venerdì, Luglio 30

Si aggrava la carenza di beni in Venezuela Gli ultimi dati diffusi risalgono a marzo, quando l'indice di indisponibilità di beni era stato stimato al 29,4%

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Caracas – La scarsità di beni di prima necessità e di prodotti di largo consumo sugli scaffali dei supermercati ha raggiunto livelli mai visti prima, obbligando i venezuelani a lunghe code davanti alle porte dei negozi per poter fare la spesa.

Gli ultimi dati diffusi dal Banco Central de Venezuela (BCV) risalgono a marzo, quando l’indice di indisponibilità dei beni era stato stimato al 29,4%. La BCV ha comunque rinviato la pubblicazione dei dati più recenti, nonostante la normativa stabilisca che essi vanno resi pubblici entro i primi dieci giorni del mese successivo. I venezuelani sanno bene che la situazione è sempre più grave, ma non esistono cifre ufficiali che lo confermino.

Si sa, però, che a gennaio 2014 la percentuale di carenza di beni nel Paese era del 28%; ciò significa che in soli due mesi la situazione si è aggravata di ben 1,4% punti percentuali. A confermare gli ultimi dati pubblicati dalla BCV c’è un paniere con 19 prodotti di prima necessità, per i quali si prevedono seri problemi di approvvigionamento per il 2014. L’elenco comprende anche l’olio di mais, che ha raggiunto una percentuale di assenza dagli scaffali del 100%. La farina di grano, un prodotto essenziale nella dieta di ogni venezuelano e indispensabile per la produzione del pane, si piazza al secondo posto, con un indice di  assenza del 99,4%. L’indice dello stesso prodotto nel mese di febbraio segnava il 91,7%.

Dobbiamo girare anche cinque supermercati per riuscire a fare la spesa. I prodotti più difficili da trovare sono la farina di grano, l’olio, il caffè, il latte e lo zucchero. Nella mia famiglia giriamo tutti tra i vari negozi per trovare gli alimenti che ci servono, e facciamo anche cinque ore di coda per comprarli”, racconta Margarita Infante mentre aspetta davanti alle porte di un supermerato nel centro di Caracas, dove intende fare la spesa.

Il latte, in tutte le sue lavorazioni, è un altro dei prodotti del paniere alimentare di base il cui indice di scarsità, compreso tra l’80% e il 100%, non accenna a diminuire: a marzo l’indice del latte intero in polvere era del 90,2%, quello del latte scremato in polvere del 92,8%, mentre il latte scremato aveva raggiunto il 97,6% e quello intero pastorizzato il 98,8%.

Le cause principali dell’assenza dei prodotti di prima necessità dagli scaffali dei supermercati venezuelani sono la paralisi delle imprese a capitale privato, l’improduttività delle imprese statali e le restrizioni nell’accesso al dollaro per l’importazione di materie prime. Questa situazione ha costretto molte aziende a bloccare le linee di produzione e a licenziare i dipendenti, anche a seguito del rifiuto -da parte del Centro Nacional de Comercio Exterior– di autorizzare le imprese private a ricorrere alla valuta straniera per importare prodotti e commercializzarli nel Paese.

Un altro bene che è diventato molto raro tra gli scaffali dei supermercati venezuelani è la carta igienica, che a marzo ha raggiunto un indice di scarsità dell’87%. A questo prodotto va sommata l’assenza di altri prodotti indispensabili per l’igiene personale, come le saponette, le creme per il corpo, i deodoranti, gli shampoo e i rasoi. Quest’ultimo articolo in particolare ha raggiunto, nel mese di marzo, un indice di indisponibilità del 67%.

Non è possibile che ci venga negato il diritto di utilizzare liberamente un bene fondamentale come la carta igienica. Né che il Governo ci infligga l’umiliazione di dover fare lunghe code o peregrinazioni nei negozi perché ci vendano un prodotto indispensabile e insostituibile”, ha commentato Dayana Espinoza, una casalinga che ha così espresso il proprio disappunto sulla situazione di crisi economica che il Venezuela sta vivendo.

Un altro degli aspetti che hanno inciso gravamente sulla scarsità di prodotti di prima necessità è il controllo sui prezzi messo in atto dal Governo Nazionale allo scopo di contenere l’altissimo tasso di inflazione del Paese, stimato, nei primi cinque mesi del 2014, al 23%.

Non sembrano esserci molte possibilità per risolvere il problema entro breve tempo.L’economista venezuelano Miguel Angel Santos ritiene che tale insufficienza di beni sia la conseguenza della politica del Governo che nel corso di 15 anni ha completamente azzerato la produzione e le competenze nel mercato.

Da parte sua, il Presidente del Consejo Nacional del Comercio y Los Servicios, Mauricio Tancredo, sottolinea la necessità che il Governo cominci ad erogare le valute straniere necessarie all’importazione di prodotti ed alimenti di prima necessità, perché attualmente si stanno esaurendo le ultime scorte dei magazzini.
Non ci sono valide ragioni per ritenere che la situazione commerciale venezuelana possa migliorare nella seconda metà del 2014, a meno che il Governo non adotti misure efficaci  per riattivare l’economia. Per il resto, le prospettive non sono per nulla incoraggianti” spiega Tancredi. Proseguendo nella sua analisi, l’esperto sostiene che l’87% delle imprese private attive in Venezuela non hanno ricevuto valuta in dollari per acquistare prodotti tramite il regime dei tassi di cambio vigente; il risultato sono le vetrine e gli scaffali vuoti e i consumatori costretti a lunghe code per comprare quei pochi prodotti ancora disponibili.

Traduzione Marta Abate

 

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