martedì, Maggio 18

Siamo uno Stato unitario e siamo in guerra da coronavirus: obbedire, please! In guerra comanda uno solo, tutti sono egualmente importanti e ciascuno fa il suo compito. Perfino i generali obbediscono e, se non lo fanno, finiscono davanti a una Corte Marziale

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Sarebbe ora, è ora, che il Presidente del Consiglio, prof. Giuseppe Conte, sedicente avvocato del popolo, sedicente ‘premier’, sedicente fascinoso ammaliatore di capi di stato e di governo stranieri ambosessi, sarebbe ora, è ora, dico che ci faccia vedere se è davvero solo ciò che dico da tempo: pochette.
Premetto, a scanso di malintesi, che per quanto mi concerne, che mi si chiami terrone o comunque si voglia, non me ne può importare di meno. Così come non sono minimamente il tipo che considera i lombardi dei celti mal riusciti o i veneti dei ‘caghinacqua’ di successo. Sono convinto che certe cose dovrebbero essere ormai superate, digerite. Sì, buon termine, digerite, e quindi largamente metabolizzate.
E proprio per questo, vedo, magari senza molto arrabbiarmi, anzi, senza arrabbiarmi, quando qualcuno sale in cattedra (io direi meglio ‘cantero’) a raccontare quanto è bravo lui e la gente come lui: sia che lo faccia in quanto di una regione piuttosto che un’altra, di una Nazione piuttosto che di un’altra, di un sesso piuttosto che di un altro, di un genere piuttosto che di un altro, laureato o analfabeta. Lo vedo e mi fa ridere.
Ma non mi fa ridere se e quando, come talvolta accade, lo fa a fini personali, di categoria o, più generalmente, politici, specie quando la parola politica si risolve nella categoria disgustosa del politicante.
E veniamo a noi.

Da quando è iniziata questa vicenda, terribile, del coronavirus, abbiamo tutti assistito, ma senza farlo troppo notare, e assistiamo senza troppo strillare -anche se io l’ho fatto notare più volte- alle manifestazioni di perfezionismo, di superiorità organizzativa e non solo. Ripeto: non solo, lo dico da terrone che si è sentito più volte attribuire caratteristiche terronesche da molti, che, detto fra di noi, hanno poco o nulla da insegnare e lo dico, aggiungo, da persona che ha ammirato e apprezzato il modo efficiente e rapido, sia pure con qualche errore anche grave qua e là (la sottovalutazione del primo paziente al prontosoccorso, è un dato) con cui è stata affrontata la questione virus.
Ho anche assistito, con moderato fastidio alla moltiplicazione ‘virale’ di virologi, specialisti infettivologi, epidemiologi e loro assimilati, Vittorio Sgarbi incluso, tutti intenti a dire tutto e il contrario di tutto: dalla ‘banale influenza’ alla peste del duemila. Sui non medici, per carità di patria, sorvolo.
Bene. Ora basta.

La Lombardia, la Liguria, il Piemonte, fanno parte dell’Italia, così come ne fanno parte l’Emilia, la Puglia (o meglio, le Puglie, tie’!) la Campania, la Sicilia, il Trentino, ecc. In altre parole, tutti, fanno, cioè facciamo, parte del medesimo Stato, uno Stato unitario, dove c’è un Governo che governa e dei funzionari, certamente eletti, che si chiamano Presidenti di Regione (e non governatori), o di Provincia o Sindaci, che hanno tutti giurato fedeltà alla Repubblica italiana, sono funzionari gerarchicamente subordinati ad altri funzionari e, incidentalmente, alla legge.

La scena del signor Giulio Gallera, che da giorni ci impone conferenze stampa a ridosso di quelle del Capo della protezione civile italiana, che sistematicamente vien ripreso in ritardo, mostrando le sue meraviglie e parlandoci degli scienziati lombardi eccetera, la scena del signor Gallera che straccia in pubblico una mascherina fornita dal Governo, definendola fatta di carta igienica -elegante!-; la scena del signor Attilio Fontana, chenon fa polemiche’, ma attacca il Governo perché non ha fornito (voluto fornire, abbiamo capito tutti, ma forse siamo malpensanti?) i respiratori al nuovo ospedale da allestire, grazie alle mirabolanti capacità dei lombardi, nella Fiera di Milano, e che dunque, deciderà di approvvigionarsi direttamente, anzi, grazie a Guido Bertolaso, ha già una importante ditta che li ha trovati, nonostante la protezione civile nazionale stia dannandosi l’anima per trovarli per tutti (legga bene sig. Fontana, per tutti) e poi aggiunge che così la Regione Lombardia potrà essere di aiuto (generosi!) alle altre Regioni, visto che hanno dovuto mandare un paziente perfino a Palermo e Campobasso, ma poi solo incidentalmente Gallera ricorda che la odiosa Protezione civile ha già dato oltre cento respiratori e altri cento ne darà in tre giorni … ebbene, queste scene sono inammissibili, i-nam-mis-si-bi-li.
Sia chiaro: la situazione in Lombardia è gravissima, tragica e tutta l’Italia Italia-, deve collaborare e aiutare e capire, ma la Lombardia a sua volta deve comprendere che c’è anche il resto di Italia. L’unico modo per farlo è facilitare e coordinare gli sforzi dell’intero Paese, anzi, l’ideale sarebbe coordinarli a livello europeo.

