sabato, Settembre 18

Serve la redistribuzione della ricchezza Crescenzo Palliotta, sindaco di Ladispoli: “In Italia pochi hanno accumulato troppo”

0

crescenzo paliotta

Ladispoli, ovvero la città di Ladislao. Ladislao chi? Ladislao Odescalchi, la potente famiglia subentrata agli Orsini nella proprietà di vaste terre da Bracciano al mar Tirreno. Ed è proprio sul mare che dalla scissione con Cerveteri nasce questa nuova città, meta di soggiorno dagli anni Cinquanta in poi per famiglie per lo più di romani e di celebrità tra cui il Rossellini della prima ora al tempo del suo amore con Anna Magnani. Oggi Ladispoli è una città che si è guadagnata sul campo la qualifica di cittadina multiculturale, un paese lungo la direttrice ferroviaria Roma-Civitavecchia-Livorno caratterizzata, come tutti i comuni dell’hinterland di Roma, da pendolarismo. Resta una meta di soggiorno turistico. Alla guida di Ladispoli c’è il sindaco Crescenzo Palliotta, 65 anni, al suo terzo mandato (il primo nel 1979 e il secondo e il terzo consecutivi dal 2007), esponente del Partito democratico. Nel 2012 è stato uno dei primi sindaci a ridurre la propria indennità del 50 per cento. Medico di base, ha scritto vari libri di storia e cultura locale tra i quali Ladispoli, immagini e racconti da Caravaggio a Vanvitelli, D’Annunzio e Rossellini (AltrEdizioni).

Sindaco Crescenzo Palliotta, si parlava un tempo di autonomia impositiva dei Comuni. Ma dall’Ici all’Imu o alla Tasi odierna il passaggio non è stato indolore. I Comuni sono oggi costretti a fare cassa vessando i propri cittadini per garantire i servizi essenziali. Perché, a suo avviso, è fallito il federalismo fiscale e cosa propone per una fiscalità più a misura dei comuni?

Anche le migliori intenzioni del federalismo fiscale sono fallite di fronte alla crisi economica. Lo Stato ha rinunciato ad ogni riforma perché di fronte alla necessità di rientrare dal debito pubblico, ha abolito i trasferimenti statali alle autonomie locali. La fiscalità equa che noi sindaci attendevamo (o attendiamo ancora per il futuro) è quella che fissa dei costi standard per la gestione dei servizi e poi permette il finanziamento in base agli abitanti di ogni comune.

Non c’è bilancio comunale che non preveda fondi per la riqualificazione e la messa in sicurezza delle scuole. Cosa è che richiede questo continuo stanziamento di risorse?

Le scuole sono sottoposte ad un uso continuo per quasi tutto l’anno e soprattutto sono destinate ad accogliere bambini e adolescenti: le norme per la sicurezza e per i comfort debbono essere ancora più alti che negli altri edifici pubblici o privati.

I Comuni sono spesso anche dei centri di cultura, sostengono l’associazionismo locale, organizzano manifestazioni ed eventi. Cosa significa continuare a fare cultura in presenza di continui tagli da parte degli enti sovraordinati?

Negli ultimi decenni i Comuni sono diventati centri propulsori per la cultura e per le attività delle associazioni che operano in tanti altri settori, dal volontariato sociale allo sport. I tagli che ci sono stati imposti hanno reso molto più difficile questo ruolo al quale non vogliamo rinunciare perché prezioso per la crescita della nostra comunità. Continuiamo a svolgerlo facendo leva su volontariato e sulle sponsorizzazioni che riusciamo a coinvolgere su iniziative valide e sentite da chi opera nella città.

In Parlamento si discute sulle riforme istituzionali, dall’abolizione delle Province alla istituzione delle Città Metropolitane, alla revisione dell’attuale titolo V della Costituzione por una diversa redistribuzione delle competenze Stato-Regioni. Come vede lei queste novità?

La situazione attuale sicuramente non rispondeva alle esigenze dei nostri tempi. Penso che le riforme debbano portare ad alcuni obiettivi prioritari: più poteri e risorse ai comuni che sono il livello istituzionale più vicino ai cittadini e alle loro esigenze, insieme ad un ridimensionamento dei poteri delle Regioni. Le Regioni nella forma attuale sono il maggior elemento di criticità nella situazione delle autonomie locali.

Quale dovrebbe essere dal suo punto di vista il rapporto tra Comuni e Stato centrale?

