mercoledì, Ottobre 20

Siena e il turismo del futuro Intervista a Pierluigi Sacco del comitato pro-Siena e a Paride Leporace del comitato pro-Matera, perché è stata Matera ad aggiudicarsi il primato?

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Siena al ballottaggio

Siena è la grande sconfitta tra le candidate a capitale della cultura europea per il 2019. Una città ricca di storia, con un patrimonio architettonico culturale di primissimo piano, ma in balia di un lento declino che cresce di pari passo alla crisi del Monte dei Paschi.

La bocciatura subita nella competizione europea è un segnale della disfatta, la prova che senza il Monte dei Paschi la città sia perduta? Secondo il Presidente del Comitato che ha supportato la candidatura della città toscana, Pierluigi Sacco – ordinario di Economia della Cultura e coordinatore del corso di laurea magistrale in Arte, Patrimoni e mercati alla Libera Università di Lingue e Comunicazione di Milano, professore in numerose università italiane e firma del Sole 24 Ore e di Flash Art – «la mancata vittoria senese può invece essere un segnale positivo».

Il professore infatti ha una visione precisa del perché Siena abbia perso: “La decisione per questo titolo non dipende tanto dall’importanza storica, infatti molto spesso hanno vinto città molto poco ricche dal punto di vista del patrimonio storico. E le dirò anche che in realtà se Siena avesse avuto il Monte in piena salute non avrebbe avuto nessuna chance di vittoria, perché il titolo tende a premiare città che si trovano in una condizione di oggettiva urgenza e che sanno usare la cultura come strumento per uscirne. Quindi le considerazioni che hanno portato a non scegliere il centro toscano non hanno a che fare né con il patrimonio né con la crisi della banca, che anzi per certi versi ha dato a Siena più credibilità di potersi candidare”. E rincara anche la dose Sacco sottolineando come “Questa sconfitta, per quello che siamo in grado di dire noi e per quello che ci è stato detto spesso, anche durante la visita della giuria, ­­ la città presenta un potenziale dal punto di vista del progetto molto alto e dava un po’ la sensazione che Siena ce la potesse fare da sola, anche senza il titolo”. E i relativi investimenti e aiuti europei, aggiungiamo noi.

Alla luce di quanto emerso nella conversazione con il professor Sacco e non potendo verificare questa sua teoria sulle motivazioni per la perdita dell’investitura, in quanto non è ancora stato reso noto il rapporto della giuria che contiene anche i motivi della scelta di Matera come capitale della cultura europea per il 2019, abbiamo contattato un rappresentante del Comitato che ha sostenuto la candidatura di MateraParide Leporace. Giornalista di razza, già direttore di ‘Calabria Ora’ e del ‘Quotidiano della Basilicata’, attualmente è il Presidente della Film Commission Lucana. Leporace non è per niente d’accordo sulle ragioni che Sacco porta come probabile motivo di sconfitta di Siena. Anzi crede che gli elementi di difficoltà siano stati trasformati in un’occasione di riscatto e di riappropriazione identitaria generale e abbiano dato una marcia in più alla candidata lucana.

Del progetto presentato Leporace dice “È una costruzione dal basso che ha molto funzionato. È una proposta molto innovativa, non basata sull’eventificio ma sul coinvolgimento crescente della popolazione e su alcune riflessioni molto attuali sul riuso il consumo sostenibile, il concetto di abitante culturale, il recupero di tradizioni rifiltrate attraverso il tempo contemporaneo. È stata fatta leva su alcune questioni importanti. C’è stata l’efficienza attraverso un dossier, una visita e la votazione della commissione”. È chiaramente orgoglioso del risultato ottenuto e della vittoria anche perché “sono state scardinate delle cose abbastanza importanti, è la prima volta che il Sud ha una capitale europea della cultura”.

Però si lascia anche sfuggire un po’ di polemica nei confronti dell’avversaria toscana, che non si è ancora capacitata di aver perso l’occasione, aggiungendo a conclusione di questo breve scambio di battute: “Dispiace che a Siena si siano avute delle uscite un po’ colorite, non si trattava di Palio ma di una questione molto importante che riguarda l’Italia e i nostri destini. Nulla di gravissimo, qualcosa che può essere registrato come una caduta di stile”. 

