lunedì, Dicembre 6

Serve un nuovo dibattito sull'immigrazione in Europa field_506ffb1d3dbe2

0

Lampedusa, nuovi sbarchi di immigrati

Biškek (Kirghizistan) – L’attuale dibattito sull’immigrazione in Europa sembra essere funestato dalla confusione e dai pregiudizi populisti, tornati nuovamente e prepotentemente alla ribalta durante le ultime elezioni del Parlamento europeo. Ciò vale anche per l’Italia, i cui estesi confini marittimi testimoniano di un aumento nel numero degli arrivi nella prima metà del 2014.

Una prima inesattezza nel dibattito si può riscontrare nella terminologia. ‘Migranti‘, ‘rifugiati‘ e ‘persone in cerca di asilo‘ (‘richiedenti asilo’) sono marchiati con l’appellativo di ‘illegali. Ma un essere umano non può essere illegale‘: può essere irregolare‘ o ‘privo di documenti‘.
La Platform for International Cooperation on Undocumented Migrants (Piattaforma per la Collaborazione Internazionale sui Migranti Clandestini) ha recentemente pubblicato un volantino sulle ragioni per cui il termine ‘illegale’ è -inter alia- legalmente scorretto, fuorviante, disumanizzante, criminalizzante e discriminatorio. Piuttosto, le leggi internazionali e la Costituzione italiana garantiscono protezione alle persone in fuga dal proprio Paese per un fondato timore di persecuzione, così come il diritto a ricevere lo stesso trattamento accordato agli stranieri, incluso l’accesso all’impiego, all’assistenza sociale, all’istruzione e al sistema giudiziario.

In particolare per i rifugiati, l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) esprime chiaramente i criteri per la determinazione dello status di rifugiato. Nello specifico, una «persona è un rifugiato nel senso espresso dalla Convenzione del 1951 non appena egli soddisfa i criteri contenuti in quella definizione. Ciò deve necessariamente accadere prima del momento in cui il suo status di rifugiato viene formalmente determinato. Il riconoscimento dello status di rifugiato, di conseguenza, non lo rende un rifugiato ma lo dichiara tale. Non diviene un rifugiato a causa del riconoscimento, ma viene riconosciuto in quanto rifugiato». Secondo questa linea di principio, criminalizzare i rifugiati definendoli ‘illegali non è in conformità con le norme internazionali.

seconda inesattezza compare nei termini del dibattitopeggior crisi economica dalla Grande Depressione del 1929.Nel caso dell’Italia, la discussione soffre anche del fatto che l’immigrazione sia un fenomeno molto recente, iniziato solo negli anni ’90, quando il Paese entrò nell’Unione Europea e il periodo post-Guerra Fredda vide il collasso di Jugoslavia e Albania. Come risultato le prese di posizione populiste sono diventate comuni, sebbene inaccurate e a volte provocatorie.

Matteo Salvini, Segretario di recente elezione della Lega Nord, esprime instancabilmente la sua ferma opposizione all’operazione Mare Nostrum, allestita dalla Marina Militare Italiana nell’ottobre del 2013 a seguito dell’affondamento di due barconi pieni di migranti, rimasti uccisi a centinaia. Tanto il Governo italiano quanto le ONG concordano nel dire che Mare Nostrum abbia avuto un ruolo chiave nel salvataggio di più di 20.000 persone negli ultimi mesi, aggiungendo che l’operazione dovrebbe diventare parte di uno sforzo cooordinato a livello europeo. Ad ‘AnnoUno‘, il programma di analisi politica de ‘La7‘, Salvini ha, invece, dichiarato che Mare Nostrum è «un’operazione folle», che vede l’Italia «unico Paese che spende i soldi dei contribuenti per andare a raccogliere gli immigrati nei loro Paesi d’origine», aggiungendo che «fa aumentare le partenze, e se le partenze aumentano così anche il rischio di morte, ragion per cui quest’operazione è una follia». Salvini sembra confondere causa ed effetto in una singolare inversione del principio di consequenzialità.

Tali dichiarazioni sembrano ignorare le reali cause alla base dell’immigrazione. Secondo le statistiche ufficiali fornite in un rapporto per il 2014 da Frontex, agenzia europea per la gestione dei confini, la stragrande maggioranza degli sbarchi recenti sulle spiagge italiane provengono dalla Siria, dalla Somalia e dall’Eritrea, vale a dire Paesi devastati dalla guerra. Ciò suggerisce non solo che la sopravvivenza sia il principale fattore motivante la fuga, ma anche che un fallimento nel fornire assistenza e protezione sarebbe una chiara violazione delle leggi internazionali.

