venerdì, Settembre 24

Sesso? No grazie, siamo erbivori Arrivano dal Sol Levante, sono i ragazzi che preferiscono shopping e confidenze a sesso e carriera

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Il Giappone si sa quando si parla di nuove tendenze sociali è una fucina di talenti. Qui tutto è portato all’estremo ed è forse per questo che nel tempo sono apparsi alcuni dei fenomeni più rilevanti degli ultimi anni. Alcuni destinati ad espandersi nel resto del mondo, altri rimasti circoscritti nell’unicità della società giapponese. Qui sono nati gli otaku, gli appassionati in modo ossessivo di manga e anime, i parasite single, coloro che scelgono di vivere con i genitori anche dopo i trentanni per semplificarsi la vita, i cosplay, quelli che amano vestirsi come personaggi del mondo dei fumetti, gli hikikomori, persone che decidono volontariamente di ritirarsi dalla vita esterna e si rinchiudono in una camera, solo per citarne alcuni.
Ebbene negli ultimi tempi ecco emergere anche gli ”uomini erbivori”, in giapponese Sōshoku Danshi. Uomini che rifiutano il matrimonio o il fidanzamento, con poca predisposizione nel relazionarsi verso l’altro sesso, più interessati alla propria pettinatura che a carriera, sesso e soldi.
Il termine è stato creato da una giornalista, Maki Fukasawa, in una serie di articoli del 2006 ma è solo nel 2010 che il termine diventa popolare in tutto il mondo e il fenomeno inizia ad essere al centro del dibattito dell’opinione pubblica. La giornalista a proposito del termine ”erbivori” dice: «In Giappone sesso è tradotto come ‘relazione di carne’ così ho chiamato questi ragazzi ‘erbivori’ perché non sono interessati alla carne».

Una definizione più appropriata secondo il filosofo Masahiro Morioka parla di ”quei ragazzi carini di una nuova generazione che non ricercano la carne in modo aggressivo ma invece preferiscono mangiare erba l’uno accanto all’altro con l’altro sesso”. Più nello specifico le caratteristiche principali di un uomo erbivoro sono la predisposizione a capire la prospettiva di persone in posizione più debole e proteggere chi viene aggredito. La capacità di instaurare relazioni attraverso un costante dialogo e la conferma dei propri sentimenti. Per nulla aggressivi sia fisicamente sia quando si tratta di relazionarsi con l’altro sesso, cercano di instaurare una relazione attraverso l’amicizia nel tempo. Sono fragili ed emotivi, spesso rinunciano a delle relazioni per paura della sofferenza e sembrano non essere per nulla interessati al sesso, a volte vissuto come un’esperienza scomoda e di cui farebbero volentieri a meno.
Ovviamente come in tutte le situazioni di questo genere è difficile categorizzare in modo preciso. Ma va dato atto che in Giappone ci hanno provato con il risultato un po’ comico della proliferazione di una miriade di sotto categorie più specifiche. Un esempio? I ”Gyoshoku Danshi” (‘uomini mangiatori di pesci’), coloro che aspettano pazientemente finché la donna che amano li ricambi o le ‘donne carnivore’, alter ego femminile, donne che intendono ritagliarsi un ruolo più attivo nella società di quello in cui sono state relegate per anni.

E’ difficile capire quanto sia esteso il fenomeno degli uomini erbivori vista l’ambiguità dei confini con cui vengono definiti. Le statistiche più affidabili ci dicono che un ragazzo su tre tra i sedici e diciannove anni si definisce erbivoro. Ma ancora più sorprendente potrebbe essere un sondaggio fatto a Tokyo su un campione di mille persone di età compresa tra venti e trentaquattro anni. Oltre il 60% degli intervistati si descrive come una persona non determinata nelle relazioni con l’altro sesso e si definisce ‘erbivoro‘. Questo ci obbliga a cambiare prospettiva. Non stiamo più parlando di un piccolo gruppo di persone ma di un fenomeno la cui vastità si riflette automaticamente sul paese. Più che ad un particolare fenomeno sociale infatti, ci troviamo di fronte alla normalità per la maggioranza dei ragazzi giapponesi.

