martedì, Giugno 22

Si riaccende crisi degli Emergenti field_506ffb1d3dbe2

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 rublo

I mercati finanziari hanno avuto la dimostrazione che i timori circa il futuro incerto delle economie emergenti in difficoltà non sono mai completamente rientrati. Anzi, nelle ultime ore di fitte contrattazioni sono tornati a farsi sentire in modo preoccupante in Asia e nell’Europa dell’Est, in particolare dopo le rivolte scoppiate n Ucraina.

In Russia, per esempio, il rublo è stato di nuovo oggetto di nuove ondate di vendite, scivolando sul dollaro ai minimi da cinque anni. In apertura di scambi, a Mosca, per un dollaro servivano 35,588 rubli, ovvero 17,5 copechi in più rispetto alla chiusura di ieri. L’euro era a 48,92 rubli. Interfax segnala che la valuta sconta in particolare l’annuncio del ministero delle Finanze di un prossimo acquisto di grandi volumi di valuta straniera da trasferire sul Fondo di riserva russo.

Forti preoccupazioni suscita anche la Thailandia, dove sarebbe in atto una corsa agli sportelli bancari. Il direttore generale della Banca dei risparmi governativi, il Government Savings Bank (GSB), ha ammesso che soltanto nell’arco di un giorno, la scorsa settimana, i propri clienti hanno ritirato la somma equivalente di un miliardo di dollari (30 miliardi di Bath).

La corsa agli sportelli è stata spinta dalle speculazioni secondo cui le banche statali del Paese in via di Sviluppo sarebbero usate al momento dalle autorità per finanziare l’agricoltura. Gli agricoltori non hanno ricevuto ancora i sussidi per la coltivazione del riso, promessi per un ammontare superiore a 130 miliardi di Bath.

Il Ministro uscente dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, ha assicurato che il G20 finanziario, il Gruppo dei venti Paesi più potenti al mondo, è pronto ad agire per rafforzare la ripresa globale «vulnerabile», su cui pesano rischi al ribasso dovuti alle tensioni nei mercati emergenti. Intervenendo al consiglio direttivo dell’Ifad (International Fund for Agricultural Development), l’ex direttore di Bankitalia ha spiegato che «oggi le prospettive economiche sono più ottimistiche».

Le stime sono per una ripresa globale del 3,7% nel 2014 e del 3,9 nel 2015. In ogni caso, la fragilità globale e i rischi al ribasso persistono. «Le turbolenze nei mercati emergenti, ha proseguito Saccomanni, mostrano che la ripresa globale è ancora vulnerabile. Il G20 dei ministri finanziari si sta confrontando su questa sfida ed è pronto ad assumere qualsiasi iniziativa per rafforzare i fondamentali della ripresa globale».

Intanto suonano campanelli d’allarme negli Stati Uniti. Provengono dal settore immobiliare, che complice anche le condizioni meteorologiche avverse, ha accusato una forte frenata in gennaio. Nel primo mese dell’anno le attività di costruzione di case sono calate del 16% rispetto a dicembre, per la flessione più marcata in quasi tre anni.

Il numero di nuove case fabricate è stato di 880.000 unità, una cifra che si confronta con le 950 mila unità che si attendevano in media gli economisti interpellati da ‘Reuters’. L’andamento dei nuovi cantieri edili è stato influenzato negativamente dalla tempesta invernale che si è abbattuta sulla costa orientale degli Stati Uniti, che ha reso difficile i lavori per le società di costruzioni.

Gli analisti, tuttavia, vedono anche altri fattori all’origine del pesante rallentamento. Teunis Brosens di ING, ad esempio, ha manifestato una certa delusione per i dati, descrivendo il calo come una «correzione accentuata» rispetto ai mesi precedenti, con il meteo che può essere usato solo in parte come scusante. Le società di costruzione edilizia sono meno ottimistiche ora di quanto non lo fossero il mese scorso sulle prospettive dell’economia nei prossimi sei mesi.

Inoltre, le domande di mutuo immobiliare per l’acquisto di una casa, pubblicate dalla MBA in giornata, sono calate. Le richieste sono del 15% circa sotto i livelli di un anno fa. A ridurre la domanda sono i tassi di interesse più alti, aumentanti per via del cosiddetto ‘tapering’, la riduzione progressiva della portata del programma di acquisto di titoli di Stato ad opera della Federal Reserve.

Una volta sciolta la neve, l’amministrazione Obama potrà avere un quadro più preciso dello stato di salute del mercato del mattone. A quel punto potrebbe anche rischiare, però, di ricevere una doccia fredda dal versane del Pil. Dopo i dati immobiliari, la banca Goldman Sachs ha infatti rivisto al ribasso le stime sulla crescita della maggiore economia mondiale a 1,8% nel periodo gennaio-marzo, mentre per gli analisti di Barclays la crescita nel primo trimestre sarà dell’1,9%.

Alle cattive notizie da una potenza economica come gli Stati Uniti fanno da contraltare quelle buone provenienti invece dalle piccole economie di Portogallo e Grecia. Il Pil lusitano potrebbe finalmente aver svoltato l’angolo, secondo il Fondo Monetario Internazionale. Atene, dap arte sua, ha registrato l’anno scorso il suo primo surplus della bilancia dei pagamenti dal 1948, l’anno in cui è iniziata la serie storica. A favorire l’export sono state le spese dei turisti stranieri, attirati da prezzi convenienti.

Sui mercati finanziari, il consolidamento del Dow Jones sopra quota 16 mila punti ha consentito all’Europa di ridurre le perdite dei principali indici dopo una mattinata sottotono. Gli acquisti prediligono alimentari, minerari e società di gas e acqua. A fine seduta il listino FtseMib ha ceduto lo 0,2% a 20.438 punti, un ribasso molto meno pesante di quello visto per buona parte della seduta. Lo Spread Italia-Germania a 10 anni, nel frattempo, ha rialzato la testa, registrando in progresso dell’1,98% oltre 192 punti base, a fronte di rendimenti decennali in aumento al 3,5%.

Sul fronte politico, mentre proseguono con qualche difficoltà le consultazioni del Premier in pectore Matteo Renzi per formare un governo, la Corte dei Conti elenca i principali problemi della recente Legge di Stabilità varata dall’esecutivo precedente. Tra questi la selezione degli obiettivi non sufficiente, la scarsità di risorse e l’allargamento eccessivo degli interventi.

È la prima volta che viene condotta un’analisi ex post l’approvazione della manovra finanziaria da parte del Parlamento, Ciò permette di valutare meglio la coerenza della legge con un quadro macroeconomico aggiornato. I messaggi, ad esempio al commissario straordinario alla Spending Review, Carlo Cottarelli, sono chiari: i tagli alla spesa pubblica stanno funzionando ma si rischia di mancare obiettivi, peraltro non certi, ancora di piu’ nel triennio 2017-2020, sul fronte delle entrate, con un potenziale vuoto di gettito calcolabile nell’ordine di poco meno di 14 miliardi di euro. 

Più che dalle turbolenze nei mercati emergenti, il Fmi è preoccupato per la depressione dei prezzi nell’area euro. L’organizzazione di Washington ha lanciato un appello alla Bce perché prenda in considerazione l’ipotesi di ridurre i tassi di intresse sotto lo zero per combattare la deflazione. Quest’ultima è la minaccia numero uno, nonché un pericolo cui deve fare i conti non solo l’Europa, ma l’economia mondiale.

 

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