Il rapporto tra comuni e Stato centrale dovrebbe essere basato su maggiore chiarezza e trasparenza nella distribuzione dei poteri e delle possibilità di ottenere risorse in base al numero dei  cittadini residenti. Oggi si è fermi a 20 anni fa e non si è tenuto conto delle grandi mutazioni sociali e demografiche degli ultimi decenni.

La gestione dei rifiuti è per i Comuni una nota dolente. Basandosi sulla sua esperienza quali indicazioni darebbe per il miglioramento del ciclo dei rifiuti?

Per funzionare correttamente e a costi contenuti il ciclo dei rifiuti ha bisogno di impianti di recupero e di smaltimento, impianti che debbono essere distribuiti in maniera omogenea nei vari territorio. Il mancato coordinamento tra Provincia e Regione, enti ai quali spetta il rilascio delle autorizzazioni, ha fatto sì che in molti comprensori, ad esempio il nostro, non ci siano impianti e tutto, quindi, debba essere smaltito a molti chilometri di distanza con costi elevati.

L’Italia si fa sempre più povera, i sindaci sono in prima linea. Come agire per tamponare i problemi dell’emergenza sociale in atto?

Penso che nessuno più dei sindaci possa avere il termometro dell’emergenza sociale che l’Italia sta vivendo. Probabilmente siamo l’unico punto di riferimento istituzionale con il quale si può avere un contatto: ogni giorno persone senza lavoro, che rischiano di perdere la casa e tutta la storia di una vita si rivolgono ai Comuni. L’emergenza sociale si tampona solo con una enorme e storica ridistribuzione delle ricchezza: in Italia pochi hanno accumulato troppo. Gli affitti sono troppo altri rispetto alle possibilità non solo dei disoccupato ma anche di chi ha uno stipendio solo. 

Ogni Comune ospita cittadini di origine straniera. C’è chi è a favore del riconoscimento dello ius soli. Pensa si possa arrivare ad una reale integrazione interculturale?

Soprattutto i Comuni delle aree metropolitane hanno una presenza straniera che oscilla tra il 10 e il 20 per cento dei residenti. E quello che è avvenuto nelle  grandi metropoli europee già da alcuni decenni. L’integrazione è già ampiamente avviata nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nell’associazionismo. E’ arrivato sicuramente il momento di dire che chi nasce in Italia è italiano: la storia ha dimostrato che l’integrazione e la convivenza portano ricchezza sia culturale che economica.

Il federalismo demaniale sta portando alcuni risultati. Alcuni beni immobili statali oggi inutilizzato stanno per essere trasferiti ai patrimoni dei Comuni che ne hanno fatto richiesta. Cosa accade nel suo Comune?

A Ladispoli è passato in proprietà del Comune un immobile confiscato ad un componente della banda della Magliana. Lo abbiamo destinato a Polo della legalità nella frazione di  Marina di San Nicola e destinato in uso alla Capitaneria di Porto ed alla Polizia Locale.

Nei Comuni spesso la battaglia amministrativa vede scendere in campo liste civiche. Quale resta il ruolo dei partiti tradizionali per il governo dei Comuni?

Ormai è consolidato il ruolo delle liste civiche nelle elezioni comunali ed è importante perché permette  a molte persone di partecipare alla vita politica cittadina al di fuori degli schemi politici contrapposti. I partiti tradizionali confermano comunque il loro ruolo quando sanno aprirsi alla società, sia direttamente sia dando spazio alle liste civiche nelle coalizioni.

Tra le novità anche l’Unione dei Comuni. È favorevole o contrario?

Sicuramente in Italia ci sono troppi Comuni se consideriamo che alcuni non superano i 500 abitanti. Per quanto riguarda Ladispoli stiamo valutando l’opportunità di creare un unico Comune con la confinante Cerveteri. C’è da considerare che dal 1949 al 1970 siamo stati comune unico e che attualmente abbiamo problemi molto simili che potrebbero essere risolti razionalizzando le forze. Stiamo facendo già alcuni atti in accordo, come l’appalto per il trasporto pubblico locale che finalmente interesserà con le stesse linee i due territori comunali.

Destra o sinistra. Sono categorie che hanno ancora senso?

In merito ad alcuni valori ideali ci sono sicuramente ancora delle differenze tra destra e sinistra. Più ci si avvicina ai problemi particolari invece e più si vede che le somiglianze sono moltissime. Ma in fondo, se parliamo di Europa, questo è il risultato della contaminazione positiva tra i valori del socialismo e del liberalismo. 

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->