martedì, Luglio 27

Sicurezza tra i banchi di scuola field_506ffb1d3dbe2

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In questi ultimi giorni l’attenzione dell’opinione pubblica si è concentrata nuovamente sul problema della precaria condizione degli edifici scolastici, specialmente in alcune zone d’Italia. L’episodio più recente è stato il crollo di un soffitto, giovedì scorso, in un’aula del liceo Dettori di Cagliari, che ora è stato chiuso per scongiurare ulteriori crolli e sarà sottoposto alle opportune verifiche di sicurezza. Un incidente che si è risolto per fortuna senza vittime, ma che avrebbe potuto trasformarsi in tragedia.

E proprio in questi giorni si è celebrata l’XI Giornata Nazionale della Sicurezza Scolastica: dal 22 novembre a ieri, 3 dicembre, in varie città e in circa 5.000 scuole d’Italia si sono svolte diverse attività di sensibilizzazione al problema della sicurezza: dalle prove di evacuazione alla nomina di 655 giovani Responsabili Studenti Sicurezza, alla stesura di piani di emergenza comunali.

A promuovere queste iniziative è Cittadinanzattiva, movimento di partecipazione civica che da 35 anni opera in Italia e in Europa per la promozione e la tutela dei diritti dei cittadini e dei consumatori. Lo scorso 18 settembre Cittadinanzattiva ha presentato a Roma, durante un’audizione alla Commissione Istruzione, l’XI Rapporto su Sicurezza, Qualità e Accessibilità a Scuola, realizzato con il coinvolgimento di 155 cittadini monitori e 165 scuole su tutto il territorio nazionale.

Dall’indagine, condotta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica, e con il Patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Dipartimento della Protezione Civile, emergono dati decisamente poco incoraggianti. Il 39% delle scuole presenta uno stato di manutenzione del tutto inadeguato, e solo in un caso su quattro l’ente proprietario è intervenuto dopo aver ricevuto segnalazioni di carenze di tipo strutturale. Altro dato allarmante: solo il 44% delle scuole possiede il certificato di agibilità statica, il 38% quello di agibilità igienico-sanitaria e il 37% quello di prevenzione incendi. Inoltre, il 67% degli edifici scolastici si trova in zone ad alto rischio sismico, e il 12% in zone ad alto rischio idrogeologico (in Sardegna, teatro della recente ondata di maltempo che ha provocato danni e vittime quasi in ogni provincia, ben 67 istituti sono costruiti in aree considerate a rischio). In un’aula su quattro sono presenti umidità, muffe, distacchi di intonaco, temperature ed aerazione non adeguate, finestre rotte, sedie e banchi non a norma. E non adeguati alla statura degli alunni. E tuttavia, anche se può sembrare un dato paradossale, sono aumentate le scuole certificate: spesso, però, esiste il certificato di agibilità ma poi l’istituto si degrada nel corso del tempo e non si provvede a fare interventi di manutenzione per mantenerne alta la qualità.

Eppure la difesa del diritto alla sicurezza nelle scuole resta uno dei compiti principali del Paese. Ogni giorno frequentano le scuole italiane dieci milioni di persone, tra studenti, insegnanti e personale non docente. E sono ancora fresche nella memoria tragedie come quella di S. Giuliano di Puglia, dove, il 31 ottobre 2002, 27 bambini morirono in seguito al crollo della scuola ‘Jovine’. Un’emergenza, quella della sicurezza scolastica, che va affrontata al più presto. E si sono sollevate già numerose polemiche per lo stanziamento di 450 milioni  di euro stanziati dal governo per l’edilizia scolastica: una cifra, secondo gli addetti ai lavori, sufficiente per coprire al massimo 15.000 istituti su 42.000, di cui 13.000 in zone sismiche. Insomma, la garanzia della sicurezza nelle scuole non esiste affatto.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                    

A regolare l’edilizia scolastica è la Legge n. 23/96, ‘Norme per l’edilizia scolastica‘, la cui prima finalità è chiaramente espressa al primo punto dell’articolo 1: «Le strutture edilizie costituiscono elemento fondamentale e integrante del sistema scolastico. Obiettivo della presente legge è assicurare a tali strutture uno sviluppo qualitativo e una collocazione sul territorio adeguati alla costante evoluzione delle dinamiche formative, culturali, economiche e sociali».

