venerdì, Settembre 17

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Il Presidente francese Francois Hollande nella bufera mediatica, per le voci di una sua presunta e imbarazzante relazione con l’attrice Julie Gayet. Sotto pressione da mesi per la sua politica economica, in un Paese libero come la Francia il numero uno dell’Eliseo è finito invischiato in uno scandalo rosa, che pone interrogativi sulla questione della sicurezza, legata al suo ruolo.

Ufficialmente legato alla giornalista Valerie Trierweiler, secondo le indiscrezioni della rivista ‘Closer‘ il Capo di Stato francese avrebbe «preso l’abitudine di trascorrere la notte» nella casa parigina della donna, dalla quale si recherebbe con uno scooter, guidato dall’autista e bodyguard. Come prova delle rivelazioni, il magazine allega «foto sorprendenti», con il Presidente «accompagnato da una guardia del corpo, che custodisce il segreto di questi incontri con l’attrice e porta anche dei croissants».

Le voci di un legame sentimentale tra Hollande, 59 anni, e Gayet, 41, erano emerse, sui social network, già all’inizio dello scorso anno, ma senza trovare conferma. In merito, nel marzo scorso l’attrice presentò anche querela. Da parte sua, Hollande ha comunicato di «deplorare profondamente» la violazione del «rispetto della sua vita privata», annunciando «risposte, anche giudiziarie» contro il dossier scottante di sette pagine dal titolo François Hollande e Julie Gayet – L’amore segreto del Presidente. 

Volto noto in tivù e ripresa in una cinquantina di film, l’attrice è madre di due figli e ha una sua casa di produzione. Nel 2012, per la campagna presidenziale, Gayet confezionò un videoclip su Hollande, persona «umile», «formidabile» e «davvero all’ascolto» della gente. Hollande è un «Presidente normale, una persona normale che ha avuto un colpo di fulmine e ha iniziato una storia. Si deve sdrammatizzare tutto quello che c’è attorno a queste immagini», ha dichiarato con indulgenza anche Laurence Piau, direttrice della rivista dello scoop.

In Europa, riflettori puntati anche sulla Grecia, che a gennaio 2014 ha iniziato il suo semestre di presidenza dell’Unione europea, ceduto, nel luglio prossimo, all’Italia.  «Atene sta onorando i suoi impegni. Abbiamo raggiunto con un anno di anticipo l’avanzo primario, da Bruxelles aspettiamo segnale molto forte e positivo», ha dichiarato il Premier risanatore del governo bipartisan Antonis Samaras, «vogliamo essere sicuri che i sacrifici fatti non siano stati inutili. Adesso, anche a livello europeo, serve una politica di crescita».

Fonti governative hanno calcolato in cassa, a fine 2013, un avanzo primario di circa mezzo miliardo di euro. La cifra sarà ufficializzata solo nei prossimi mesi, quando anche l’istituto statistico di Bruxelles Eurostat avrà esaminato i dati. Intanto il Governo ellenico preme sul disco verde dei tecnocrati, per redistribuire parte dei soldi risparmiati in sostegno alle fasce più deboli della popolazione, come disoccupati e anziani. Reduce da un incontro con il Ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier, Samaras si è augurato che Atene possa tornare a finanziarsi da sola sui mercati, nella seconda metà del 2014.

L’Italia attende sviluppi imminenti sul caso dei due marò, per le indiscrezioni della stampa indiana, a un giro di boa per i fucilieri della Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. Citando un alto responsabile governativo che avrebbe chiesto di rimanere anonimo, il quotidiano ‘Hindustan Times‘ ha annunciato un «raggiunto accordo», tra i ministri di New Delhi: in particolare, la polizia indiana National Investigation Agency (Nia) che ha in mano il caso starebbe per ricevere il via libera per presentare un rapporto, avvalendosi della legge indiana per la repressione della pirateria che prevede la pena di morte.
Il testo della sezione 3 del Sua Act in questione prevede che chi «causa la morte di una qualsiasi persona sarà punito con la morte». A riguardo, il Ministro dell’Interno Shushil Kumar Shinde ha confermato che «tra due o tre giorni» la decisione sul modo di proseguire il processo sarà presa.