Una normalità che, proprio per la vastità della sua portata, incide profondamente sulla società. Secondo alcuni esperti l’affermazione di questo nuovo atteggiamento è profondamente connesso a due dei problemi più sentiti in Giappone: il crollo demografico e la deflazione. Gli erbivori infatti si dimostrano essere poco interessati a quelli che sono due capisaldi della società dei consumi, il sesso e il denaro. Non è difficile in effetti collegare il bassissimo tasso di natalità e il ventennio di consumi stagnanti alle abitudini delle nuove generazioni.
Molte grandi aziende si stanno accorgendo dei mutamenti nei consumi e si sono dovute adeguare ai nuovi trend. Non è una sorpresa scoprire che status symbol tipicamente virili come auto e alcol sono in crisi da anni in Giappone. Le stesse ditte che producono condom registrano cali di vendite ininterrotti da anni. Al contrario fioriscono nuovi prodotti per la cura e il benessere maschile. Segno dei tempi che cambiano una compagnia chiamata WhisRoom si è specializzata in reggiseni maschili mentre la Matsuhita Eletric Works che produce toilet dichiara che più del 40% degli uomini che usano i loro prodotti urina da seduti.

Secondo molti esperti per molti di questi ragazzi si tratta di una ribellione contro le vite dei loro padri. Per anni molti di loro sono cresciuti con una figura paterna completamente assente. I padri, i figli del baby boom del dopoguerra e del miracolo economico, hanno passato la quasi totalità della loro vita tra il posto di lavoro, le uscite a bere con i colleghi e le lunghe tratte da pendolari. Sono molti i bambini cresciuti senza vedere il padre per settimane. Vissuti in un ventennio di crisi, spesso costretti a lavori part-time con basse paghe, hanno maturato aspettative diverse da quelle dei propri genitori e una certa dose di rassegnazione. Un passaggio di consegne, una generazione cresciuta nel dopo guerra, tipicamente attiva, dinamica e intraprendente si è trasformata nel corso della crisi in una più riflessiva e meno aggressiva, soprattutto in amore.

Le vecchie generazioni vedono spesso in questa ondata di giovani effeminati la causa dei mali del Giappone. Vorrebbero che i loro figli fossero maggiormente attivi nella ricerca di un lavoro o di una donna con cui mettere su famiglia. Vedono forse nella disillusione di questa generazione il fallimento di quel modello culturale che hanno portato avanti per tanto tempo – un lavoro full-time subito dopo l’università, un matrimonio e una famiglia con una brava moglie devota. Molti giovani erbivori conoscono bene l’infelicità di quel modello e non hanno nessuna intenzione di condurre una vita simile.

Ma più che un nuovo modello di uomo quello degli erbivori sembra in fondo un ritorno al passato se pensiamo all’evoluzione dell’estetica giapponese. Classicamente infatti l’uomo secondo il ‘Bishōnen’, il canone estetico tipicamente maschile, è un ragazzo magro e poco muscoloso con lineamenti affusolati e un’apparenza androgina. Possiamo vedere una manifestazione evidente di questo fenomeno nel teatro Kabuki e Takarazuka nel quale gli attori maschi interpretavano ruoli femminili. Gli Onnagata, così venivano chiamati, erano allevati sin da piccoli a raggiungere il massimo livello di femminilità e grazia al fine di portare in scena una versione idealizzata della donna. Tutti i grandi dongiovanni giapponesi, dal principe splendente del Genji Monogatari del XI secolo fino agli idoli, le giovani star di oggi, seguono questo ideale estetico.
Questa idea di bellezza si contrappone in modo completamente antitetico a quella del samurai, del condottiero risoluto e uomo di guerra. Pratico e virile questa figura è sempre emersa nei periodi più tumultuosi della storia del paese. Nella società giapponese questi due ideali di uomo si sono susseguiti al ritmo delle guerre e delle pace che hanno percosso il paese. Alla luce della secolare storia giapponese non dovremmo sorprenderci se adesso, finiti gli anni della guerra e della ricostruzione, stia di nuovo emergendo quell’ideale estetico interpretato dagli Onnagata durante l’ultimo periodo di pace prima della scoperta dell’Occidente e delle grandi guerre di inizio secolo e adesso interpretato dagli uomini erbivori.

 

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