sabato, Settembre 25

Si interrompe troppo presto il blues di Leroy Carr

0

Il 29 aprile 1935 muore di nefrite a Indianapolis, nell’Indiana, il cantante e pianista Leroy Carr, uno dei grandi protagonisti della storia del blues. Tra i principale artefici del rilancio di questo genere musicale negli anni Trenta, con la sua creatività l’ha guidato fuori dalle secche sterili del barrelhouse e dalle tentazioni commerciali del boogie woogie.

La morte se lo porta via presto, quando ha compiuto trent’anni da poco più di un mese. Nato a Nashville, in Tennessee, il 27 marzo del 1905, seguendo la madre si trasferisce ancora bambino a Indianapolis, la città nella quale trascorrerà quasi tutta la sua breve esistenza.
La sua infanzia non è felice. Per aiutare la madre, costretta a vivere in condizioni miserevoli, inizia presto a darsi da fare, prima come garzone di bottega e poi come manovale nel contrabbando di alcol, una sostanza che gli fa compagnia fin da quando porta ancora i calzoni corti e che mal si combina con i disturbi renali che l’assillano.
Autodidatta, perfeziona la sua tecnica pianistica suonando nei vari locali della sua zona. Determinante è, nel 1927, l’incontro con il chitarrista Scrapper Blackwell. La profonda intesa che si crea tra i due sul piano artistico è alla base dell’affinamento di una serie di innovazioni stilistiche che rendono ancora oggi quello di Carr uno stile unico sia dal punto di vista strumentale che per quel che riguarda il canto.

Il suo strumento è il pianoforte, inizialmente guardato con un po’ di sospetto dai ‘puristi’ perché concettualmente lontano dal blues delle origini. Dotato di una straordinaria agilità nelle dita  ne utilizza sapientemente i bassi, cadenzandoli sulle particolari movenze della voce in modo da sottolinearne le suggestive variazioni agro-dolci.
Con lui il blues esce dalla monotona e ripetitiva struttura della ballata per acquistare nuovi colori, delegando proprio alla ricca gamma di espressioni vocali la sottolineatura emozionale della poeticità dei brani.
Leroy Carr è consapevole di quanto l’apporto di Blackwell sia determinante, sia nella ricerca che nell’evoluzione tanto che non scioglierà più il sodalizio con lui fino alla morte.

Nonostante la fatica per trovare spazio nel panorama musicale dell’epoca, all’inizio degli anni Trenta conosce una crescente popolarità anche grazie al successo della sua versione di ‘How long blues’ fino a diventare il cantante nero di maggior successo degli anni Trenta.
Il suo è un blues urbano, oltre che per lo stile anche per lo spirito. I suoi temi preferiti sono l’alienazione e l’emarginazione della popolazione nera segregata e mai completamente integrata nel tessuto sociale degli Stati Uniti.

Sentimentale e intelligente sa come conquistare il cuore del pubblico, e consolida pian piano il suo successo anche grazie alle prime incisioni discografiche.
Conosce bene i propri limiti artistici, è consapevole di non possedere straordinarie qualità vocali, ma le sa utilizzare nel modo più suggestivo legandole alla dolce malinconia del pianoforte.
Con la popolarità arrivano anche i soldi. Dopo aver vissuto nell’indigenza più completa, si ritrova improvvisamente beneficiato dalla fortuna, e finalmente può lasciarsi definitivamente dietro alle spalle un’esistenza condotta al limite della legge.
Il benessere economico prende il posto della povertà, ma, come spesso accade, in questi frangenti, più che il destino sono in agguato i vecchi fantasmi. I primi soldi fanno la felicità dei fornitori di alcolici, ma minano definitivamente il suo fisico.
La morte lo sorprende prima che possa godere della discreta quantità di denaro accumulata, e per qualche anno i suoi eredi beneficeranno di un’inaspettata fortuna.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->