domenica, Maggio 9

Sicurezza ‘allargata’ nel Mediterraneo: l’Italia al centro dell’Iniziativa ‘5+5’ La cooperazione Nord-Sud con gli Stati dell'area maghrebina. Rapporti consolidati e debolezze strutturali nel tempo del ‘Nuovo Terrorismo Insurrezionale’. Prospettive per il 2018

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Malta, Algeria, Tunisia, Libia, Marocco, Mauritania, Portogallo, Spagna, Francia, Italia: ecco i Paesi dell’ Iniziativa ‘5+5’, riuniti dal 2004 in ‘formato Difesa’, nell’intento dichiarato di aumentare lo scambio di informazioni ed esperienze e la fiducia cooperativa al servizio della Sicurezza nel Mediterraneo occidentale. Nel quadro generale di un indirizzo volto a stabilizzare i territori nordafricani e contrastare le reti criminali operanti nell’ area di interesse, l’Iniziativa nasce da una proposta italiana. Approvata a Roma da un Comitato Direttivo che avrebbe definito il primo Piano di Azione per il 2005, è stata ufficializzata a Parigi il 21 dicembre 2004 con una Dichiarazione di intenti siglata dai rispettivi Ministri della Difesa.

Al volgere del 2015, il Sottosegretario italiano alla Difesa Domenico Rossi, in occasione del Vertice ministeriale di Tunisi, affermava: «L’Italia ha messo al centro della propria iniziativa politica il ‘Mare comune’ che, qualora sapientemente condiviso, può aiutare tutti ad assicurare obiettivi di pace, sicurezza, stabilità e sviluppo, attraverso meccanismi fondati sul dialogo, reciproca fiducia e trasparenza».

  Nel corso di oltre un decennio, nonostante l’evoluzione critica dello scenario, l’Iniziativa è riuscita a sviluppare la sua funzione originaria di ‘laboratorio di esperienze’ (definizione, assistita da seminari e gruppi di esperti, di linee-guida e programmazione nella durata di procedure operative comuni rispetto alle specifiche aree di cooperazione), coniugandola – 3 anni dopo la sua istituzione – all’ avviamento di attività concrete come esercitazioni marittime e aeree organizzate congiuntamente.

La cooperazione, fin dall’inizio, si è sviluppata in tre direzioni (seguite dal lancio di un’area specificamente dedicata alla formazione): la sorveglianza marittima, nella quale sono state coinvolte le nostre Forze Armate (comprese le attività connesse con la ricerca e il soccorso in mare, le prevenzione e contrasto del traffico illecito di beni e di persone, la riduzione dell’inquinamento marino; la sicurezza aerea, mirante a un più stretto controllo dell’utilizzo dello spazio aereo in rapporto alle minacce a carattere non militare (c.d. ‘Renegade’: aerei civili in arrivo o transito nello spazio aereo nazionale la cui condotta sia riconducibile a possibili azioni terroristiche); il contributo alla Protezione Civile di fronte a gravi emergenze naturali, comprese quelle causate dall’attività antropica.  La turnazione della Presidenza avviene annualmente secondo l’ordine alfabetico (inglese): all’Italia, membro fondatore e capogruppo nel 2007, spetta il ruolo nel 2018.

Rispetto all’evoluzione delle aree cooperative citate, la sorveglianza marittima, a seguito del recente aumento dei flussi migratori e delle sue ricadute in termini di human security – reale e percepita –, si è tradotta in un incremento dello scambio di informazioni e delle esercitazioni periodiche finalizzate a controllare il traffico e la sicurezza dei corridoi del Mare. Per ciò che riguarda la sicurezza contro le minacce del tipo ‘Renegade’ (pensiamo al caso dell’ ‘Airbus 320’ libico dirottato su Malta lo scorso dicembre), è stata predisposta una esercitazione di intercettazione aerea (denominata ‘Circaete’), avviata nel 2014 dal Comando per le Operazioni Aeree di Poggio Renatico (Ferrara). Quanto alla dimensione formativa, sono previsti, nell’ambito del NATO Defence College di Roma, corsi multilivello di cooperazione regionale ‘5+5’ per funzionari civili e militari e diplomatici dei diversi Paesi.

La cooperazione intergovernativa multilaterale, nella quale ricade l’Iniziativa 5+5, costituisce per l’esperto in Sicurezza Diego Bolchini (in accordo ‘trasversale’ con esponenti dell’analisi politologica contemporanea, da Giovanni Sartori a Fareed Zakaria) un ‘valore aggiunto’, prodotto dall’aggregarsi delle volontà politiche in un comune contesto di riferimento. Qui, ogni Stato riconosce che le proprie istanze, ferme restando le specificità nazionali, si incontrano con quelle di altri Stati entro una sfera di interessi e ambiti di governance (ossia, di modalità di esercizio delle competenze, ai vari livelli). La Sicurezza è senza dubbio un elemento fondamentale di tale processo; ma si tratta – nella prospettiva di cooperazione presa in esame – di una Sicurezza ‘allargata’: da intendersi, in altre parole, lungo un asse Nord-Sud non più longitudinale e ‘sbilanciato’, secondo la storica asimmetria, bensì plurale e convergente verso uno spazio comune di interdipendenza (il Mediterraneo) e in grado di rispondere al mutato quadro geopolitico dell’Europa meridionale.

«A 13 anni dalla nascita del foro di cooperazione regionale su base Difesa tra i Paesi delle due sponde del Mediterraneo occidentale», scrive Bolchini, «le capacità aggregative, gli adattamenti e gli sviluppi concettuali elaborati rispetto alle minacce odierne, come il concetto di ‘Nuovo Terrorismo Insurrezionale’ (NIT) elaborato nel 2015, appaiono fondamentali per affrontare le turbolenze che caratterizzano l’attuale situazione dell’area». L’efficacia operativa fondata sulla piccola scala (il ‘5+5’ rispetto al ‘Mediterranean Dialogue’ NATO o alla stessa UE, spaccata a Est sull’accoglienza di chi emigra e il rispetto delle misure redistributive), suggerisce l’analista, è un punto a favore per il conseguimento di risultati circoscritti, ma concreti: una sorta di ‘filiera corta’ basata su un consensuale pragmatismo al servizio della Sicurezza.

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