Questo non toglie il fatto che il desiderio di un futuro migliore rimanga uno dei principali motori dell’emigrazione. Tuttavia, anche su questo punto, in Europa in generale e in Italia in particolare, il dibattito è stato caratterizzato da argomentazioni particolarmente accattivanti per gli elettori in tempi di austerità, come dimostrato dal consistente aumento di favori raccolto dai partiti di destra alle ultime elezioni europee.

In Italia, la Lega Nord infiamma i sentimenti anti-immigrati sottolineando costantemente i 9,3 milioni di euro al mese che Mare Nostrum costa alle casse dello Stato. Tuttavia, anche sommando tutte le spese associate alla gestione del fenomeno dell’immigrazione, questa cifra impallidisce al confronto con l’evasione fiscale annuale, stimata intorno alla sconcertante cifra di 285 miliardi di euro nel 2012, ovvero il 18% del PIL totale. Allo stesso modo, affermazioni quali «un miliardo di persone in fuga dall’Africa stanno calando sull’Italia e sull’Europa», per quanto iperboliche (la popolazione totale dell’Africa è stimata a 1,069 miliardi per il 2014), raccolgono favore politico a buon mercato in un Paese funestato da una disoccupazione a doppia cifra, che ha superato il 40% tra i giovani.

Allo stesso modo, le affermazioni che collegano il collasso dello stato sociale italiano all’immigrazione sono in malafede. Decenni di evasione fiscale e, più di recente, tagli imposti dall’austerity hanno avuto un impatto durissimo sul sistema, esemplificato dai tagli per 25 miliardi di euro imposti al settore sanitario soltanto negli ultimi cinque anni. Questi hanno indotto il Consiglio Europeo a riprendere le autorità italiane, in un rapporto per il 2014, per il loro fallimento nel fornire un’adeguata assistenza sanitaria universale.

Qui giace la contraddizione al centro della politica economica dell’austerità: da un lato l’ortodossia economica richiede agli Stati di imporre tagli per bilanciare i conti; dall’altro i tagli compromettono la capacità dello Stato di fornire servizi di base ai suoi cittadini, così come di soddisfare gli obblighi internazionali in materia di diritti umani nei confronti delle persone bisognose di assistenza. Il risultato è un terreno fertile per la ripresa del populismo.

Infine, slogan quali ‘aiutarli ad aiutarsi’  -o, nelle parole di Salvini, «invece di sprecare soldi qui spendiamoli là, nei Paesi degli immigrati»- offuscano come l’attuale sistema economico sia una causa primaria dell’immigrazione.
L’Italia, terzo produttore mondiale di prodotti a base di pomodori, è un caso esemplare. Come ben raccontato in un recente articolo, questo onore è stato ottenuto a spese del mercato ganese, che non può competere con gli esportatori di pomodori fortemente sovvenzionati, in particolare dall’Italia. Paradossalmente, sono i lavoratori immigrati dal Ghana e da altri Paesi sub-sahariani a lavorare per una miseria nei campi di pomodori italiani, contribuendo al successo dell’export di quell’industria. Questo è solo uno degli esempi degli effetti dello scaricare i costi sulle Nazioni in via di sviluppo, in cui il settore agricolo europeo (quello statunitense non fa differenza), pesantemente sovvenzionato, rappresenta un concorrente sleale in contraddizione alla nozione stessa di libero mercato.

Nel discorso di apertura della presidenza italiana della UE, pronunciato il 2 luglio dal Primo Ministro Matteo Renzi al Parlamento europeo, l’immigrazione è stata un tema centrale. Renzi ha espresso fiducia che l’imminente operazione Frontex Plus, in collaborazione con gli Stati membri della UE e con la Commissione Europea, sia capace di affrontare le future sfide dell’immigrazione. Tuttavia, le soluzioni incentrate sulla sicurezza hanno già fallito in passato, e non c’è ragione di pensare che ulteriori misure di quel tipo avranno successo in futuro. Una conferma la si può trovare nelle parole di François Crépeau, inviato speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani dei migranti, «se le  Nazioni continuano a criminalizzare l’immigrazione irregolare, senza adottare nuovi canali legali per l’immigrazione stessa, in particolare per i migranti non specializzati, limitando così le possibilità dei richiedenti asilo e dei migranti di raggiungere in sicurezza e regolarmente destinazioni sicure, il numero di migranti che rischiano la vita su perigliose rotte marine a bordo di vascelli pericolosamente sovraffollati e inadatti alla navigazione potrà soltanto aumentare».

Sulla stessa linea, si spera che l’appello di Renzi per affrontare la ‘dimensione umana’ dell’immigrazione, in uno sforzo concertato a livello europeo per ‘civilizzare la globalizzazione’, apra la porta a un dibattito più informato e basato sui diritti in merito alle sfide, opportunità e risposte all’immigrazione, in Italia e nell’Unione Europea.

(Traduzione di Elena Gallina)

 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->