lunedì, Settembre 27

Shakespeare in salsa italiana image

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Alessandro Benvenuti

Dai Giancattivi a  Shakespeare, dal cabaret alla commedia e al  teatro classico,  passando per il cinema. Parliamo di Alessandro Benvenuti, che abbiamo incontrato dopo le due affollatissime rappresentazioni al Teatro Verdi di Firenze, di “Tutto Shakespeare in 90’ ”,  lo spettacolo  degli inglesi  Adam Long, Daniel Singer e Jess Winfield, che da vent’anni, dopo il travolgente successo nei teatri off di Londra, e poi degli Stati Uniti, registra cifre record al Criterion di Piccadilly Circus, e viene   riproposto  da un paio d’anni in salsa  italiana, quindi con significative varianti,  prima da  Andrea Brambilla e Nino Formicola ( il surreale duo Gaspare e Zuzzurro) e ora, con la scomparsa nell’ottobre scorso di Andrea, da Sandro Benvenuti, che ne ha curato anche la regia, Nino e l’altro fiorentino Francesco Gabrielli.

 

Com’è nata quest’idea?  

Già Nino e Andrea mi avevano chiesto di fare il terzo protagonista, in questa rivisitazione in chiave ironica di Shakespeare, ma allora non me la sono sentita, poi dopo la dolorosa scomparsa di Andrea mi sono rimesso in gioco, dopo tanti anni, curando anche la regia di questo lavoro  folle. In fondo un attore è uno che cerca di portare gioia, divertimento e riflessione. Non è stato facile, credimi, rimettermi i calzoncini corti, ma non potevo  sottrarmi alla tenera richiesta di Nino e degli Artisti Associati. E ora, mi diverto come un pazzo. Sì, è stato un  po’ come tornare alle origini, allo spirito dei Giancattivi.    E uno dei complimenti più simpatici  è  di quello spettatore che mi ha detto che sembriamo bambini   di 10 anni. E a proposito di bambini, i figli piccoletti di alcuni amici di famiglia, vogliono giocare con me, mi considerano un loro partner di gioco, che bello!

Anche la stampa anglosassone ha definito questo spettacolo  “irresistibile”, “ follemente divertente”,” osceno, irriverente e  sublime ,”  insomma, “Shakespeare come se si fosse tornati al tempo del Bardo.”  Ma è proprio così? Ed è possibile, è la consueta domanda retorica che accompagna lo spettacolo, condensare l’opera omnia del Bardo, 37 opere, in soli 90’ , rappresentare Romeo e Giulietta in o l’Amleto in  breve tempo,  una sorta di Bignami shakespeariano in chiave cabarettistica ?

Lo spirito è  un po’ quello gaglioffo del tempo di William e la grande idea degli Autori è stata quella di rivitalizzare in senso comico le sue opere. Qualcuno ha scritto che chi ama Shakespeare continuerà ad amarlo e  chi non lo ama, lo amerà di più. Penso proprio sia così. Anche se ovviamente qualcuno storcerà la  bocca.  Posso dirti che gli studiosi del Bardo che hanno visto lo spettacolo lo hanno apprezzato anche per il rigore  con cui, nel  divertimento, viene riproposto. Non c’è tradimento.

Quali modifiche avete apportato?

Beh, intanto Chiara, (Chiara Grazzini, ndr) mia moglie, traduttrice e regista con la quale condivido anche l’esperienza professionale, ne ha fatto una traduzione che tiene conto del pubblico italiano a cui ci rivolgiamo…Io invece ho apportato alcune modifiche, riducendolo ad un atto unico, arricchendolo di musiche e  riadattandone alcune parti… 

Come la telecronaca della partita di calcio, un tuo monologo che da solo  vale l’intero spettacolo ?

Certo, originariamente vi erano narrate  come si trattasse di una una partita di football americano e con il ritmo incalzante che percorre l’intero spettacolo, le drammatiche lotte per il potere dei tanti Re d’Inghilterra, dei tanti Enrichi, I, II, III, IV,  di Riccardi e  Re Lear, fino all’avvento della dinastia dei Tudor.

 E i Sonetti da distribuire al pubblico, peraltro coinvolto nella recita?

Quella è un’idea mia, in origine i Sonetti non erano citati, è un modo per   legare i vari momenti dello spettacolo, passando dalle commedie alle tragedie e viceversa, senza interruzione: io qui svolgo il ruolo del saltimbanco che intrattiene il pubblico.

E ora?

Lo spettacolo è in tour, prossima tappa Prato e tanti altri appuntamenti  proprio nell’anno in cui ricorre il 450 anniversario della nascita del Bardo, ovvero  il più grande autore di teatro in lingua inglese, avvenuta il  23 aprile del 1564 a  Stratford –upon- Avon.

Dunque, come dicevi, per te è un ritorno allo spirito dell’Humor Side, il teatro che tu fondasti a Firenze tanti anni fa con Athina Cenci e Francesco Nuti, mentre l’altro grande toscano, Roberto Benigni, iniziava un suo parallelo percorso. Li hai più visti o sentiti?

