sabato, Ottobre 23

Sigonella e la strana storia dei droni per la Libia

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Il danno collaterale che gli attacchi dei droni portano con sé è ovviamente il secondo problema più discusso, quello che scuote le opinioni pubbliche di ogni Nazione.
Per questo il Premier Matteo Renzi ha dichiarato che l’autorizzazione al decollo dei velivoli sarà dato caso per caso, così ad monitorare attentamente che non venga meno quella garanzia di legittimità che già i droni faticano a rispettare. La Nato, in collaborazione con l’aviazione statunitense, sta così costruendo il suo occhio volante che punta dritto verso il Mediterraneo con il supporto materiale di Finmeccanica che fornirà le tecnologie che rappresentano il ‘cervello’ per farlo funzionare, realizzate nello stabilimento di Torino Caselle.

Il discorso della collaborazione Italia-USA punta dritta verso l’Alliance Ground Surveillance, un programma da oltre un miliardo di euro basato sui droni, che servirà a garantire la capacità dell’Alleanza Atlantica di sorvegliare e proteggere in particolare il fronte sud. La Nato discuteva da tempo la necessità di dotarsi di uno strumento strategico di questo genere. L’Alliance Ground Surveillance, è quindi un programma che non va confuso con i droni già impiegati in Libia, perché punta ad ottenere un sistema di sorveglianza che consenta di tenere sotto controllo il terreno in tempo reale. Lo scopo di tale sorveglianza è la protezione delle truppe impiegate e delle popolazioni civili, controllare i confini, garantire la sicurezza delle rotte marine, contrastare il terrorismo, ma anche aiutare la gestione dell’assistenza umanitaria e delle catastrofi naturali.

Per capire il meccanismo, è utile ricordare quello che Finmeccanica fa già in Congo per la missione di pace dell’Onu. Laggiù i droni trasmettono in tempo reale le informazioni ai Caschi Blu, per sapere cosa stanno facendo i vari gruppi della guerriglia e contrastarli. In alcuni casi, però, sono serviti anche a salvare vite umane, quando, ad esempio, hanno visto un traghetto che stava affondando nel lago Kivu e hanno lanciato l’allarme.

Il sistema dell’Alliance Ground Surveillance si baserà su cinque droni Global Hawk, forniti dalla compagnia americana Northrop Grumman, stanziati a Sigonella. La Divisione Sistemi Avionici e Spaziali di Finmeccanica, garantirà la fornirà delle stazioni di terra per la centrale operativa, due sistemi trasportabili, e gli apparati di comunicazione per la trasmissione dei dati e delle immagini dai droni a terra. In pratica il ‘cervello’ del sistema, che servirà ad analizzare quanto vedono gli ‘occhi’ (i droni) e rendere utilizzabili le informazioni raccolte.

Il valore complessivo del programma è stimato in oltre un miliardo di euro. I lavori per attivare questo progetto sono già cominciati, e la data prevista per la sua entrata in funzione è la fine dell’anno prossimo. I Global Hawk non saranno armati, come richiesto ad un drone di sorveglianza, ma imbarcheranno radar per l’osservazione ad alta quota. Gli apparecchi a guida satellitare avranno la capacità di volare per 30 ore, e un raggio di oltre 16.000 chilometri, nulla vieta a questi droni di comunicare tra loro, come già fanno.

Questi elementi aiutano a capire la potenziale dimensione del progetto, ma il fatto che sia basato a Sigonella rappresenta una indicazione delle preoccupazioni strategiche della Nato. L’Italia sarà impiegata in prima linea come interlocutore privilegiato per arginare le minacce che dal Medioriente si proiettano direttamente nel cuore dell’Europa. Sigonella e il suo sistema di sorveglianza sarà la punta di diamante di quella che si sperà possa essere una nuova dottrina dell’intelligence, un passo avanti per arginare l’irragionevole avanzata del terrorismo.

 

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