mercoledì, Agosto 4

‘Sesto senso’ a Villa Giulia field_506ffb1d3dbe2

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Cinque sensi 1

 

L’ultimo appuntamento 2013 al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia di Roma è coinciso con l’ultima sezione di ‘Cinque sensi +1’, dedicato, appunto, al ‘Sesto senso’, quello della mente  -svoltosi sabato 28 dicembre scorso in occasione dell’ormai consueta apertura gratuita mensile e serale dei musei statali.
Al centro dell’attenzione quel ‘sesto senso’ che non si sa bene definire e al quale non riusciamo a conferire una valenza precisa, visto che si lega ad un’attività intellettiva molto particolare.

L’archeologa Simona Carosi, che fa parte dello staff del Museo, e l’antropologo Roberto Libera, Direttore del Museo Diocesano di Albano, si sono avvicendati in un appassionante dibattito sul tema preVISIONI. Percorsi onirici e iniziatici dall’antichità. E’ stato proposto un viaggio, nelle forme di un dialogo tra archeologia e antropologia, tra storie e figure dell’antichità che hanno lasciato tracce evidenti del loro ‘sesto senso’. Si è parlato delle pratiche che permettevano a certi personaggi, ritenuti dotati di poteri straordinari, di interpretare prodigi apparentemente inspiegabili e di anticipare i segni della sorte, sia essa favorevole o avversa mediante la consultazione degli oracoli, l’osservazione del volo degli uccelli (auspicio) o delle viscere degli animali (aruspicina).

Si è inoltre rilevato come nelle diverse civiltà del mondo occidentale la preveggenza sia stata spesso accompagnata dalla cecità, ad esempio nel vate Omero o nella figura di Odino che domina la mitologia germanica. Anche la dimensione onirica, nella mentalità antica del Mediterraneo, proprio perché considerata altro dalla realtà cosciente, fu ritenuta una porta d’accesso per prevedere il futuro, e ne venne favorita la pratica in luoghi appositi, così come i riti di iniziazione (mysteria).

Pompeo Martelli, psicologo e direttore del Museo-Laboratorio della Mente presso la ASL Roma E, è stato protagonista dell’incontro ‘La Mente e gli altri’, con un rapido excursus storico sui vari manicomi eretti in Roma dal Cinquecento ad oggi. La scienza psicologica cambia con il cambiare della concezione della pazzia umana, che fino alla Rivoluzione francese viene considerata alla stessa stregua della povertà e dell’essere straniero rispetto ad una certa comunità locale, quindi il demente è qualcuno di diverso e da isolare. Dopo la Rivoluzione francese, l’uomo affetto da pazzia diventa qualcuno da capire e di cui studiare la malattia che lo affligge, fino alla conseguente chiusura dei manicomi secondo la recente legge Basaglia, ispirata ai concetti francesi post rivoluzionari. Partendo dalla sua esperienza quotidiana, Martelli ha affrontato tematiche comuni nelle relazioni sociali, come inibizione, responsabilità, aggressività.

Di questa serata molto particolare abbiamo parlato con Maria Anna De Lucia, archeologo Direttore, incaricata della sezione topografica del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia a Roma.

 

 

Cosa ha di diverso l’iniziativa ‘Sesto senso’ dalle precedenti analoghe tenutesi in questo museo?
Di diverso è l’argomento, che tutto sommato risulta un po’ misterioso. Non so se sia un caso che stasera abbiamo avuto un folto pubblico, che in fondo non ci attendevamo, essendo una giornata compresa tra festività che portano le persone ad occuparsi di altro. Come ho già detto nella presentazione delle varie relazioni degli esperti, questi mesi abbiamo lottato con noi stessi alla ricerca dei temi da affrontare, perché sicuramente cosa sia il ‘sesto senso’ nessuno lo sa. E tutti ancora ce lo chiediamo.

Cosa caratterizza questa iniziativa rispetto ad altre?
Questo è difficile dirlo, perché comunque ogni serata che abbiamo dedicato ai vari sensi, ha avuto una sua impronta in quanto è stata legata ogni volta ad un tema sviscerato in tutti i suoi aspetti. Ad esempio, quando si è parlato del Gusto si è fatto ricorso anche alla tradizione enogastronomica del territorio; quando si è parlato della Vista, si è avuta una splendida mostra sulla ‘lanterna magica’ e quindi sulla nascita del cinema. In realtà ogni serata dedicata a uno di questi temi è stata peculiare. È difficile dire come questa si caratterizzi o si differenzi più delle altre.

