mercoledì, dicembre 19

Siria: la verità che si nasconde dietro i bombardamenti chimici Assad è il vero responsabile dell’attacco chimico del 7 Aprile a Douma, in Siria? Ne parliamo con l’analista di affari militari Francesco Tosato

0

Poche ore fa, la Commissione Europea, ha ulteriormente confermato l’uso di armi chimiche durante il bombardamento del 7 aprile a Douma, in Siria. La portavoce Maja Kocijancic, ha dichiarato: «Nel rapporto che abbiamo pubblicato domenica c’è scritto che in base ai nostri rapporti la maggior parte delle prove indicano che siano state usate armi chimiche in Siria nell’attacco del fine settimana». Secondo le stime dell’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms), sono 500 i feriti durante il bombardamento e sono morte almeno 100 persone. Ma di chi è la responsabilità dell’attacco? Su quali coscienze peseranno queste innumerevoli vittime? Gli USA puntano il dito verso Mosca alleata del regime di Bashar al-Assad, che a sua volta, ritiene colpevoli i Caschi Bianchi che avrebbero progettato un auto-attacco fake per scatenare l’ira del resto del mondo occidentale contro il Governo siriano e quindi far partire una rappresaglia militare.

The White Helmets, ufficialmente conosciuta come la Siria Civil Defense, è un’organizzazione umanitaria composta da 3.400 volontari: ex insegnanti, ingegneri, sarti e vigili del fuoco, che sono intervenuti estraendo gente dalle macerie quando le bombe sono piovute sui civili siriani. Secondo un articolo del ‘The Guardian’, nonostante i White Helmets abbiano avuto anche diversi riconoscimenti internazionali, oggi sarebbero presi di mira dalla macchina di propaganda russa. Il giornale vicino al Governo russo ‘Sputnik’ afferma in un articolo che: giornalisti e ricercatori che hanno viaggiato in Siria e intervistato residenti locali hanno avuto una percezione completamente diversa del gruppo dei Caschi Bianchi. Per esempio, la giornalista Vanessa Beeley intervistata da Sputnik, aveva affermato che i White Helmets fossero una ‘costruzione di propaganda’, a sostegno delle ambizioni ‘neo-colonialiste’ delle potenze occidentali e dei gruppi estremisti violenti che operavano in Siria. Inoltre, ha raccolto dei documenti che indicano che il gruppo svolge un ruolo attivo, spesso armato nella guerra terroristica contro il Governo di Assad. Un giorno prima del presunto attacco a Douma, Beeley avrebbe visitato i settori liberati della Ghouta orientale con l’esercito arabo siriano.

Nel distretto di Erbin, avrebbe trovato una fabbrica di bombe e un impianto di armi chimiche, precedentemente occupato da fazioni estremiste. Oltre a materiale incendiario, Beeley si sarebbe imbattuta in documenti con istruzioni per la fabbricazione di granate a mano al napalm, altri ordigni esplosivi improvvisati, e come rendere le granate più letali aggiungendo chiodi e fosforo bianco. Se da un lato non sorprende, dunque, l’accusa mossa dal generale russo Viktor Poznikhir che nel corso di una conferenza stampa, ha denunciato: «I Caschi Bianchi hanno ancora una volta messo in scena davanti alle telecamere un attacco chimico contro i civili nella città di Douma», giungono inaspettati i dubbi di Guenter Meyer, direttore tedesco del CERAW (centro di ricerca sul mondo arabo) dell’ateneo di Magonza. Meyer ha affermato: «Un attacco di questo tipo non ha alcun senso dal punto di vista del Governo siriano, infatti, quando si è verificato il presunto attacco, gli ultimi insorti islamisti si stavano ritirando dal loro bastione della Ghouta orientale», dubbio per altro espressoci da Gianandrea Gaiani, esperto di analisi storico-strategiche e collaboratore di ‘Analisi Difesa’, sentito da l’Indro nelle scorse ore. L’esperto tedesco ha anche messo in dubbio l’attendibilità dei Caschi Bianchi e ha parlato di probabili ‘messe in scena’ al fine di provocare un intervento degli USA.

D’altra parte, il ‘The Guardian’, afferma che la campagna per screditare i Caschi Bianchi iniziò già nello stesso periodo in cui la Russia organizzò un intervento militare in Siria nel settembre 2015, sostenendo l’esercito del Presidente Assad con attacchi aerei che bombardarono le aree detenute dall’opposizione. Quasi immediatamente, i media statali russi come ‘RT’ e ‘Sputnik‘ avrebbero iniziato, falsamente secondo il ‘The Guardian’, ad affermare che l’Isis fosse l’unico obiettivo e gettarono fango sugli attentati alle infrastrutture e alle abitazioni dei civili.

La stessa macchina di propaganda raccolse, ieri come oggi, attivisti anti-americani, blogger e ricercatori che sostengono che i White Helmets siano terroristi, «gli diedero una piattaforma sulla TV di Stato e sponsorizzarono i loro articoli attraverso i social media», si legge sul ‘The Guardian’.

Una vera e propria guerra psicologica e di propaganda, l’altra faccia dei bombardamenti e del continuo spargimento di sangue di questi anni.

