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Settembre, il mese del Cile field_506ffbaa4a8d4

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Santiago del Cile – Una volta a settimana, nelle scuole cilene, gli alunni si riuniscono in cortile per intonare l’inno nazionale. In ogni manifestazione sportiva, commemorazione storica o catastrofe, risuona ‘puro Chile es un cielo azulado’. Uno dei più toccanti fu, probabilmente, quello cantato dai 33 minatori imprigionati dopo il crollo della miniera di San José.

L’inno viene cantato spesso, ma qualcosa di ancora più frequente è l’uso della bandiera, simbolo che non è presente solo in edifici pubblici ma anche in vari angoli di paesi e città; quest’immagine è ancora più diffusa in settembre, il mese dell’essenza cilena, quando anche le auto portano il simbolo tricolore.

Il Cile è un Paese patriottico: il sentimento nazionalista ha un’origine radicata nella scuola pubblica, stando a quanto dice il professor Jaime Valenzuela dell’Istituto di Storia Pontificia dell’Università Cattolica del Cile. La scuola non “si dedica solo all’insegnamento, ma anche all’amore per la patria“.

La scuola rende sacra la bandiera, ma anche la data del 18 settembre, probabilmente la festa più importante per un cileno. Da piccoli, “ci insegnano che si deve far festa il 18 settembre”, dice Valenzuela al telefono con ‘L’Indro‘: “E anche io, generalmente critico verso questo tipo di ricorrenze perché so come siano state create, sto organizzando un barbecue con la famiglia”.

In quella data il Cile festeggia la propria festa nazionale, con la bandiera issata per legge e la carne sulla graticola, secondo lo stile in cui si festeggia in questo Paese. Tutto viene accompagnato dai suoni e i colori della cueca, il ballo tradizionale; da qualche bicchiere di terremoto, vino con gelato all’ananas; dalle empanadas de pino, fagottini con stufato di carne e pane con pebre, un battuto piccante di pomodoro, cipolla e peperoncino.

Il 18 è un giorno festivo irrinunciabile: non è permesso lavorare se non in alcuni casi eccezionali, come nel caso di ospedali, farmacie di turno, locali ricreativi, distributori di benzina, etc. Neanche il 19 è giorno lavorativo, ma in questo caso si tratta di una festa militare, la giornata delle Glorie Navali, in cui è prevista anche una sfilata.

Due festivi di seguito che si uniscono al desiderio di esaltare l’identità cilena che si esprime appena sette giorni dopo un’altra data che ha diviso il Paese; e si festeggia in grande stile all’inizio del mese dell’essenza cilena, con il divertimento e il patriottismo che offuscano l’origine reale della data e la mischiano con una commemorazione dell’indipendenza del Paese.

 

COSA SUCCESSE VERAMENTE IL 18 SETTEMBRE?

La festa nazionale si potrebbe tranquillamente celebrare in un’altra data”, spiega David Torruella, professore della Facoltà di Educazione dell’Universidad Mayor. Non è altro che una dataartificiale‘, come dice Valenzuela, creata dalla classe alta dopo l’indipendenza per rispondere al “desiderio di costruire uno Stato‑Nazione”; e “per far ciò, devono convincere il resto della popolazione”.

Il Cile proclamò l’indipendenza il 12 febbraio 1818 dopo una guerra civile nell’ambito della liberazione delle colonie americane. L’inizio risale al 18 settembre 1810, che viene ricordato nella festa nazionale attuale, giorno in cui si formò la prima giunta di Governo, un’istituzione comunque ancora “leale al re di Spagna Fernando VII, catturato da Napoleone“, spiega Torruella.

Si trattava di un Governo di transizione che si opponeva all’invasione francese; questa credeva di “potersi appropriare dei territori d’oltremare della Corona”, continua. Quel primo Governo, però, “venne sfruttato dagli indipendentisti”, aggiunge Valenzuela. Da là sorgeranno le idee e le misure per il processo secessionista.

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