Le precedenti iniziative erano legate ai cinque sensi più comuni…
Abbiamo cominciato con il Tatto e in questo ci siamo resi disponibili anche a chi aveva disabilità, soprattutto visive, nel senso che il nostro Museo è più comunemente aperto alla disabilità motoria, e in ciò siamo ben attrezzati. In quella circostanza abbiamo favorito le disabilità visive, presentando degli oggetti archeologici autentici che sono stati messi a disposizione dei non vedenti e/o degli ipovedenti, i quali potevano toccare i reperti sentendo e apprezzando anche la diversità dei vari materiali in cui erano stati prodotti, seguendo le spiegazioni degli archeologi che gestivano l’evento. Abbiamo avuto poi il Gusto, e come ho già detto c’è stata questa apertura alle tradizioni enogastronomiche del territorio. Poi a settembre l’Udito, con un bellissimo concerto d’arpa. Per la Vista abbiamo già accennato alla splendida mostra in relazione. L’Olfatto ha riguardato i profumi e come si realizzavano nell’antichità, quindi con l’allestimento di un laboratorio sperimentale che faceva vedere le tecniche di esecuzione. In tutti questi percorsi non siamo stati soli, ma spesso siamo stati affiancati da associazioni culturali del territorio, da altre istituzioni, ed anche dalle stesse amministrazioni comunali, come anche da società: si veda per esempio la Aboca per i profumi, che ha presentato un libro sugli stessi, edito da Aboca Museum, portando anche esemplari delle essenze che venivano usate nell’antichità. Diciamo c’è stato un incontro di più protagonisti, uniti nella consapevolezza che comunque tutto è cultura: la gastronomia, la musica, il cinema, e stasera perfino gli zampognari con le loro nenie tradizionali.

In questo appuntamento sono state coinvolte tre scienze diverse: antropologia, archeologia e psicologia: cosa le accomuna oltre a questo ‘Sesto senso’?
In realtà il Sesto senso non è stato toccato espressamente da tutti i relatori. Forse se ne è parlato di più nella relazione su temi archeologici e antropologici, mentre il dottor Martelli ci ha raccontato come si è arrivati alla formazione dei manicomi, con un racconto di tipo storico. In tutti, però, il protagonista è la mente, perché è questa la protagonista, nel suo rapporto con il corpo, con la storia, con le tradizioni, con l’estasi, e quindi con il sovrannaturale. Fondamentalmente credo che possa essere questo l’argomento di oggi, sempre con l’uomo al centro.

Questo appuntamento parla della mente: come era vista nell’antichità e come tale concezione è cambiata ai nostri giorni?
Nell’antichità, come sempre, ci si rapportava al divino. Nei nostri giorni ci possono essere due filoni culturali: quello che vede nell’uomo la scintilla divina e quello invece più materialistico. Quindi forse la differenza è in sostanza questa: nel mondo antico il soprannaturale era particolarmente incombente sull’uomo. In ogni iniziativa abbiamo cercato di raccordarci appunto al tema prescelto, nel caso di questa serata i titoli delle piccole mostre che possiamo ricordare sono: quelli che riguardano i sogni premonitori nell’antichità, cioè ‘Figli della notte, fratelli del sonno’; il potere della parola e le formule magiche; la profetessa inascoltata, cioè Cassandra e la caduta di Troia, perché non va dimenticato che in qualche modo la profetessa aveva parlato ai suoi concittadini per metterli in guardia; Tanaquilla, cioè una figura femminile del mondo etrusco di grande rilevanza, ovvero la regina che interpretava i segni divini; e ‘Da simbolo a simbolo’, che traccia un percorso attraverso l’arte magica etrusca. Questo è ciò che forse noi nella nostra semplicità ci immaginiamo come ‘sesto senso’, ossia la percezione di qualcosa di incombente che sta per accadere. Quelli appena elencati sono tutti argomenti che in qualche modo si ricollegano a quanto ci ha raccontato Simona Carosi nel suo intervento, cioè l’aruspicina, gli auspici, le formule magiche.

Crede che l’aruspicina, come tema, abbia un certo appeal per la gente di oggi?
Io penso che in qualche modo ci sia, anche nel mondo di oggi, un’attenzione alle formule…, chiamiamole pure magiche: in qualche modo cerchiamo dei segni. Ora che si tratti dell’aruspicina piuttosto che di altre tecniche, oppure dell’oroscopo, noi uomini sentiamo come il bisogno di aggrapparci a qualcosa che ci tranquillizzi e ci dia conforto, il che in fondo è la stessa cosa per l’aruspicina o gli auspici nell’antichità.

 

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