Ad oggi, la questione risulta ancora molto delicata e sono diverse le ombre di mistero che ruotano intorno ai bombardamenti chimici dello scorso 7 Aprile. Ne abbiamo parlato con Francesco Tosato, senior analyst e responsabile del Desk Affari Militari presso il Cesi.

 

Secondo lei, è il regime di Assad ad aver bombardato con le armi chimiche?

La questione dell’attribuzione degli attacchi chimici in Siria è estremante problematica perché al momento non è possibile fare delle verifiche indipendenti sul terreno da parte dell’Organizzazione sulla proibizione delle armi chimiche (OPAC). Quindi, siamo di fronte alla propaganda di guerra di entrambi i contendenti. Da un lato il regime, che dice di non aver fatto nulla perché non ne avrebbe avuto la necessità militare considerando il fatto che sta vincendo, dall’altra parte i ribelli che, invece, sostengono che l’attacco sia stato fatto assolutamente dalle forze di Assad.

E’ importante arrivare a determinare con certezza il tipo di agente utilizzato perché se si trattasse di un gas di tipo militare, per esempio il sarin che il regime siriano aveva e che avrebbe dovuto consegnare completamente secondo gli accordi con l’OPAC già nel 2014, in questo caso sarebbe molto probabile che l’attacco possa essere stato fatto dal regime in quanto il sarin è un’arma ed è complicato da gestire, perché viene creato attraverso la miscela di alcuni precursori poco prima dell’uso e richiede un apparato dal punto di vista tecnico. Sarebbe difficile immaginare che possa essere stato nelle mani dei ribelli chiusi a Douma sotto assedio.

Diversa è la questione del cloro, ovvero quello che i media internazionali chiamano clorina dall’inglese ‘chlorin’ che in realtà sarebbe il gas di cloro. Il cloro è un gas industriale, è già stato usato nel passato per degli esperimenti nel corso della prima Guerra mondiale, è un gas irritante e assolutamente nocivo per l’uomo. Arrivando da percorsi industriali abbastanza comuni è stato, conseguentemente agli inizi dell’uso dei gas come arma chimica, tra i primi ad essere sperimentato. In seguito è stato considerato poco efficace nel caso di una guerra di massa come la Grande Guerra ed è stato sostituito con armi più letali.

Nel complesso abbiamo visto che in Siria è emerso l’uso del cloro soprattutto nell’ultima parte del conflitto, quindi dopo l’accordo tra il Governo siriano e l’OPAC che avrebbe portato alla consegna di tutto, o quasi tutto, l’arsenale di gas militari come il sarin o l’iprite, nota come gas mostarda, anche questo già nato ai tempi della prima guerra mondiale. Bomboloni di cloro utilizzati in diversi momenti del conflitto siriano negli anni scorsi, come arma chimica dei ‘poveri’, utile per lanciare degli attacchi mirati con degli effetti comunque devastanti sulla popolazione civile. Il problema è che essendo il cloro un gas industriale abbastanza facile da trovare, ovviamente l’attribuzione diventa di per se ancora più difficile. Mentre se parliamo di gas militari, armi chimiche vere e proprie che richiedono alle spalle della capacità, è più facile pensare che dietro a questi attacchi ci sia chi ha ancora a disposizione parte di un’infrastruttura statale, come appunto le forze fedeli al Governo del Presidente Assad; dall’altra parte quando iniziamo a vedere sul campo attacchi con gas di uso industriale, quindi più facilmente reperibili, qui le cose un pò si complicano. Abbiamo già visto che soprattutto nel confinante teatro iracheno anche Daesh un’organizzazione terroristica, per quanto all’epoca statuale, ha utilizzato il cloro e degli agenti gassosi nocivi contro le forze della coalizione e contro i propri nemici. Quindi questa dinamica ci fa capire che esiste almeno teoricamente anche la possibilità che ci possano essere degli altri attori, nell’ambito di quello che è il teatro siro-iracheno, che sono in grado di maneggiare i gas, almeno quelli di origine industriale, e di utilizzarli come armi. Quindi per questo diventa difficile se non c’è una verifica internazionale con osservatori delle Nazioni Unite, determinare chi ci sia dietro a questo attacco. Ovviamente  le ricostruzioni più ‘credibili’, anche rispetto alle immagini che si sono viste, fanno propendere per il fatto che questi bomboloni di cloro possono essere stati lanciati su Douma da degli elicotteri appartenenti alle forze governative siriane. La ratio di quest’attacco sarebbe stata sostanzialmente dare l’ultima spallata per costringere i ribelli, che ancora non volevano lasciare la città, ad arrendersi ed a accettare il trasferimento in un’altra parte della Siria, consegnando la città al regime senza eccessivo spargimento di sangue. La ratio di quest’ipotesi è il fatto che i combattimenti urbani sono molto sanguinosi, è molto difficile anche per le forze governative siriane entrare in un contesto urbano e combattere casa per casa. Con questo colpo avrebbero ‘spezzato’ la resistenza anche psicologica dei ribelli e il regime, mandandoli via, si sarebbe risparmiato una battaglia molto sanguinosa risparmiando anche i suoi uomini.

Visualizzando 1 di 2
Visualizzando 1 di 2

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Commenti

Condividi.

Sull'autore