Athina sì, abita a Roma e sta bene, Francesco è due anni che non lo vedo….

Sai che a Firenze gli stanno preparando una festa Pieraccioni, Conti e Panariello… e c’è già il tutto esaurito al Mandela Forum?  A proposito di toscani nel cinema e nel teatro, reputo che il tuo sia un teatro non vernacolare…

Sì, il mio è un linguaggio italiano con sfumature di toscanità, colorito, fantasioso, potente…come la trilogia dei Gori. 

I tuoi cavalli di battaglia, sia in teatro che in cinema, una prova attoriale straordinaria  che ti vede dar a voce a tanti personaggi…

10 personaggi  in “Benvenuti in casa Gori” , 42  nel ”Ritorno a casa Gori e 36 nell’Addio…” specchio di una famiglia toscana.

Un ‘impresa e un vero e proprio cult

Che ha ispirato anche un Maestro come Monicelli ed i suoi sceneggiatori per il loro film “Parenti serpenti”, da Mario e dai suoi sceneggiatori ebbi tanti apprezzamenti che mi hanno fatto un gran piacere. Ma amo ugualmente anche altri miei lavori, che vengono riproposti continuamente come  “ L’Atletico Ghiacciaia “, una parodia del mondo del calcio e l’ultimo mio lavoro“ Un comico fatto di sangue”,  una novità assoluta che proporremo a Firenze, al Teatro di Rifredi.  In aprile mi  dedicherà una retrospettiva delle mie opere.

Proprio il Teatro di Rifredi  ha visto l’ultima recita di Carlo Monni, cui è stato intitolato il Teatro Dante a Campi Bisenzio, suo paese natale, che si chiama Dante-Monni

Sono stato tra i promotori di questa iniziativa. Carlo è stato un maestro, per tutti noi (era  il Babbo in  “Benvenuti in casa Gori” ), come per Benigni, uno che ha vissuto la vita alla sua maniera , come ha voluto, sapendo cosa rischiava, la sua perdita è stato  un dolore annunciato…un immenso dolore.

Tu hai fatto anche molto cinema, come regista e attore, quali film ti sono più cari?

Una decina come regista, una trentina come attore, tra quelli che ho anche scritto e diretto il ricordo va a  “Ivo il tardivo”, a  “ Zitti e Mosca “ che coglieva lo smarrimento  del popolo comunista nella fase di addio al vecchio PCI e del tramonto di un’epoca e “ Belle al Bar”,  che anticipava il tema della transessualità.

E fra tanto cinema e teatro c’è la ricerca…

Da tempo sono impegnato nello studio e nella ricerca dei linguaggi comici e del linguaggio musicale, nonché del lavoro radiofonico in Rai ( Metello, Vita Agra, le opere di Marco Malvaldi) e per Emonsaudiolibri  (Promessi sposi e Decamerone) e, ora sono  assorbito anche dalla Direzione Artistica del Teatro dell’Affetto di Tor Bella Monaca, uno dei quartieri più popolari di Roma, l’esperienza più grande e  commovente che mi poteva toccare…

Ce ne puoi parlare?  

E’ un  grande quartiere di Roma,  più grande di Siena,  con tante problematiche sociali,  cresciuto nell’abbandono e ora quel Teatro, grazie all’impegno  alla tenacia e al coraggio di Filippo D’Alessio, che ne è l’anima, è divenuto  un punto di riferimento ineludibile della popolazione. Pensa,  i ragazzi che giocano a pallone vanno lì a prendersi le bibite…ma quel che più conta è l’unico riferimento culturale, ove si balla si fa musica, classica e jazz anche la domenica mattina e spettacoli teatrali, a prezzi popolari, siamo già arrivati a 30  mila biglietti e il Sindaco Marino ha staccato il ventimillesimo biglietto d’ingresso! Un esempio di  collaborazione fra pubblico e privato. Ora si è fatto anche un accordo con l’Accademia di S.Cecilia  per portare lì a Tor Bella Monaca,  l’esperienza musicale e didattica del Conservatorio…che esperienza, un teatro aperto mattina e sera!  E che soddisfazione per un artista poter costruire qualcosa di utile, un vero e proprio “ fortino della cultura”, un  segno di speranza in quest’Italia in cui governi fino ad ora hanno bistrattato e vilipeso la cultura…

A proposito di Governi,  tu sei nato a Pelago, frazione di Pontassieve, lo stesso paese satellite di Firenze in cui abita un altro celebre fiorentino, Matteo Renzi, che è di Rignano, poco più in là, oltre l’Arno, lui vi risiede ancora, tu invece ti sei trasferito a Roma. Ora è presidente del Consiglio, che impressione ti fa?

Ho seguito in tv il suo discorso  per la fiducia al Senato. Fa sempre piacere sentire persone e leader politici animati da buoni propositi. I miei tanti carichi di lavoro e di studio mi tengono distante dall’ impegno diretto, sono un po’ assente, il mio è solo un impegno  d’ascolto, gli auguro tutto il buono possibile, per il nostro Paese. 

 

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