Il Ministro Shinde ha precisato comunque che la vicenda dei marò «è solo una di quelle trattate» nel suo vertice con i ministri della Giustizia, Kapil Sibal, e degli Esteri, Salman Khurshid. Su un altro quotidiano, il ‘Mail Today‘, altrettante fonti anonime hanno gettato acqua sul fuoco, descrivendo il caso dei fucilieri italiani ancora «in un limbo». Nella precedente sentenza del 18 gennaio 2013, la Corte Suprema indiana aveva chiaramente indicato quali erano gli strumenti e leggi che avrebbero dovuto essere presi in considerazione per il processo e tra queste non figurava il Sua Act.
«Se l’India decidesse di ricorrervi sarebbe inaccettabile. Nel caso prenderemmo le nostre contromisure», ha dichiarato l’inviato del Governo italiano per il caso dei marò, Staffan De Mistura.

L’Africa è in fiamme, dal Sud Sudan, alla Repubblica centraficana, alla Somalia, al Nord del post Primavera araba. In Sud Sudan, l’esercito ha annunciato la riconquista della città strategica di Bentiu. Il capo della missione di peacekeeping dell’Onu Herve Lasdous ha comunicato un bilancio provvisorio, dal 15 dicembre scorso, di almeno mille morti. Per gli Gli Stati Uniti, fautori dell’indipendenza del Sud Sudan nel 2011, il Paese è a rischio «esplosione» e le Nazioni Unite stimano che, entro il prossimo aprile, il numero di sfollati raddoppi dai 232mila attuali a 400mila.

Nella Repubblica centrafricana dilaniata dagli scontri religiosi ed etnici si sono dimessi invece il Capo di Stato Michel Djotodia e il primo ministro Nicolas Tiangaye, sotto attacco dalle forze ribelli. L’esercito francese, in missione per stabilizzare il Paese, presidia con mezzi blindati il palazzo presidenziale della capitale Bangui. Massiccia operazione antiterrorismo del Kenya, inoltre, nella confinante Somalia: un raid aereo nella regione di Gedo, lungo la frontiera, avrebbe ucciso almeno 30 ribelli Shabaab, incluso il leader del movimento islamico e comandanti di alto livello. Ancora morti, infine, almeno tre, e decine di arresti, infine, in Egitto, in scontri tra supporter del Presidente deposto Mohamed Morsi, leader della Fratellanza musulmana, e la polizia, sia al Cairo sia ad Alessandria.

In Medio Oriente, turbolenze nello Stato di Israele mettono a rischio i negoziati di pace con la Palestina, riaperti nel 2013. Il Ministero per l’Edilizia ha pubblicato le gare di appalto per la costruzione di 1400 alloggi per ebrei: 600 a Gerusalemme est e 800 in Cisgiordania, come preannunciato all’inizio del mese. Per il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat, un «messaggio» al Segretario di Stato degli Stati Uniti John Kerry», mediatore delle trattative, «a non proseguire i suoi sforzi per la pace».

A Tel Aviv, il leader centrista e Ministro delle finanze Yair Lapid si è dissociato dalla scelta del Premier israeliano Benyamin Netanyahu di estendere la colonizzazione: «Faremo il possibile che non venga realizzata», ha affermato. Gli israeliani, intanto, attendono la morte dell’ex Primo ministro Ariel Sharon, in coma da otto anni. Per i medici, negli ultimi giorni, le sue condizioni sono peggiorate in’modo «drammatico» e lo stato resta «critico».

Primi dati sulla guerra nella guerra, in Siria, tra ribelli e qaedisti dello Stato islamico dell’Iraq e del Levante (Isis): quasi 500 morti in una settimana, solo nel nord del Paese, secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani con base a Londra. Almeno 45 insorti, inoltre, sono stati uccisi, nell’ultima giornata, dall’esercito siriano di Bashar al Assad, durante un tentativo di forzare l’assedio di Homs.

Ennesimo segnale di distensione, in compenso, dal Teheran. Come da accordi raggiunti con le potenze del Gruppo 5 + 1 (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina più Germania), il testo dell’intesa sul nucleare è «stato trasmesso alle rispettive capitali per la decisione finale», ha comunicato il vice Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghci da Ginevra.

 

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