sabato, Ottobre 23

Shariasource, la piattaforma della legge islamica

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Non ci sono Paesi, in Occidente, che accettino totalmente la legge islamica, perché ogni Paese ha il proprio sistema giuridico, e anche perché questo vorrebbe dire provocare una scissione all’interno dei cittadini, una scissione civile. Tuttavia, stiamo, negli ultimi anni, assistendo a dei tentativi di mediazione in tal senso.

In Gran Bretagna, pare esistano 30 tribunali della Sharia, con il compito di aiutare i capi religiosi musulmani a risolvere le controversie finanziarie e familiari che nascono tra i membri della comunità, secondo i principi della loro fede. Non solo. Esiste anche lo Sharia Council, organizzazione britannica che fornisce giudizi e consigli giuridici ai musulmani secondo la loro interpretazione della Sharia islamica; si tratta di un consiglio che, però, non ha alcuna autorità legale nel Regno Unito. Infatti, nel Giugno 2016, la commissione per gli affari interni lanciò un’indagine sui consigli di Sharia che operano nel Regno Unito. Il compito è quello di esaminare come funzionano i consigli della Sharia, il loro lavoro di risoluzione delle controversie familiari e di divorzio e la loro relazione con il sistema giuridico britannico. La prima seduta si è svolta il 1° Novembre 2016, ma, adesso, a causa delle elezioni generali che si terranno l’8 Giugno 2017, indette da Theresa May per ottenere il mandato necessario a negoziare l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, il Comitato ha chiuso questa inchiesta. Tuttavia, nell’Early day motion 288, del 2009, in cui si è discusso circa i consigli della Sharia e il sistema giuridico, si legge che «un sistema giuridico unico opera nel Regno Unito sotto l’autorità della Corona; si riconosce l’importanza di rispettare rigorosamente e mantenere un unico sistema giuridico per garantire la parità di trattamento di tutti i cittadini; e si invita il governo a garantire che non vi sia alcuna accettazione di qualsiasi sistema giuridico alternativo nel Regno Unito».

Il dibattito è molto acceso anche in Francia. Secondo un rapporto dell’Institut Montaigne, elaborato lo scorso Settembre e intitolato ‘Un Islam français est possible’, sono 3-4 milioni i musulmani residenti in Francia e, di questi, il 28% sono stati definiti dallo studio fondamentalisti e secessionisti, che affermano cioè la supremazia della legge islamica su quella della République, percentuale che sale notevolmente al 50% nella fascia di età tra i 15 e i 25 anni.

Ma ciò avviene anche perché in questi Paesi la presenza di musulmani è più antica della nostra. Oggi, tuttavia, la religione musulmana è diventata la seconda religione del Paese e ci sono circa 2 milioni e mezzo di musulmani in Italia, la maggior parte dei quali cittadini dello Stato italiano; In Italia, però, “non c’è una intesa dello Stato con la religione e la comunità musulmana”, ci spiega Campanini, ed “è chiaro che finché non c’è dalla parte dello Stato italiano un riconoscimento delle legislazioni, delle condizioni religiose musulmane, con cui si può arrivare a un’intesa, a dei Patti Lateranensi, come era accaduto ai suoi tempi con la Chiesa Cattolica, non potrà esserci la promozione di una legislazione in tal senso. Lo stesso vale per le moschee. In Italia c’è una continua politica di negazione del permesso ai musulmani di costruire luoghi di culto”, che impedisce la possibilità di un’effettiva integrazione, perché i musulmani si sentono discriminati. Vige, purtroppo, nel nostro Paese, molta disinformazione, per cui le moschee vengono associate a tentativi di radicalizzazione, al terrorismo, ma non è così. E i musulmani non lo accettano.

In Germania, invece, in un documento del 2015 dal titolo ‘Democracy is stronger than terrorism, Angela Merkel sottolinea l’importanza della tolleranza, affermando però che la tolleranza non può essere confusa con la mancata presa di posizione. «La libertà di religione e di tolleranza non significa che la Sharia possa avere la precedenza sulla legge tedesca o sulla costituzione». Tuttavia, recenti fonti non ufficiali sostengono che, nel Novembre 2016, dei giudici avrebbero deciso che dei ‘poliziotti’, i quali pattugliavano le vie di una cittadina tedesca, Wuppertal, per convincere gli abitanti a rispettare i precetti del Corano, non hanno violato alcuna legge, giudicando pertanto legale la Sharia.

Il dibattito sull’accettazione e l’applicazione della Sharia nei vari ordinamenti giuridici è, e resta per ora, molto discusso e confuso. “È chiaro che quando una persona, che professa un’altra religione e che può avere altri costumi, arriva in un Paese in cui ci sono normative, usi e costumi diversi, bisogna cercare sia dal punto di vista della legislatura, sia dal punto di vista del luogo ospite, una via di mediazione”, e secondo Campanini questa via di mediazione può esistere; “io credo che esistano i mezzi, esistano dei mezzi giuridici, per far convivere le abitudini diverse, com’è accaduto in realtà per tanti secoli in tutto il mondo civile. Il problema è, essenzialmente, cercare di andare oltre a quello che è lo sbarramento di opposizione da una parte e dall’altra, perché così è naturale che si arriva ad un punto in cui non si raggiunge più un dialogo”.

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