Cito una intervista al Sindaco di Pesaro, Matteo Ricci, che ieri 15 Marzo 2020, dice sommessamente che, fatte le debite proporzioni, Pesaro è la terza località in Italia per numero di contagiati e poi aggiunge che i sindaci i presidenti i cittadini hanno bisogno urgente di capire chi comanda e come e dove e, senza mezzi termini aggiunge che la nomina di Bertolaso è uno schiaffo al Governo, ammettendo a viso aperto e con voce calma, che certo anche il suo Presidente di Regione ha sbagliato polemizzando col Governo sulle scuole, così come, aggiungo io, ha sbagliato Vincenzo De Luca nell’usare toni e atteggiamenti da sceriffo di Tucumbary, e Michele Emiliano nel gridare come un ossesso contro l’invasione dal nord e Nello Musumeci e la sua emula Jole Santelli a chiedere l’intervento dell’Esercito.

Ho citato quella intervista perché pone con chiarezza ciò che, a quanto pare, finora nessuno ha posto chiaramente. Siamo in una situazione di enorme difficoltà, lo siamo tutti, non soltanto i lombardi o i veneti e l’epidemia si sta estendendo senza controllo; siamo in guerra, quante volte abbiamo sentito dire questa frase imbecille. Ma tant’è: in guerra comanda uno solo, mica si fanno le assemblee o iverticiprima delle battaglie o, addirittura, durante. E in guerra, perfino i generali obbediscono e, se non lo fanno, finiscono davanti a una Corte Marziale.

E dico di più, in guerra ciascuno fa il suo compito. Può capitarti di fare la parte di Rambo, o di essere mandato a fare la sentinella ad un deposito di carta igienica -che piace al sig. Gallera; a proposito, quella mascherina di ‘carta igienica’ è stata pagata dagli italiani, e quindi se non le piace, la riponga ordinatamente e denunci chi l’ha fornita. La carta igienica la strappa a casa sua! Tra l’altro, se in guerra ti sparano e ti feriscono e muori, il fatto che tu avessi il cancro non cambia il fatto che senza ferita magari morivi tra sei mesi. Ma, come dicevo, in guerra tutti sono egualmente importanti e specialmente, tutti fanno il loro compito e, se notano cose strane o pericolose, lo comunicano ai loro superiori, non lo annunciano alla radio.

Mi riferisco, in particolare ad una sorprendente intervista del Prof. Massimo Galli, persona, fino ad oggi, misurata e attenta, cortese e perfino dotata di ironia quando ha voluto precisare, un po’ seccato ma ridendo, di non essere l’ennesimo virologo ma un infettivologo clinico. Ebbene, oggi il professor Galli dice che si dovrebbero fare i tamponi a tutti. Bene, ma fino ad oggi si è detto, lui incluso o silente, il contrario, e si è anche precisato che farlo a tutti sarebbe inutile perché se oggi il tampone è negativo, domani potresti essere positivo: ciò anche su indicazione della OMS. Sorvolo sulla difficoltà di fare 60 milioni di tamponi, ma, professore, questo non lo dice (polemizzando indirettamente) ai giornali, ma lo dice al Presidente dell’Istituto superiore di Sanità, al Capo della Protezione civile, al Ministro della Salute, ma non ad un giornalista. Non perché non si debba dire, ma perché, e di nuovo torniamo al punto, dirlo senza controllo e contro le decisioni di chi comanda, serve solo a creare panico o a dare l’impressione di voler dare un calcio negli stinchi al Governo: scelga lei professore.

E così, torniamo a Giuseppe Conte, sempre più pochette, sempre più incerto, sempre più ambiguo e piacione, sempre più impegnato in riunioni fiume dalle quali puntualmente non esce il provvedimento. Sempre più pochette.

E sì che Sergio Mattarella ha cercato di infondergli forza, ma a quanto pare non è riuscito a molto. Eh sì, Mattarella ormai interviene in continuazione per l’inanità del Governo, da pochette tentennate e privo di ogni autorevolezza al ridicolo Giggino che non sa trovare di meglio che costringere l’ambasciatore francese a mangiare una pizza con le mani … cosa che, incidentalmente, l’ambasciatore fa con molto più aplomb!
Anche sulle incredibili dichiarazioni della Christine Lagarde è dovuto intervenire lui, perché ha capito (e detto chiaramente) che non di una ‘gaffe’ si è trattato, ma di un deliberato colpo basso a futura memoria: non a caso quella frase è stata ‘suggerita’ dal rappresentante tedesco. Se ne è accorto pochette?

E ci siamo di nuovo. Dov’è il Governo? Ma specialmente cosa fa per provvedere a fermare fin da ora e a muso duro, anzi, rilanciando sulla coesione, la manovra anti-italiana, deliberata, destinata a stoppare qualunque intenzione di andare verso una coesione maggiore (che sarebbe indispensabile) per poi, come fanno spesso i banchieri quando vedono i clienti in difficoltà, chiedere di ‘rientrare’ subito, portandoli così al fallimento.
È orribile dirlo. Ma ho la sensazione che una delle poche speranze che abbiamo in Europa, è legata ad un aumento drammatico della epidemia lì: perché solo ciò potrebbe portare a discutere seriamente di Europa unita, coesa, e unitaria e magari di eurobond.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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