sabato, Maggio 15

Serve una svolta ideologica

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BangkokL’anno 2014 si è chiuso con un bilancio tragico di 4.065 morti periti in fasi di conflitto o per mano di azione terroristica variamente svoltisi sul territorio pakistano, compreso il tremendo attacco alla Scuola Pubblica Militare di Peshawar dello scorso 16 Dicembre.

Quello che è stato definito ‘l’11 Settembre del Pakistan’ e che ha condotto l’intera Nazione a dover tristemente riscrivere la propria Storia ma anche a codificare diversamente il proprio punto di vista a proposito della presenza e dell’azione dei talebani nella propria società.

Persino Imran Khan, virulento leader dell’opposizione politica pakistana, il quale fino a prima di quell’azione terroristica aveva fortemente criticato le operazioni militari condotte contro i talebani, affermando che non si trattava della «Guerra del Pakistan» ma di una «Guerra degli Stati Uniti» ha dovuto ripensare e fermare la sua azione anti-governativa per esprimere solidarietà all’Esercito, al Governo ed al popolo del Pakistan in generale oltre che alle famiglie dei bambini martirizzati il 16 Dicembre in particolar modo.

Tutti in Pakistan, superando ideologie e steccati di ogni genere, si sono raccolti in strada in Pakistan per chiedere una forte azione contro i terroristi ormai ritenuti persi in un’orgia mortale.

Sembra che il fattore correlato alla paura dei talebani sia in via diminuzione e la società civile, così come i partiti politici e lo stesso Primo Ministro in persona stiano affermando sempre più chiaramente il proprio punto di vista e il desiderio fattuale di procedere contro i terroristi, i loro fiancheggiatori e i sostenitori.

Il Governo sta ora pianificando un’ azione congiunta, una vera e propria strategia per combattere la minaccia e per riguadagnare terreno nelle varie città e nelle aree confinarie dove i talebani continuano a svolgere sporadicamente le proprie azioni a carattere terroristico.

Le Forze di Polizia e l’Esercito sono impegnati da tempo nelle aree di confine in azioni di tipo militare contro i terroristi ma il timore diffuso nella popolazione è che lo spirito di lotta anti-terroristico si possa vedere diluito nel tempo, attraverso azioni che diventano sempre più di facciata e sempre meno capaci di andare alla sostanza militare dell’azione stessa e che quindi, il tutto possa risolversi poi in un nulla di fatto positivo che tutti attendono a vantaggio dell’intero Paese.

Qui, però, fanno osservare gli opinion leader locali, non si tratta più solo dell’azione militare contro i talebani o i terroristi che affermano in beata solitudine di agire in nome dell’Islam e così facendo ammazzano schiere di persone, qui si evidenzia sempre più la necessità di combattere contro la narrativa crescente del fanatismo religioso e del vario radicalismo che supporta la narrativa dei talebani in tutto il Paese.

Sfortunatamente, i discorsi dei media attraverso i canali classici oppure attraverso l’approccio della preghiera Tableeghi  sia all’interno sia all’esterno delle madrasse sono stati strumentali nel diffondere la narrativa estremista in nome dell’Islam. O di una sua versione aberrata, come poi storicamente verifichiamo ogni giorno da lungo tempo.

I sostenitori ed i supporter della narrativa dei talebani si rintracciano un po’ ovunque, nei villaggi, nelle città, negli uffici governativi, nelle case editrici, tra i militari e nelle strutture politiche.

Secondo gli osservatori locali, prima di tutto si deve combattere contro questa letteratura che diffonde odio e pensiero estremista, che contribuisce a diffondere l’intolleranza nell’accettare il punto di vista dell’altro ed usa le armi per imporre il proprio pensiero religioso praticamente su tutti.

Si afferma che c’è necessità, insomma, di combattere seriamente questa specie di militanza con una determinazione chiara sul fatto che questa è una «Guerra alla guerra e non contro gli altri» se si intende realmente essere sicuri che i terroristi possano effettivamente smettere di uccidere le persone.

Purtroppo, la letteratura favorevole ai talebani finora ha prevalso in Pakistan, soprattutto a causa del timore degli attacchi terroristici oppure a causa dell’influenza delle Scuole di Pensiero “Deobandi”.

La campagna elettorale del 2013 è stata dominata dai fattori connessi con le affermazioni dei talebani, i quali avevano proclamato chiaramente che non avrebbero intrapreso alcuna azione politica nei confronti della Lega Musulmana del Pakistan Nawaz , contro il Pakistan Tehrik-e-Insaaf  (il PTI guidato da Imran Khan) e contro Jamaat Islami  così come non avrebbero intrapreso azioni terroristiche contro altri partiti della Destra nazionalista pakistana.

I talebani avevano categoricamente stabilito che essi non avrebbero consentito al Partito del Popolo del Pakistan Zardari , al Partito Nazionale Awami guidato da Asfandyar Wali , al Mutahida Qaumi Movement guidato da Altaf e ad altri partiti liberaldemocratici di svolgere la propria campagna elettorale né quella politica.

La Lega Musulmana del Pakistan, il Pakistan Tehrik-e-Insaaf ed altri partiti religiosi hanno svolto apertamente la propria campagna politica senza freni e sono serenamente tornati in Parlamento. Jamaat Islami e il Pakistan Tehrik-e-Insaaf hanno formato una coalizione di Governo a Khyber Phukhtoonkhwa . Imran Khan, in tutto l’ultimo decennio, ha svolto azione politica di Destra ed ha proclamato che la «guerra al terrore» era una roba degli USA e non una «guerra del Pakistan».

La narrativa di Imran così come quelle similari, in un qualche modo hanno confuso e diviso la Nazione e i loro supporter, tutti son sembrati ritrovarsi dalla stessa parte dopo l’attacco terroristico alla scuola e le uccisioni dei bambini.

Sebbene il Governo fin al livello del Primo Ministro abbia espresso di voler procedere ad un combattimento risoluto senza sosta e senza fare scelte tra “buoni” e “cattivi” talebani, la società civile ha continuato ad essere fortemente critica nei suoi confronti poiché contro i sostenitori dei talebani il Governo stesso ha mostrato inanità e mancanza d’azione, i sostenitori dei talebani infatti hanno continuato ad esprimere il proprio punto di vista a sostegno dei talebani e non hanno espresso alcuna condanna per l’azione terroristica condotta contro una Scuola e che ha causato molte morti tra i bambini.

Per fare un esempio, un esponente islamico clericale chiave nell’entourage religioso nazionale, noto sostenitore dei talebani, imam della moschea a controllo governativo a Islamabad, Maulana Abdul Aziz, ha rifiutato di condannare l’azione terroristica contro una scuola, piuttosto ha sostenuto i talebani affermando di voler sottoscrivere la loro ideologia.

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