Si sa dove si comincia…

Le parole del Presidente del Consiglio da Brisbane sul fatto che non sarà più tollerato che iniziative di contrapposizione (manifestazioni, cortei, scioperi, generali o meno che siano) possano bloccare la strada delle Riforme, e quindi del Governo, sono passate velocemente nel dimenticatoio.

O meglio. Novello Felice Cavallotti, il nostro “uomo folletto / cento cose ogni dì porta ad effetto. / Annuncia una riforma / fa un partito / nomina e cambia con gran spirto ardito / azzera i sindacati / abbraccia quello / riforma la riforma / ‘Se no è un dramma’ / corre a Firenze a salutar la mamma”. E così l’annuncio, la comunicazione, lo show successivo “Su tutti gli schermi, siore e siore, ventiquattro ore su ventiquattro” annulla e supera il precedente. Anche, coerentemente, in questo caso.

Ma sostenere, come ha appena fatto, che certi intralci non saranno più permessi, potrebbe avere un duplice registro. Con proiezione sull’efficientamento, finalmente, di un corretto rapporto tra corpi sociali e sistema decisionale, con quest’ultimo che, come giusto, è messo in grado di funzionare appieno. O un altro…

Nel volume collettivo di prossima pubblicazione ‘Rappresentanza e rappresentazione. Renzi e il rischio democratico’, Enzo Cecchini sostiene, e lo anticipa a l’Indro, che una costante malata dell’Italia repubblicana sia consistita nel dare fiducia a soggetti politici che costituivano, inizialmente, una leggera deviazione democratica, un rischio lieve. Per poi divenire, alla prova dei fatti, col tempo e la disponibilità di potere, una tabe della e per la democrazia.

E’, in sequenza, la linea che ha legato Benito Mussolini, Bettino Craxi, Silvio Berlusconi. Matteo Renzi, Il Berluschino efficacemente tratteggiato e ricostruito nell’omonimo libro di Michele De Lucia, si iscrive in questo percorso o saprà essere altro? Dietro “il faccino affabile di putto al Plasmon” (sempre Cecchini), può celarsi, magari oggi ancora oggi a se stesso ignoto, una minaccia tale da minare le fondamenta accettate del vivere comune? Per l’intanto ecco s’avanza uno strano partito, quel Partito della Nazione che potrebbe, anche con il beneplacito del reo Silvio, occupare per molti anni (magari decenni) il centro della scena politica. Se quegli scassacabasisi degli oppositori interni del Partito Democratico gli facessero il favore di fare una bella scissioncina, il progetto accelererebbe impetuosamente. Voti ne porterebbero via pochi o punto, in compenso aprirebbero a Renzi ulteriori opportunità.