sabato, Novembre 27

La Russia di Putin per la Libia di Haftar

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Martedì 22 settembre mentre gli occhi del mondo erano puntati  sulla Siria che piangeva di nuovo i morti della sua guerra intestina, dalla Libia si stava scrivendo una potenziale nuova pagina di politica del Mediterraneo.

Abdel Basset Badri, rappresentante speciale di Khalifa Haftar principale oppositore politico al Governo di Unità Nazionale del Premier Al-Fayez Serraj, è volato verso Mosca incontrando il massimo esperto russo di Medio Oriente e Nord Africa, il vice ministro degli Esteri Mikhail Bogdanov.

Un viaggio è stato tutt’altro che un viaggio di piacere perché Basset Badri sembra aver avuto incarico direttamente dal Generale Haftar di far pressioni su Mosca affinché la Russia – che ha un seggio permanente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite – sblocchi l’embargo sugli armamenti diretti in Libia.
I rappresentanti di Haftar non desiderano certamente invocare tale revoca per tutte fazioni in gioco sullo scacchiere quanto piuttosto assicurarsi un rifornimento di nuovi armamenti per continuare una guerriglia latente ma sempre presente contro le milizie del Premier Serraj.
Per il momento né il Haftar né gli organi di stampa russi hanno dichiarato che vi sia un avvicinamento politico e/o strategico tra le due parti ma la liaison sembra essere appena agli inizia e promette decisamente bene per il futuro.

Tenendo in considerazione che la presunta richiesta di rimozione dell’embargo si è tenuta a Mosca intorno agli ultimi giorni di settembre è apparsa insolita la comunicazione che nei primi giorni di ottobre ha rilasciato il Comando della Forze Aerospaziali russe agli organi di stampa. In un comunicato ufficiale si dichiara che nel mese di ottobre Mosca invierà militari russi in Egitto in previsione di un’esercitazione internazionale.

È bene ricordare che uno due principali alleati al fianco del Generale Haftar è proprio l’Egitto che brama i preziosi pozzi petroliferi ed una maggiore influenza regionale sulla scena del Mediterraneo.
La Russia per la prima volta nella storia, permetterà ad un’aliquota piuttosto nutrita di paracadutisti totalmente equipaggiati di schierarsi in Africa per partecipare ad un’esercitazione congiunta.
Proprio l’esercitazione ha come obbiettivo quello di determinare strategie comuni tra russi ed egiziani di localizzazione e annientamento di ipotetiche forze nemiche nel deserto, và inoltre sottolineato come i paracaduti russi avranno il compito di testare per la prima volta nuove attrezzature progettate specificatamente per le regioni con clima desertico.

Sergej Kužugetovič Šojgu – Ministro della Difesa russo dal 2012 – ha comunicato alla stampa che i paracadutisti in forza all’esercitazione congiunta hanno ricevuto una preparazione specifica ed eseguito corsi di lingua, pianificazione tattica e navigazione terrestre. L’esercitazione militare ha dunque una programmazione di lungo periodo, decisamente precedente alla visita di  Abdel Basset Badri a Mosca tuttavia rimane singolare a livello geopolitico perché rappresenta una modificazione della politica estera di Vladimir Putin verso una maggior apertura al Mediterraneo ed ai paesi che si affacciano su di esso.

Un percorso quello della Federazione Russa che aveva trovato il suo inizio più clamoroso con i bombardamenti a sostegno del legittimo Presidente Bashar al-Assad in Siria. L’Egitto del Presidente al-Sisi, in continuo scontro anch’esso con diverse cellule islamiste nel suo territorio, con questo invito rivolto alla Russia per l’esercitazione, potrebbe portare ad un nuovo scenario dove la Russia ricopre un nuovo ruolo di garante internazionale. Alla luce di quanto detto fin’ora e del progressivo avvicinamento della Russia all’Egitto non è strano che negli ambienti vicino al Cremlino si parli di una negoziazione per l’apertura di una nuova base navale a pochi chilometri dal confine con la Libia proprio in Egitto.

Nel caso di successo di questi negoziati, la presenza militare del Cremlino si proietterebbe nel Mediterraneo dal 2019, il Cairo è pronto ad accettare di affittare a Mosca la base di Sidi Barrani  allo scopo di affrontare le questioni geopolitiche primarie e di soddisfare gli interessi della parte egiziana. Uno degli interessi di cui l’Egitto dovrebbe occuparsi è sicuramente la Libia di cui la Russia potrebbe diventare socio occulto a sostengo della controparte di Serraj.

I russi, oltre ad avvicinarsi ad una delle grandi incognite della geopolitica del Mediterraneo della presidenza Obama rappresentata dalla Libia, potrebbero godere dall’accordo con l’Egitto di un nuovo porto oltre a quello di Tartous, in Siria. Negli scorsi anni il Presidente Putin ha dichiarato a più riprese l’interessamento per le vicende del Mediterraneo ed ora che la Libia sembra essere terreno di scontro tra le potenze europee potrebbe non voler perdere l’occasione di aumentare la sua influenza nella regione.

Ma la Russia si sta davvero inserendo in dinamiche politiche così delicate come la vicenda Libica?
Oppure quella che vediamo è solo una grande abilità strategica senza un disegno preciso.

La diatriba Tripoli / Tobruk appare sempre più come una disputa che si risolverà con sottoli accordi economici, un lavoro di intelligence accurato con un contorno di supporto militare decisamente scarno, perché doversi far coinvolgere in un contesto come questo?

La Russia oltre a voler diventare nel medio lungo periodo un punto di riferimento per le dispute geopolitiche nel Mediterraneo ha assoluto bisogno di mantenere vivi i suoi introiti commerciali con i patners regionali che soddisfano il suo mercato. In primis troviamo nuovamente l’Egitto con cui Mosca ha un rapporto privilegiato sotto il profilo economico, con diverse commesse per forniture militare e commerciali di un certo peso.

D’altronde se i più fermi sostenitori di un intervento occulto in Libia  da parte del Cremlino vedono la possibilità concretizzarsi dall’altra parte esiste una reale possibilità che la Russia impegnandosi in un ginepraio così complesso si crei nemici che andrebbero a danneggiarla ( ancora ) lì dove è più vulnerabile: l’economia.

Quel che attualmente appare certo è che la politica estera di Vladimir Putin sta assumendo contorni sempre più simili a quella di garante della pace e della sicurezza, iniziando una nuova era di accordi militari e di mutua assistenza. In un groviglio di fili che si annodano tra alleanze ed interessi geopolitici il Mediterraneo è una polveriera pronta ad esplodere e la Russia potrebbe partire a ricostruirlo proprio dalla Libia.

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