domenica, Aprile 18

Sigonella: ricordo amaro e … spaziale

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Il comune di Sigonella è adagiato sulla sponda bassa della Sicilia ionica e il suo nome è legato essenzialmente all’aeroporto che ospita il Comando del 41° Stormo Antisom e l’Unità della Marina degli Stati Uniti che dipende operativamente dal Comando Forze Navali degli USA di stanza in Europa. La base, che ha i compiti di contrastare la minaccia subacquea e navale e di concorrere al servizio di ricerca e soccorso, è nota all’opinione pubblica per gli eventi che una notte di 30 anni fa tennero con il fiato sospeso le diplomazie internazionali e le più avanzate forze militari di intervento.

Cerchiamo si ricordare quei fatti, se pur sommariamente.
Il 7 ottobre 1985 l’Achille Lauro, una nave italiana varata nel 1946, di oltre 23mila tonnellate di dislocamento, incrociava pacificamente per i mari d’Egitto con a bordo 201 passeggeri e 344 uomini dell’equipaggio. Era un viaggio di piacere, uno dei tanti venduti dalla Flotta Lauro per far visitare e apprezzare le culle delle antiche civiltà mediorientali. Ma quella sera, mentre gli otto motori diesel da 23.300 cv. spingevano a tutta forza il transatlantico verso il porto di Ashdod, un commando terroristico di estrema ferocia scatenò un conflitto a fuoco prendendo di forza il governo della rotta. Il marconista, pur in preda al panico, ebbe modo di trasmettere un allarme che fu captato in Svezia e fece sapere al mondo che l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) minacciava di far esplodere l’imbarcazione e tutti coloro che erano a bordo. Solo in un secondo tempo il commando chiederà la liberazione di prigionieri politici detenuti in un campo di Nahariya, in Israele. In realtà sotto la vetrina dell’Olp di Yāsser Arafāt, si nascondeva una piccola fazione minoritaria filosiriana e non il cervello della struttura.

L’intero pianeta rimase con il fiato sospeso: non era un sequestro normale quello compiuto da un’armata paramilitare imbarcata con documenti falsi in un viaggio turistico ma un evento di portata internazionale che mise a rischio la pace della vasta regione mediterranea in cui l’Italia faceva da baricentro.

Era, come dicevamo, il 1985. Dal 24 giugno il Presidente della Repubblica era Francesco Cossiga, succeduto a Sandro Pertini con oltre il 74% delle preferenze in una sola consultazione a Camere riunite. A capo del Governo, da due anni c’era il leader socialista Bettino Craxi; il titolare della diplomazia era Giulio Andreotti, mentre Govanni Spadolini guidava il dicastero di Via XX Settembre.

La cronaca è nota. La stessa sera del giorno 7, dalla capitaneria di Porto Said venne captata la prima rivendicazione terroristica ma il colloquio tra Andreotti e Arafāt escluse ufficialmente la responsabilità del Premier palestinese nel sequestro della nave e mise a disposizione dell’affare internazionale due personaggi di primo piano per affiancare qualunque negoziato: Hani El Hassan e Abu Abbas. Un risultato di per sé importante che isolò politicamente gli attentatori e permise alla Difesa italiana di organizzare l’Operazione Margherita, con la mobilitazione di elicotteri, paracadutisti, incursori e ricognitori per individuare la posizione della nave.

A quanto si sa, Craxi e Andreotti spinsero per una trattativa diplomatica piuttosto che ricorrere alla forza. Un’azione di buon senso dettata anche dalla consapevolezza che l’Italia non avrebbe potuto confrontarsi con delle potenze evanescenti e con dei vicini con cui si tenevano preziosi rapporti commerciali. Più intransigenti le posizioni americane. Il Presidente Ronald Reagan attraverso il suo Ambasciatore a Roma, Maxwell Rabb, fece sapere che rifiutava qualsiasi trattativa negando le informazioni rilevate dai loro sistemi satellitari puntati sul Mare Nostrum.

Era un momento assai delicato e su questo va sottolineato quanto sia importante la dotazione di sistemi autonomi di osservazione, per un Paese che ambisca ad una propria sovranità nazionale. In quel momento in Italia le riprese satellitari erano marginali e il sistema di ricognizione veniva affidato essenzialmente ai bimotori francesi Atlantic in dotazione all’Aeronautica e al sostegno degli alleati. Almeno quando questi mostravano la volontà e la disponibilità di essere solidali con gli amici.

E fu così che accadde un episodio che avrebbe aperto delle strade inaspettate. Lo raccontò qualche anno fa il primo direttore generale dell’Asi (Agenzia Spaziale Italiana), Carlo Buongiorno nella sua biografia ‘Lo spazio di una vita‘: «In quel momento Spadolini ebbe delle informazioni dal satellite Spot che individuò la nave italiana nel Mediterraneo». Questa indicazione, giunta quasi per caso al Ministro della Difesa, non solo giovò alla risoluzione della tragedia che si stava consumando in quel momento, ma fu pure l’occasione per dare visibilità al Governo di strumenti di estrema efficacia e varò l’avvio di nuovi programmi strategici.

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