lunedì, Aprile 19

Si può fare di più? Quando si ha torto.. o forse no?

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Difficile dar torto a papa Francesco quando proclama che «Respingere i migranti è atto di guerra».

Parlava, per l’occasione, dei musulmani in fuga dal Myanmar, meglio conosciuto con l’antico nome di Birmania, uno degli stati più feroci del mondo. È infatti sotto il giogo militare ormai da quasi settant’anni, quando i generali approfittarono dell’assenza di U Thant, chiamato alla presidenza ONU, per rovesciare il regime democratico. Tutti poi conoscono la storia recente, eroica, di Aung San Suu Kyi, figlia del vecchio leader democratico Aung San, ucciso nel 1947, liberata solo nel 2012 su pressioni americane ispirate da Hillary Clinton.

Ma naturalmente il papa si riferiva, nel suo discorso ai ragazzi del Movimento Eucaristico Giovanile in occasione del centenario della sua fondazione, al problema dei problemi che affligge il mondo nella sua totalità. Il problema dei movimenti di dimensioni davvero bibliche in atto ovunque sul pianeta.

Pochi si soffermano a riflettere sulla reale natura della questione, che da occidente viene percepita, complici fazioni politiche numericamente assai consistenti e cionondimeno di infimo livello ideale, come un’invasione di proprietà private da parte di alieni senza alcun titolo e privi di beni di scambio accettabili.

E sappiamo bene che non è così, in quanto parecchie attività ricusate dal ricco ‘primo mondo’ vengono svolte assai utilmente dai popoli in movimento, con grande profitto per chi in pubblico urla ‘a casa!’ e in privato sfrutta la manodopera instancabile e a ottimo mercato.

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