Fuoriuscendo dalla polemica e tornado ai progetti si notano alcune differenze importanti. Di base sono due piani centrati su due visioni dello sviluppo turistico diverse, ma compatibile.

Sacco illustra così la visione del Comitato pro Siena: “Il nostro è un progetto tra patrimonio e innovazione sociale, abbiamo pensato a qualcosa di piuttosto innovativo e radicale che si rivolge non solo alla nostra città ma anche alle città di patrimonio storico-artistico europeo che rischiano di trasformarsi, sotto gli effetti della crisi, in un parco turistico a tema. L’obiettivo è invece quello di farli diventare dei centri di innovazione. Dal nostro punto di vista ci sono tre aree di innovazione che si collegano sia ai problemi che ai punti di forza della città e sono: il rapporto tra la cultura e la salute. Il tema dell’inclusione che significa tre cose: inclusione giovani nel mondo del lavoro, inclusione dei disabili in una città che ha barriere architettoniche importanti e inclusione delle minoranze etnico culturali”. Infine, il professore si sofferma sul tema del turismo intelligente, “perché Siena è una città con otto milioni di turisti l’anno dei quali però solo mezzo milione dormo almeno una notte. Questo crea naturalmente grandi squilibri anche nella trasformazione del centro storico. Noi abbiamo messo in piedi un progetto che crediamo sia piuttosto innovativo intorno a questi temi. Abbiamo raccolto più di 300 partner europei che a quanto sappiamo è il più alto numero di partner mai presentato da una candidata. Abbiamo avuto garanzie importanti dalla Regione. Ma per qualche ragione tutto questo non è bastato”.

Dall’altra parte c’è il progetto di Matera, un programma di turismo ecosostenibile e con un nuovo concetto di turista. “Per noi il turista non deve essere uno che viene consuma e se ne va , crediamo invece debba essere un abitante culturale, cioè una persona che viene accolta in un ambiente ci vive per due giorni o per due mesi o due settimane e sta su un piano paritario con chi vive quel luogo tutto l’anno. Inoltre vogliamo continuare a portare avanti un concetto di crescita dal basso, graduale, con la consapevolezza di tutti per creare opportunità. Perché quello della capitale della cultura europea sia un vero momento di sviluppo del territorio e non un momentaneo posto di lavoro. È un’occasione importante per Matera, ma non solo, anche per tutta la Basilicata, e il Meridione”.

Polemiche a parte quindi c’è voglia di fare e di collaborare con chiunque voglia contribuire a quest’esperienza per creare una ‘capitale della cultura italiana’, il comitato di Matera ha lanciato più volte appelli alla cooperazione tra le candidate, anche in caso di una propria sconfitta. Leporace ha rilanciato questo messaggio sottolineando come siano già iniziate degli scambi con Lecce, per dirne una. L’apertura è totale e ogni buona idea è ben accetta, e perché no magari anche con Siena, superati gli attriti iniziali, potrebbe nascere una collaborazione ad esempio sul tema delle nuove tecnologie legate alla fruizione del patrimonio artistico. Nel progetto toscano infatti uno dei punti chiave era la creazione di  un polo di industria culturale di nuova generazione che sperimenti i contenuti digitali per il patrimonio. Nelle intenzioni c’era lo sviluppo di un nuovo sistema hardware attraverso unità programmabili che renderebbero il centro della città completamente intelligente e capace di interagire con le prossime due generazioni di tecnologia indossabile facendo anche un uso piuttosto avanzato dell’internet degli oggetti della realtà aumentata. “Un’industria culturale legata alla produzione di contenuti digitali che ovviamente servono per tutte le città che stanno sperimentando queste nuove piattaforme” come ha precisato il professor Sacco.

In attesa di scoprire quali siano state le motivazioni della decisione, anche se ormai la questione è superata, i due comitati potrebbero quindi decidere di intraprendere dei percorsi comuni per rendere unica e condivisa quest’esperienza.

 

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