martedì, Maggio 18

Si scrive Donald Trump si legge Matteo Renzi La passione malata del sé che distrugge le comunità

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In linea di principio ritengo che quando una persona desidera impegnarsi in politica dovrebbe avere risolto preventivamente i propri problemi privati, poiché la politica e ciò che rappresenta, ossia l’interesse dei cittadini, non può diventare una comunità terapeutica, come accade troppo spesso e come questi giorni stanno rendendo clamorosamente palese.

Per capire alcuni aspetti del comportamento pubblico di Donald Trump e di Matteo Renzi bisogna partire da questa premessa e trarne delle riflessioni che, mi pare, non sia così complesso mettere insieme, e dovrebbero approdare alla facile conclusione che votare non è un’attività ludica. Dovremmo sempre rammentare che quando mettiamo una scheda nell’urna tocchiamo il futuro dei nostri figli. In questi giorni così surreali, ciò dovrebbe essere diventato chiaro a tutti.

L’ex Presidente del Consiglio e l’attualePresidente (ancora per pochi giorni) americano,fanno parte dell’identico continuo, sono collocati sulla stessa retta, l’uno accanto all’altro, gli accenti e i modi possono sembrare diversi, ma solo perché costoro sono maestri di seduzione comunicativa e si adattano alle realtà che vogliono sottomettere. Il mondo retrostante è perfettamente sovrapponibile, come lo è il tasso di inquietudine negativa generata da essi nei reciproci sistemi di riferimento, i loro atti non guardano agli interessi collettivi, in nessuna circostanzama alle proprie vecchie ferite e ai conti sempre aperti con chi non volle riconoscerne il genio e le ragioni.

Loro non possono essere smentiti, neppure la realtà può farlo, quando accade danno per certo che sia quella a sbagliarsi. Mai un cedimento, mai un accenno di autocritica, solo una terribile solitudine priva di autocritica e di riscontri, soffocati dalle finzioni compensatorie che agitano i pensieri di costoro.

Portare l’universo a collassare in un punto preciso dello spazio, dotato di forza gravitazione di inaudita potenza. Il loro ego. Il resto è niente. Un luogo, quell’ego, di smisurata vastità, privo di confini, di misura e di ragionevolezza. Sconfinati quanto il tormento delle carenze che li schiacciano, generando compensazioni antisociali. 

Somigliano a quella delle due madri che pure di avere per sé il bambino non si piegò neppure davanti al rischio di vederlo passato a filo di spada e consegnato, una parte per ciascuna, alle due pretendenti. La madre vera, decretò Salomone, non poteva che essere l’altra, colei che spinta dall’ansia di salvare il bambino arriva a rinnegare la propria maternità. Questo è il principio che dovrebbe guidare l’azione anche del politico più mediocre. Dovrebbe.

Le ragioni dei due personaggi di cui parliamo, sono dunque da ricercare al di fuori della politica, non è stata certo questa a renderli ciò che sono, bisogna guardare al passato, agli anni della formazione dello stile di vita. La politica, semmai, è la sede naturale dove i loro temperamenti istrionici, tipici degli ex bambini ‘misti’, ossia viziati e trascurati al contempo, possono esprimere tutta la loro ipertrofica autostima che, contrariamente a quanto potrebbe credersi, non è manifestazione di sicurezza, bensì indizio di insospettabili quanto profondi sentimenti di inadeguatezza. Vere e proprie voragini, tormenti perenni che partoriscono quell’insaziabile bisogno di considerazione capace di consumare le loro energie interiori e quelle delle collettività che li subiscono, minacciate da comportamenti di cui non possono vedere le radici, spesso pedagogiche, per questo si lasciano ingannare.

La politica è un ascensore velocissimo, molto cercato da chi soffrì, da chi patì di un protagonismo insufficiente a tappare le falle del proprio mondo interiore.

Non è un caso che persone costruite su tali presupposti non tollerino concorrenti e tendano a circondarsi per lo più di comparse, individui acquiescenti e acritici. Per trovare qualcosa che esemplifichi tali fenomeni bisogna guardare ai Nuovi Movimenti Religiosi, dove si registra una perfetta complementarità di finalismi tra i leader, che tendono al dominio assoluto, e i seguaci, individui passivi, ma anche molto aggressivi, portati ad affidarsi ciecamente ad essi o a sfruttarne la arroganza e la forza d’urto, per trafficare le proprie ambizioni, spesso frustrate.

Quella capacità seduttiva, di cui si diceva, è talmente raffinata da ingannare anche personaggi insospettabili, basterebbe scorrere l’elenco dei partecipanti alle varie edizioni della Leopolda. Persino professionisti della psiche osannanti ma oggi stranamente silenti, malgrado siano giorni che potrebbero dare il colpo di grazia alle speranze del nostro paese.

Sono tante le persone che dovrebbero spiegarci la propria infatuazione per un personaggio che mostra sempre più quanto l’elettorato attivo possa esaltare ma anche distruggere una comunità. Votare con maggiore senso di responsabilità è necessario, lo dobbiamo a tutte le persone che amiamo ma anche agli estranei.

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