mercoledì, Aprile 14

Settima Flotta statunitense, piovono gli scandali Un'ondata di discredito si riversa sulla Us Navy

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La marina statunitense si trova attualmente ad affrontare quello che è stato descritto come maggiore scandalo dalla Seconda Guerra Mondiale. Secondo quanto dichiarato dagli inquirenti, Leonard Glenn Francis, un appaltatore della Difesa – è infatti titolare della Glenn Defense Marine Asia (Gdma) – con base a Singapore, sarebbe al centro di una colossale rete di corruzione nell’ambito della quale egli forniva ad ammiragli ed ufficiali statunitensi di alto rango cene di lusso, festini a luci rosse, alcool a volontà, ecc. in cambio di informazioni classificate riguardo i pattugliamenti della Settima Flotta Usa nelle acque dell’Oceano Indiano e del Pacifico, e addirittura aggiornamenti sullo stato delle indagini governative sulla sua società.

Infatti, «il peculato di Francis ai danni dell’Us Navy è da anni un di Pulcinella. Come conseguenza di una denuncia per frode, il Servizio di Ricerca Criminale Navale (Ncis) ha aperto più di due dozzine di indagini sulla Glenn Defense nel 2006, secondo i documenti del tribunale. Il dipartimento della Giustizia ha accusato 28 persone, tra cui 2 ammiragli, da quando Francis è stato arrestato con un’operazione internazionale risalente al settembre 2013. Nel marzo scorso, ben 8 ufficiali dell’Us Navy sono stati accusati di aver accettato “viaggi di lusso e banchetti in compagnia di prostitute” generosamente offerti da Francis. Tra di essi spiccano il contrammiraglio Bruce Loveless (recentemente ‘pensionato’ dal Pentagono), 4 capitani e un tenente di vascello in pensione. Sono stati tutti arrestati dal Dipartimento della Giustizia con accuse di corruzione, cospirazione finalizzata alla corruzione, frode, ostruzione alla giustizia e falsa testimonianza».

I procuratori hanno inoltre appurato che gli ufficiali corrotti da Francis saldavano il loro debito inviando le portaerei bisognose di rifornimenti e/o di manutenzione nei porti controllati dalla Gdma, la quale applicava sistematicamente tariffe maggiorate. Attualmente, ‘Fat Leonard’ ha ammesso di aver defraudato gli Usa di 35 milioni di dollari. «Francis ha capacità decisamente fuori dal comune. È in grado di agganciarti in maniera fulminea. Un tempo era riuscito a infiltrarsi negli alti ranghi della catena di comando. I sovietici non avrebbero mai potuto penetrare la nostra struttura di intelligence tanto efficacemente quanto è riuscito a fare Leonard Francis», ha dichiarato un ufficiale della marina in pensione che ha lavorato a stretto contato con ‘Fat Leonard’

Il problema principale è tuttavia dato dal fatto che, nel corso dell’indagine, sono sorti sospetti circa la condotta quantomeno ‘inappropriata’ di qualcosa come 440 militari (sia attivi che in pensione), tra i quali ben 60 ammiragli; una cifra astronomica, se si considera che la Us Navy annvera in tutto 210 ammiragli. In alcuni casi si tratterebbe di individui «non rinviabili a giudizio civile, ma che possono aver commesso reati nell’ambito del sistema giudiziario militare». L’ammiraglio John Richardson, capo delle operazioni navali della Us Navy, ha dichiarato che 30 ammiragli sono ‘attenzionati’ per i loro legami con Francis, ma ha evitato di fare i nomi e di esibire le prove raccolte finora perché l’indagine è ancora in corso, anche in considerazione del fatto che la Gdma rappresenta un pilastro delle operazioni marittime statunitensi nello scacchiere asiatico da non meno di 25 anni; un vero punto di riferimento di cui la Settima Flotta si è servita per rifornirsi e rimettere le proprie navi in sesto. Ragion per cui, secondo il ‘Washingon Post’, «il danno alla Us Navy potrebbe risultare pari a quello prodotto dallo scandalo Tailhook scoppiato nei primi anni ’90, quando 14 ammiragli furono pubblicamente redarguiti o costretti a dimettersi in seguito all’emergere di un’epica esplosione di violenza sessuale tra i ranghi della Marina».

Lo scandalo è peraltro venuta a galla mentre la stesse Settima Flotta si trovava nell’occhio del ciclone come conseguenza dello speronamento di due mercantili da parte delle cacciatorpediniere Uss John S. McCain e Uss Fitzgerald. Le terribili collisioni hanno provocato la morte di 17 marinai e il licenziamento del viceammiraglio Jospeh Aucoin, al quale mancava poco più di un mese per andare in pensione. L’ammiraglio Scott Swift, dal canto suo, si era dimesso circa un mese prima come forma di protesta per la mancata nomina a capo della flotta statunitense del Pacifico. Sicché, la Settima Flotta Usa, forte di 70 navi, 140 aeromobili e oltre 20.000 marinai, si trova investita da un’ondata di discredito senza precedenti nella storia della marina statunitense.

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