mercoledì, Maggio 12

Sherlock Holmes: elementare Watson? Tutto su Sherlock Holmes, il detective più famoso di Londra

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Dalle nebbie di una Londra vittoriana affiora un insolito personaggio: Sherlock Holmes. Il detective della letteratura gialla di cui parleremo in questo articolo oltre che costantemente avvolto tra le volute del fumo della sua pipa, il suo padre letterario Sir Arthur Conan Doyle ce lo presenta in maniera non definita e con tratti di mistero.

Le origini di Holmes, infatti, non sono rivelate da Doyle, rimangono in una nebulosa indistinta, non meglio specificata. Tra le poche cose che l’autore ci concede di sapere, c’è un indizio sulla sua età. Nel racconto ‘Un epilogo’ della raccolta ‘L’ultimo saluto di Sherlock Holmes’ si dice, infatti, che l’investigatore abbia circa 60 anni. Un suo studioso, Leslie Klingher, è riuscito a individuarne nel 6 gennaio la data di compleanno.

Tra le cose certe che sappiamo è l’indirizzo della sua residenza, 221b Baker Street, dove uniche tracce, di un personaggio di pura fantasia restano una piccola targa e la sagoma di Holmes in una lavanderia con una scritta ironica e discreta: ‘Sherlock Holmes, forse è stato cliente di questa lavanderia’.

Attualmente al civico 239 di Baker Street si trova invece il Museo di Sherlock Holmes. Visitandolo è possibile trovare oltre a molti degli oggetti personali dell’investigatore, tra i quali la lente di ingrandimento, la pipa, il violino, le attrezzature chimiche, il bastone da passeggio anche alcuni ambienti fedelmente ricostruti come descritti da Doyle.

Abitazione, quella di Holmes, che divide con l’amico Dottor Johnn Watson, medico militare, conosciuto nel 1881 al termine della sua opera prestata al servizio dell’Esercito di Sua Maestà. Watson possiamo considerarlo come un vero e proprio alter ego dell’autore Conan Doyle, tra l’altro anche lui laureato in medicina.

E’ proprio a Watson che Doyle fa dare ulteriori indizi preziosi per i lettori di Sherlock Holmes «… il suo sguardo era acuto e penetrante, il naso sottile e aquilino conferiva alla sua espressione un aria vigile e decisa, il mento era prominente e squadrato tipico dell’uomo di azione. Le mani, nervose e sensitive, invariabilmente macchiate d’inchiostro e di scoloriture provocate dagli acidi, possedevano un tocco straordinariamente delicato, come ebbi spesso occasione di notare quando lo osservavo maneggiare i fragili strumenti della sua filosofia». Queste note appartengono al romanzo di esordio del detective, ‘Uno Studio in rosso’ del 1887. Ripartiva così il genere letterario del giallo deduttivo iniziato da Edgard Allan Poe con il suo Auguste Duphine.

Sullo sfondo di queste descrizioni date da Watson, non possiamo non ricordare l’uso abituale fatto da Holmes di droghe, aspetto trasgressivo comune anche ad artisti visionari del suo tempo.

Holmes, durante, le sue investigazioni essendo dotato di una struttura mentale di carattere analitica, portando quindi la sua attenzione sul particolare, era poco propenso ad ascoltare osservazioni o consigli di sorta. Dava più importanza alle intuizioni nate suonando il suo amato violino.

Contrariamente alla descrizione di forti carenze culturali di ordine generale che ne fa Watson nel romanzo d’esordio ‘Uno Studio in Rosso’, l’autore negli scritti successivi arricchisce i saperi di Holmes. Doyle, infatti, attribuirà al suo detective un vasto interesse letterario e filosofico. Sono numerose le citazioni di Holmes sulla Bibbia, William Shakespeare e Johann Wolfgang von Goethe.

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