtroppo l’Italia assiste senza reagire a dinamiche di spartizione franco-tedesche che la lasceranno fuori dai futuri assetti spaziali europei ivi compreso il settore miliare. Da notare che si è anche persa ogni forza di iniziativa nei confronti del nostro alleato spaziale storico, gli Stati Uniti.

Continuità: Come inquadrerebbe la dinamica nazionale?

Diventa urgente rivedere l’assetto organizzativo individuando una struttura permanente della Presidenza del Consiglio che mantenga la continuità dell’azione amministrativa e di governo in tutte le fasi della vita istituzionale del Paese. L’efficienza va invece rapidamente recuperata nella fase di attuazione della politica spaziale nazionale. Ciò tocca ovviamente l’assetto di ASI, che attualmente sembra trovarsi in uno stato di confusione operativa e gestionale indotta dall’assenza dell’azione di indirizzo e guida del governo. In sostanza l’operazione di revisione dell’assetto di governance del settore è rimasta nel testo di legge del 2018 a metà, in quanto non ha apportato le necessarie modifiche istituzionali, organizzative.

Pensa al modello statunitense?

Sì, perché l’ho vissuto e ha funzionato. ASI dovrebbe limitarsi a recepire gli indirizzi governativi decisi dal COMINT ed eseguirli esattamente, come accade a NASA. Penso che ASI vada rifondata, con una nuova legge, quale agenzia pubblica esecutiva, con funzioni strettamente tecniche, gestionali e operative, mirate a supportare l’azione del comitato interministeriale e a dare attuazione alle sue decisioni, con un Administrator che riporti direttamente al Presidente del Consiglio. Riducendosi la complessità burocratica delle linee decisionali, ora distribuite su più organi istituzionali, la nuova ASI potrà avere una struttura flessibile, semplificata e mirata alla produttività dei processi di gestione degli appalti e delle varie procedure di affidamento che si dovranno utilizzare per la realizzazione dei programmi spaziali del PNRR oggi, ma in futuro per la realizzazione delle direttive di COMINT. Nell’era del New Space, si richiederà che l’ente si doti anche di nuove capacità, necessarie a garantire l’efficacia dell’azione gestionale nel monitoraggio delle azioni e delle ricadute sul sistema economico e sociale nazionale.

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