Un punto sicuramente poco chiaro riguarda la futura gestione degli edifici scolastici. Infatti, come recita l’art. 3 delle Legge 23/96, «Competenze degli enti locali», ai Comuni spetta la realizzazione, la manutenzione ordinaria e straordinaria, la fornitura degli edifici scolastici da destinare a sede di scuole materne, elementari e medie; alle Province invece spetta la gestione degli edifici da destinare a sede di istituti e scuole di istruzione secondaria superiore, compresi i licei artistici e gli istituti d’arte, i conservatori di musica, le accademie, gli istituti superiori per le industrie artistiche, nonché i convitti e le istituzioni educative statali.
«I Comuni e le Province», continua il testo di legge, «provvedono inoltre alle spese varie di ufficio e per l’arredamento e a quelle per le utenze elettriche e telefoniche, per la provvista dell’acqua e del gas, per il riscaldamento ed ai relativi impianti. Per l’allestimento e l’impianto di materiale didattico e scientifico che implichi il rispetto delle norme sulla sicurezza e sull’adeguamento degli impianti, l’ente locale competente è tenuto a dare alle scuole parere obbligatorio preventivo sull’adeguatezza dei locali ovvero ad assumere formale impegno ad adeguare tali locali contestualmente all’impianto delle attrezzature. Gli enti territoriali competenti possono delegare alle singole istituzioni scolastiche, su loro richiesta, funzioni relative alla manutenzione ordinaria degli edifici destinati ad uso scolastico. A tal fine gli enti territoriali assicurano le risorse finanziarie necessarie per l’esercizio delle funzioni delegate».

Ora, è evidente che in un momento di crisi come quello attualmente attraversato dal Paese, e con i tagli ai fondi per gli enti locali previsti dal patto di stabilità, le risorse finanziarie non sono certamente adeguate all’impellente necessità di ristrutturazione e messa in sicurezza di moltissimi edifici scolastici. Che oltretutto, in un Paese di grande e antica tradizione architettonica come l’Italia, spesso sono palazzi storici, situati in borghi antichi, vincolati dalla Soprintendenza per i beni ambientali e architettonici. Basti pensare alle numerose scuole situate in palazzi antichi nelle grandi città d’arte o nei borghi medievali. Di certo non è facilmente attuabile la messa in sicurezza di edifici che si trovano, ad esempio, in città come Venezia, circondati da canali e privi dello spazio necessario all’interno del quale poter inserire strumenti di sicurezza come le scale antincendio. In quei casi, però, non potendo fare un adeguamento totale, si potrebbero comunque mettere a punto degli interventi che consentono di migliorare l’edificio: ed esempio, come suggeriscono ingegneri e architetti che lavorano nella Pubblica Amministrazione, legando i pilastri in modo non invasivo, o mettendo i tiranti in acciaio in affiancamento a travi storiche. Insomma, microinterventi che non portano a un adeguamento totale ma ne migliorano la risposta sismica. E che tuttavia, troppo spesso, vengono rimandati o trascurati del tutto.

C’è poi un’altra questione. Proprio ieri il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Graziano Delrio ha annunciato alla Camera la discussione del decreto legge su Città Metropolitane, Province, Unioni dei Comuni, il cosiddetto ‘svuota province’. Mentre procede l’iter che dovrebbe portare alla riduzione delle funzioni delle Province, destinate a diventare enti di secondo livello, ancora non sono definiti i trasferimenti di funzioni. E dunque, ad oggi resta ancora decisamente poco chiara la spartizione di competenze riguardanti la scuola.

E mentre procedono i sopralluoghi per controllare gli impianti elettrici e di riscaldamento, i cedimenti murari, i danni causati dal maltempo e l’eventuale risposta delle strutture nelle zone ad alto rischio sismico, restano ancora molti punti di domanda sulla possibilità di assicurare a tutti gli studenti italiani, agli insegnanti e al personale scolastico una scuola realmente sicura.

Tra le richieste di Cittadinanzattiva, la più importante è il lavoro per portare a termine e rendere nota l’Anagrafe dell’edilizia scolastica, prevista dall’art. 7 della legge 23/96 e tuttavia mai pienamente realizzata, a distanza di 17 anni: uno strumento fondamentale per conoscere lo stato di ogni singola scuola e gli interventi da realizzare.
Si chiede poi una semplificazione della procedura e della normativa di riferimento per gli interventi di messa in sicurezza delle scuole, sulla base di una programmazione decennale; il reperimento di altri fondi per l’edilizia scolastica; l’eliminazione delle barriere architettoniche, il recupero di palestre e cortili, spesso in condizioni di assoluto degrado; e una normativa specifica che possa regolamentare nelle scuole, in caso di patologie degli studenti, la somministrazione dei farmaci.

 

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