lunedì, Giugno 27

Si può fare di più? Quando si ha torto.. o forse no?

0
1 2


Sappiamo anche che una parte di queste persone puzza, delinque, si ubriaca, dà fastidio, importa usi e costumi incomprensibili, a volte stupra e uccide. Come facemmo noi italiani nelle Americhe, all’inizio del Novecento. È inutile negarlo perché è così: da che mondo è mondo il povero sopporta la sua sorte con stoicismo fino a un certo punto, poi la natura di alcuni prende il sopravvento su tutto e la violenza viene allo scoperto, danneggiando soprattutto la maggioranza di chi sta riuscendo ad andare avanti con dignità e fatica.

Ciò che non sappiamo, che nessuno veramente conosce, è la soluzione. O almeno una bozza di soluzione, un orientamento corretto per risolvere la questione reale, che affonda le sue radici semplicemente nella divisione climatica di un mondo, il nostro, dove le zone temperate garantiscono condizioni e qualità di vita decisamente superiori alle altre. Ma che sono assai limitate in superficie.

Un problema insolubile dunque.

Ma proprio per questo, per le caratteristiche planetarie del problema immigrazione, sarebbe necessaria un’unità d’intenti autentica, ai massimi livelli delle potenze mondiali. Uomini in grado di ‘vedere’ davvero oltre i limiti dell’interesse di bottega, anche se la bottega è una Nazione o addirittura un continente, come l’Europa, che pretende di darsi un futuro di unità.

Papa Francesco ha perciò certamente ragione. Ma dal capo di uno Stato che, a dispetto delle sue dimensioni fisiche, ha un impatto politico di prima forza, nonché risorse finanziarie notevolissime, mi attenderei degli sforzi in più: intanto, che la gestione delle risorse vaticane fosse ben più trasparente di quanto non sia attualmente. Poi, fornire esempi concreti, tangibili, di come si affrontano certe emergenze. Aprire i palazzi romani, le notevoli proprietà sparse in tutto il mondo all’accoglienza dei popoli in movimento sarebbe un passo forse piccolo, ma di grande significato per tutte quelle forze politiche che ancora hanno il coraggio di dichiararsi di ispirazione cristiana.

E tappare definitivamente la bocca agli avvoltoi che volano, torvi e fieri della propria disumanità, per qualche maledetto voto in più.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->